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Usa 2020: Sanders lascia, coronavirus uccide campagna

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 09/04/2020

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Se non ci fosse stato il virus, la sua corsa sarebbe andata avanti più a lungo, perché Bernie Sanders faceva campagna non tanto per ottenere la nomination, ché forse non ci credeva più neppure lui, ma per portare avanti le sue idee e riuscire a piazzarne qualcuna nei programmi elettorali di un partito più attento ad apparire moderato che di sinistra.

Con il virus, la campagna come l’intende Sanders, comizi e incontri con la gente, è praticamente finita: la stagione delle primarie è ‘congelata’ fino a maggio – e se si vota, come martedì nel Wisconsin, per ordine dei giudici, si deve poi attendere una settimana per conoscere i risultati -; quanto alla convention di Milwaukee è slittata da luglio ad agosto e potrebbe divenire virtuale.

Il ritiro di Sanders, che l’8 settembre avrà 79 anni, è un addio probabilmente definitivo al sogno della Casa Bianca: nel 2024, ‘Nonno Bernie’ avrà 83 anni e forse non avrà più l’energia e la voglia per riprovarci, dopo avere spaventato per due volte l’establishment democratico: nel 2016, quando contese la nomination a Hillary Clinton fino alla convention – e senza i super-delegati la corsa sarebbe stata molto più incerta -; e quest’anno, quando a febbraio infilò un filotto di successi che ne fecero il battistrada, salvo poi finire nella ‘trappola dei moderati’ preparatagli da Barack Obama. Non appena Joe Biden dimostrò, vincendo in South Carolina, la vitalità della sua candidatura, tutti gli altri candidati centristi, l’uno dopo l’altro, nel giro di pochi giorni, si ritirarono dalla corsa facendo convergere i loro voti sull’ex vice-presidente.

Il ritiro di Sanders – scrive il New York Times, che, come il Washington Post, non ha mai ‘tifato’ per lui, “conclude una corsa alla Casa Bianca iniziatasi cinque anni or sono, quando il senatore era semi-sconosciuto all’opinione pubblica nazionale, e che ne ha fatto il campione dei lavoratori, l’alfiere dell’America ‘liberal’ e il leader di una rivoluzione politica da lui proposta”, all’insegna d’un socialismo prima di lui impensabile negli Stati Uniti.

Prima che Sanders parlasse e che Biden reagisse, Donald Trump ha twittato: il magnate presidente, che recitava il ruolo di paladino del senatore contro l’establishment del partito scrive che “i suoi dovrebbero venire nel partito repubblicano”, “Sanders è fuori per colpa di Elizabeth Warren …. Se non fosse stato per lei, Bernie avrebbe vinto quasi ogni Stato nel Super Martedì – dati alla mano, l’affermazione è falsa, ndr -. E’ finita proprio come il partito democratico voleva”. Trump poi ironizza sul sostegno che i ‘sanderisti’ daranno ora a Biden: “Me le vedo Alexandra Ocasio-Cortez e le sue deputate di ‘The Squad’ sostenere ‘Sleepy Joe’”.

Che, invece, saluta nel segno dell’unità del partito la decisione di Sanders: “Insieme sconfiggeremo Trump”; e promette di ascoltare la voce del senatore e dei suoi, perché “il tuo movimento è un bene per il Paese e per il futuro”.

Il ritiro di Sanders toglie significato alle prossime primarie, le cui date e le cui modalità restano avvolte nell’incertezza dell’epidemia di coronavirus in atto, e consente a Biden di concentrarsi sull’obiettivo finale: battere a novembre Trump, cacciare dalla casa Bianca un personaggio che, neppure in un momento tragico, riesce ad anteporre i doveri istituzionali al proprio orgoglio.

Oggi, solo il 41% degli americani pensa che la risposta della Casa Bianca al contagio sia stata giusta, mentre il 55% stima che il presidente ha fatto un “pessimo lavoro”. Il sondaggio della Cnn coincide con la giornata in cui gli Usa registrano il numero di vittime più alto nelle 24 ore che si sia mai avuto al mondo, 1939. Un altro rilevamento indica che gli americani sarebbero più tranquilli se l’emergenza fosse gestita da Obama, che in queste ore chiede una strategia nazionale anti-virus, piuttosto che da Trump o anche da Biden.

Negli Usa, l’epidemia, che viaggiava da una settimana alla media di mille morti al giorno, ha avuto lunedì la giornata più tragica, con appunto 1939 vittime, secondo la Johns Hopkins University, che ne tiene il conto, per un totale che va verso le 14 mila, mentre i contagi sono oltre i 400 mila, quasi il triplo di Italia e Spagna, oltre il quadruplo della Cina.

Sono circa 60.000 gli americani che potrebbero morire entro l’inizio di agosto, secondo uno studio della University of Washington di Seattle. Stime precedenti erano più catastrofiche: quasi 82.000 mort; e  la task force della Casa Bianca aveva previsto addirittura tra i 100.000 e i 240.000 morti.

Ma Trump contesta i dati altrui: “Altri Paesi hanno di fatto più casi di quelli dichiarati, solo che riportano numeri ingannevoli o sbagliati”.  L’ultimo suo bersaglio è l’Oms, accusata d’essere ‘filocinese’ e minacciata di tagli ai fondi: l’Organizzazione mondiale della sanità, un’agenzia dell’Onu, “ha sbagliato”, dice il magnate presidente, sempre alla ricerca di colpevoli. “E’ finanziata in larga parte dagli Stati Uniti, ma è sino-centrica. Fortunatamente ho respinto il consiglio di tenere aperti i confini don la Cina all’inizio. Perché fare una raccomandazione così sbagliata?”, twitta Trump, dopo che i media denunciano che ci sono stati oltre 400 mila ingressi dalla Cina negli Usa dopo lo scoppio del contagio.

Il NYT scopre che il presidente era già stato avvertito a fine gennaio dell’impatto dell’epidemia sull’economia, ma continuò a minimizzare il problema. Il giornale cita un appunto del 29 gennaio del consigliere per il commercio Peter Navarro, in cui si segnala che senza un’azione di contrasto decisa il coronavirus avrebbe lasciato il Paese “senza difese” e sarebbe costato migliaia di miliardi di dollari e migliaia di vittime. Trump ora assicura che l’economia sarà un “razzo dopo che il virus sarà passato”, parlando in videoconferenza con alcuni finanzieri di Wall Street.

Sempre il NYT ipotizza un conflitto di interessi del presidente e di suoi familiari e collaboratori dietro la promozione della clorochina, nascosto in un intreccio di partecipazioni finanziarie. Ma, intanto, Trump silura l’ispettore generale a capo della commissione incaricata di vigilare sull’utilizzo dei fondi anti-coronavirus da parte dell’Amministrazione. Glenn Fine, proveniente dal Pentagono, era stato appena scelto per presiedere il Pandemic Response Accountability Committee, ma Trump ha improvvisamente deciso di rimuoverlo. Una mossa che conferma l’insofferenza del presidente verso le voci più indipendenti della sua Amministrazione, da lui considerate poco leali.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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