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Coronavirus: Usa, epidemia avanza, Trump litiga e annaspa

Scritti per Il Fatto Quotidiano dello 05/04/2020, dello 07/04/2020 e delle 08/04/2020

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08/04/2020 – Negli Usa, l’epidemia da coronavirus viaggia da una settimana alla media giornaliera di mille morti, con il totale delle vittime che supera le 11 mila e i malati oltre i 370 mila. I dati sintetizzano l’andamento del contagio, che ancora non accenna a regredire e che a New York, la città più colpita, fa 731 morti in 24 ore, anche se, nella Grande Mela, diminuiscono i ricoveri. Per uno studio, i neri sono più a rischio di ammalarsi.

Il presidente Trump e il suo probabile rivale Biden hanno discusso al telefono del coronavirus. I due non sono in sintonia sull’epidemia: Biden porta la mascherina e invita a seguire i consigli di medici ed esperti; Trump, invece, ci litiga. L’ultimo suo bersaglio è l’Oms, accusata di essere ‘filocinese’ e minacciata di tagli ai contributi.

Il NYT scopre che il presidente era già stato avvertito a fine gennaio dell’impatto dell’epidemia sull’economia, ma continuò a minimizzare il problema.

Contro monti e maree, in Wisconsin oggi si vota per le primarie: la Corte Suprema dello Stato, dove da due settimane vige l’ordine di stare a casa – 2000 contagi e un’ottantina di morti – ha cassato l’ordinanza del governatore Tony Evers, che posticipava le primarie al 9 giugno.

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07/04/2020 – Nonostante lo scetticismo degli esperti, Trump continua a dare consigli farmacologici e insiste sull’uso di farmaci anti-malaria come la clorochina, anche se non ci sono prove che sia efficace contro il coronavirus.

La clorochina sarà sperimentata su tremila contagiati a Detroit, annuncia Mike Pence, lo zar anti-coronavirus: l’Amministrazione vuole portare milioni di dosi di clorochina nelle aree più investite dal contagio. A New Orleans, il tasso di mortalità è ora doppio che a New York, la città più colpita.

Sull’efficacia del farmaco, media Usa riferiscono una lite nella Situation Room della Casa Bianca: Peter Navarro, consigliere per il commercio iper-liberista, che non è nella task force anti-contagio, ha esibito un fascicolo con le prove che il farmaco è efficace. “Ma che stai dicendo?”, l’ha stoppato Anthony Fauci, il virologo in capo. Navarro ha reagito in malo modo, com’è solito fare se qualcuno lo contraddice.

“Ci aspetta la settimana più dura e più triste, sarà una Pearl Harbor o come l’11 settembre”, avverte il capo del servizio sanitario pubblico Jerome Adams, ricalcando le parole del presidente, secondo cui ci saranno “molti morti nelle prossime settimane”. I casi di coronavirus negli Usa superano ormai i 350 mila e i morti hanno ieri sfondato la soglia dei 10 mila.

Joe Biden, a differenza di Trump, d’ora in poi indosserà una mascherina in pubblico: il candidato alla nomination democratica invita tutti a seguire i consigli di autorità sanitarie e scienziati.

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05/04/2020 – Il bilancio delle vittime del contagio negli Stati Uniti raggiunge le 7500, con 1480 decessi venerdì, un nuovo record, la giornata più letale in un singolo Paese dall’inizio dell’epidemia, secondo i dati della Johns Hopkins University; i positivi sono oltre 280 mila. Nel solo Stato di New York, i morti sono oltre 3.000 morti, il doppio in tre giorni.

L’ordine di stare a casa, che non viene dato a livello nazionale, e la raccomandazione d’indossare la mascherina, disattesa proprio dal presidente, sono temi di scontro tra Donald Trump e i suoi esperti, nella guerra al coronavirus.

Sull’ordine di stare a casa, Trump è chiaro: “Lasceremo la decisione ai singoli governatori, Stato per Stato”, nonostante le pressioni di molti specialisti che collaborano con la Casa Bianca, tra cui Anthony Fauci.

Sulle mascherine, le autorità sanitarie le consigliano a tutti i cittadini. Ma Trump dice: “Non credo che io userò la mascherina … Potete farlo, potete non farlo, è solo una raccomandazione”.

In conferenza stampa, Fauci non c’è. Quando i giornalisti gliene chiedono conto, Trump sbotta: “Non lo so!” perché non c’è; “Ogni volta che non c’è, i ‘fake news’ media mi chiedono di lui…”.

Nonostante l’emergenza, Trump prosegue le purghe post scampato impeachment e silura l’ispettore generale dell’intelligence Michael Atkinson, che informò il Congresso della denuncia della talpa che innescò il ‘Kievgate’. “Non ha più la mia fiducia”, è la laconica motivazione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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