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Ungheria: fascino insano pieni poteri ri-contamina l’Europa

Scritto per il blog de Il Fatto Quotidiano il 31/03/2020 https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/31/lungheria-ci-ricasca-orban-ottiene-i-pieni-poteri-lue-si-allarma-ma-ha-le-armi-spuntate/5755201/

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Pieni poteri!”: una suggestione antica quanto l’umanità, un’ossessione e una persecuzione. Chi li evoca e chi li invoca, chi li esercita e chi li subisce, spesso però avendo contribuito a conferirli. Perché, dove c’è uno che ha pieni poteri, c’è una massa di persone e un coacervo di istituzioni che hanno abdicato ai propri, per ignavia, o per paura. Nell’Europa del XX Secolo, quella degli ‘ismi’ più cruenti della storia, i dittatori sono quasi sempre arrivati al potere “per volere del popolo”, che ha poi impiegato parecchio tempo per riuscire a disfarsene.

Eppure, il fascino perverso dei pieni poteri continua a contaminare l’Europa del XXI Secolo, dove e quando la democrazia è percepita come una pastoia all’efficienza e, soprattutto, alla sicurezza: scatta se le minacce sono solo percepite, come l’invasione dell’immigrazione; figuriamoci quando le minacce sono concrete e letali e il nemico pervasivo e immanente, ma anche subdolo e invisibile, come il coronavirus.

Così, ieri, il Parlamento ungherese ha affidato i pieni poteri a Viktor Orban premier teoricamente ‘popolare’ – il suo partito, Fidesz, è tuttora affiliato al Ppe -, di fatto nazional-populista, il teorico della democrazia illiberale, un sovranista in tutto e per tutto salvo quando si tratta di ricevere i fondi per la coesione dell’Unione europea, che sono linfa economica per il suo Paese.

D’ora in poi, e fino a quando vorrà, Orban potrà governare per decreto, sciogliere il Parlamento, cambiare o sospendere le leggi in vigore, perfino bloccare le elezioni. Tutto “per combattere più efficacemente il coronavirus”. La norma è passata con i voti della maggioranza e di alcuni deputati d’estrema destra: 138 sì, 53 no.

L’opposizione ha cercato di inserire nel testo un limite temporale ai pieni poteri, 90 giorni, assicurando in cambio l’appoggio in aula; Orban ha rifiutato: “Chi non vota questa legge è dalla parte del virus”, ha detto, quasi che lui fosse il nemico del coronavirus per antonomasia, un virologo o un immunologo e non un laureato in legge da sempre politicante, calciatore per passione e tifoso del Milan (Berlusconi regalò alla sua squadretta un set di le maglie rossonere).

Suona male, suona l’inizio di una dittatura. E non si capisce come, una generazione dopo essersene liberati e due generazioni dopo avere visto reprimere dai carri armati sovietici il loro anelito di libertà e democrazia, gli ungheresi ci ricaschino.

L’Unione europea si allarma, ma ha armi spuntate: il Trattato per violazione dei diritti fondamentali prevede l’espulsione, ma non dà strumenti intermedi – sospensione dal beneficio dei finanziamenti, dal diritto di voto, etc. -.  “La Commissione europea sta valutando le misure di emergenza adottate dagli Stati membri in relazione ai diritti fondamentali, in particolare la legge votata in Ungheria sullo stato di emergenza e le nuove sanzioni penali per la diffusione di informazioni false”, avverte il commissario alla Giustizia Didier Reynders.

Ma né dalle Istituzioni comunitarie né dal Ppe, che è pure il partito di Reynders, arrivano a caldo condanne chiare ed esplicite, anche se il provvedimento, a volerlo credere limitato all’emergenza coronavirus, appare “sproporzionato” rispetto alla situazione sanitaria del Paese, dove i contagiati sono meno di 500 e i decessi una quindicina, tutte persone anziane con patologie pregresse – queste almeno le cifre ufficiali -.

Orban cerca già “colpevoli” da additare se la situazione degenerasse mentre lui si erge a “difensore del popolo” contro il “virus straniero”: i presidi sanitari sono precari, negli ospedali mancano tute, guanti, mascherine protettive e ci sono solo 2.560 ventilatori in tutto il Paese.

Anche per questo, la legge sul pieni poteri prevede punizioni rigorose per chi dirmi “notizie false”: da uno a 5 anni di carcere. I giornalisti che denunciano le carenze del servizio sanitario sappiano che, nell’Ungheria di Orban, il “nemico del popolo” non è chi espone il popolo al pericolo, ma chi documenta l’inadeguatezza del capo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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