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Coronavirus: Usa, 17 anni muore respinto da ospedale

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 01/04/2020

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Nel giorno in cui il numero dei morti da coronavirus negli Usa supera quello delle vittime dell’11 Settembre 2001, diventa virale sui media la vicenda di un ragazzo di 17 anni morto in California: l’ospedale cui s’era rivolto non l’ha curato perché non aveva l’assicurazione sanitaria. In un video su Youtube, R. Rex Parris, il sindaco di Lancaster, la cittadina dove il giovane viveva, usa la storia per indurre gli abitanti a restare in casa.

Non è sicuro che il ragazzo di 17 anni sia morto di coronavirus: le autorità sanitarie lo stanno accertando; ma alcuni dei sintomi accusati lo lasciano supporre: febbre alta e difficoltà respiratorie. E i primi riscontri lo confermerebbero.

La California è uno degli Stati più colpiti dall’epidemia. Ma quello di New York resta l’epicentro del contagio, con oltre 75 mila casi positivi e oltre 1.150 morti, 332 nella giornata di lunedì – uno ogni quattro minuti -. Il governatore Andrew Cuomo ha assistito, nel porto della Grande Mela, all’attracco della nave ospedale Comfort.

Cuomo smentisce l’ipotesi d’una sua candidatura alla Casa Bianca, in alternativa, fra i democratici, a quella di Joe Biden: intervistato sulla Cnn dal fratello Chris, positivo al test, il governatore dice “Non ci penso”, malgrado il suo tasso di popolarità sia salito, in un mese, dal 44 al 71%.

Nonostante la drammaticità del momento, il presidente Donald Trump non rinuncia a mettere zizzania fra i democratici, dove l’emergenza offusca e quasi azzera la visibilità di Biden e Bernie Sanders. Alla Fox, Trump dice: “Penso che Andrew sarebbe un candidato migliore di ‘Sleepy Joe’”, Joe l’addormentato, come lui chiama Biden.

Il presidente avverte che “il picco dei decessi da contagio ci sarà fra due settimane” e ha un piano per le infrastrutture da duemila miliardi di dollari. Obiettivo, creare occupazione.

Oltre che di vite, il contagio fa strage di posti di lavoro. Secondo uno studio della Fed, l’emergenza potrebbe tradursi in 47 milioni di disoccupati negli Stati Uniti entro fine giugno. La disoccupazione potrebbe raggiungere il 32,1% nel secondo trimestre, superando di gran lunga il picco del 24,9% toccato nella Grande Depressione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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