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Venezuela: Maduro, Usa lo accusano di traffico di droga

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 27/03/2020

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Il presidente venezuelano Nicolas Maduro è stato incriminato negli Stati Uniti per traffico di droga sulla base dei risultati di un’inchiesta delle autorità federali a Washington, New York e in Florida. Insieme a Maduro, sono finite sotto accusa una decina di altre persone: esponenti del governo e dell’intelligence venezuelani e pure elementi delle Forze armate rivoluzionarie colombiane, le Farc, che si sono a lungo finanziate con il traffico di cocaina.

Il Dipartimento di Stato offre fino a 15 milioni di dollari a chi fornirà informazioni utili all’arresto del presidente venezuelano e fino a 10 milioni per l’arresto di altri esponenti venezuelani accusati. Nella lista, c’è il presidente dell’Assemblea nazionale costituente, che gli Usa ritengono illegittima, Diosdado Cabello Rondón, l’ex capo dell’intelligence militare Hugo Carvajal Barrios, l’ex generale dell’Esercito Clíver Alcalá Cordones e il ministro dell’Industria Tareck Zaidan El Aissami Maddah.

Dura la reazione di Maduro: “Usa e Colombia cospirano per riempire il Venezuela di violenza. Non ci riusciranno! Ho il dovere di difendere la pace e la stabilità di tutta la Patria”. Il presidente rilancia le accuse di campi d’addestramento di mercenari in territorio colombiano con istruttori statunitensi: le bande dovevano entrare in azione nei giorni scorsi, coi venezuelani in quarantena per l’epidemia di coronavirus, ma l’operazione sarebbe saltata.

L’accusa di traffico di droga è un classico, nei confronti di figure latino-americane scomode: se non riescono a disfarsi d’un dittatore latino-americano foraggiando l’opposizione e magari organizzando un cambio di regime con parvenze istituzionali, gli Stati Uniti possono giocarsela come un asso nella manica. Tra l’altro, c’è pure la possibilità che sia vero.

In base all’atto d’incriminazione, Washington potrebbe ora arrogarsi il diritto di andare ad arrestare Maduro. Nel 1989, il presidente Usa George H.W. Bush ordinò l’invasione di Panama per catturare il leader de facto e dittatore Manuel Antonio Noriega, ‘faccia d’ananas’ per via del viso butterato dalle cicatrici lasciategli dal vaiolo. Noriega era stato a lungo un uomo della Cia, ma quando si mise contro gli Usa nel 1987 cominciarono a circolare contro di lui accuse di traffico di droga. Sottrattosi alla cattura al momento dell’invasione e rifugiatosi nella nunziatura apostolica, il generale dittatore si consegnò agli americani nel 1990: condannato a 40 anni di carcere nel 1992 per spaccio di droga e violazione dei diritti umani, morì nel 2017 a Panama, dov’era stato estradato per scontare condanne per omicidio.

La mossa di Washington contro Maduro rilancia gli sforzi dell’Amministrazione Trump per ‘fare fuori’ l’erede di Hugo Chavez, essendo chiaramente fallito il tentativo, operato a fine gennaio 2019, di sostituirlo con Juan Guaidò, un centrista, già presidente della dissolta Assemblea nazionale, auto-proclamatosi presidente, ma incapace di coagulare il sostegno dei militari e delle istituzioni e anche di suscitare un largo consenso popolare.

Nonostante le condizioni socio-economiche drammatiche del Paese, accentuate dalle sanzioni Usa, il regime di Maduro, aiutato, fra gli altri, da Russia e Cina, non s’è sbriciolato, malgrado lusinghe e minacce a molti suoi esponenti, anche se molti Paesi hanno riconosciuto – si ignora su quale base giuridica – Guaidò come legittimo rappresentante del popolo venezuelano.

Maduro, 57 anni, autista di autobus, sindacalista, deputato e uomo ombra di Hugo Chavez, come ministro degli Esteri e vice-presidente, fa sopravvivere il ‘chavismo’ senza esserne il fondatore e senza averne il carisma, Al potere da quasi sette anni, non riesce a portare il Paese fuori dalla crisi e ricorre a crescenti limitazioni delle libertà fondamentali.

Di Chavez, Maduro ha ereditato la filosofia politica, un impasto di marxismo e bolivarismo, condito con socialismo terzomondista (dove c’era un po’ di Che Guevara e un po’ di Fidel Castro), teologia della liberazione e nazionalismo di sinistra: una visione – spesso tradita – di socialismo democratico, tra integrazione dell’America latina e anti-imperialismo, critica della globalizzazione neo-liberista e della politica estera degli Stati Uniti.

Molti attribuiscono la crisi del Venezuela, ricco di petrolio e materie prime, alle scelte economiche di Maduro, che, invece, dà la colpa alle sanzioni, alla speculazione e alle mene dei suoi oppositori.

Sposato due volte, Maduro – si dice – ha un’inclinazione per la contro-cultura degli Anni 60 e 70. Intorno a lui, un alone di giallo sul luogo di nascita, alimentato da sue contraddittorie dichiarazioni: c’è il sospetto che sia nato colombiano (il che gli precluderebbe costituzionalmente la presidenza). Una storia che ricorda le balle su Obama raccontate da Trump e dai suoi accoliti ‘cospirazionisti’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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