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Coronavirus: Usa, contagio, stimolo, sussidi, tutto corre

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 27 e del 25/03/2020

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Corre in Congresso lo stimolo da 2000 miliardi di dollari per sostenere l’economia statunitense: sarà legge in settimana. Corre la popolarità del presidente Trump, mai così alta. E corre più forte l’epidemia: le vittime di coronavirus negli Usa hanno superato quota mille: la Johns Hopkins University, che monitora la pandemia in tutto il Mondo, ne conta 1031, su oltre 75 mila positivi.

Fa un brusco tonfo, invece, il mercato del lavoro, dopo 113 mesi consecutivi di crescita ininterrotta. Le richieste di sussidi di disoccupazione aumentano di botto di circa tre milioni in una settimana, salgono da poche centinaia di migliaia a 3.328.000, un record battuto di quattro volte – 695 mila nell’ottobre 1982 -. Il tasso di disoccupazione, sceso al 3,5%, ai minimi dagli Anni Sessanta, s’impenna.

La Casa Bianca minimizza, ma la Fed ammette che gli Usa potrebbero già essere in recessione.

Ferma come l’economia la campagna elettorale. Joe Biden è auto-isolato a casa sua. Bernie Sanders vota in Senato il piano d’aiuti e stimolo all’economia: 96 sì e zero contrari. Il provvedimento è ora alla Camera. L’intesa politica c’è e il varo dovrebbe essere rapido.

Lo stimolo contribuirà a rafforzare ulteriormente la percezione che Trump sta gestendo bene la crisi, nonostante i dati del contagio. L’epidemia esplode in Louisiana, forse per colpa del Carnevale: anche quest’anno, infatti, il Mardi Gras è stato celebrato a New Orleans come da tradizione, senza precauzioni anti-coronavirus.

Le misure al varo prevedono aiuti diretti ai cittadini americani: fino a 1.200 dollari per adulto e 500 per bambino, per le famiglie che guadagnano meno di 150.000 dollari l’anno. Anche le indennità di disoccupazione vengono aumentate e i lavoratori autonomi potranno beneficiarne. Il piano stanzia circa 500 miliardi di prestiti e aiuti a imprese e settori chiave, compresi quasi 30 miliardi di aiuti al settore aereo (passeggeri e merci). E ci sono anche 100 miliardi per gli ospedali.

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Scritto per Il Fatto Quotidiano del 25/03/2020
Donald Trump ha fretta di riaprire gli Stati Uniti ‘for business’: vuole i motori dell’economia accesi “per Pasqua”, perché la recessione “può fare più vittime” della pandemia e perché il coronavirus fa meno morti “di un’influenza stagionale”. Il magnate presidente lo dice mentre i casi di coronavirus negli Stati Uniti sfiorano i 50 mila e i decessi superano quota 600.

A New York, i numeri sono “astronomici”, afferma il governatore Andrew M. Cuomo: il contagio investe oltre 25 mila persone, raddoppia ogni tre giorni e il picco salirà più in alto del previsto e più in fretta del previsto. La mappa dell’Unione è un ‘patchwork’ di misure diverse Stato per Stato.

L’atteggiamento di Trump sulla pandemia oscilla tra sottovalutazioni e drammatizzazioni. Ieri, era il giorno dell’ottimismo a oltranza: bisogna riaprire – “Se si lascia fare ai medici loro chiudono tutto” – e bisogna fare ripartire l’economia, altrimenti – questo il presidente lo sa, ma lo tiene per sé – la rielezione a novembre diventa una chimera.

Trump minimizza anche i contrasti con Anthony Fauci, massima autorità sulle malattie infettive negli Usa, spesso al suo fianco nelle ormai quotidiane e torrenziali conferenze stampa sull’emergenza e sempre pronto a correggerlo, quando non a smentirlo. Il presidente sarebbe insofferente del ‘virologo in capo’, ma ieri era tutto latte e miele: “E’ una persona straordinaria”.

Il buon umore di Trump è forse anche legato al fatto che il Senato s’appresta a varare, dopo esservisi incagliato a due riprese, un piano da 1.800 miliardi di dollari per contrastare gli effetti della pandemia sull’economia: i democratici lo hanno bloccato perché volevano aumentare le tutele per i lavoratori ed evitare speculazioni, finendo per essere percepiti come quelli che impedivano l’avvio del più grosso pacchetto di stimolo economico nella storia degli Usa. Il pacchetto metterà in tasca a gran parte dei lavoratori americani somme a quattro cifre e darà sollievo alle imprese.

Ormai, ci si chiede se la pandemia non faccia bene a Trump. Il coronavirus pareva giocargli contro, ora gli sta dando visibilità e cresce il numero di americani che apprezzano come lo affronta. Invece, Joe Biden è sparito: #WhereIsJoe è un hashtag virale sui social in questi giorni.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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