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Coronavirus: Ue, falchi Nord ignorano contagio ed eurobond

Scritto per il Quotidiano del Sud del 26/03/2020

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I falchi nel Nord tornano a volteggiare nei cieli dell’Europa, appena hanno sentore che qualche leprotto sudista cerchi di approfittare dell’allentamento del rigore – necessario per fronteggiare l’impatto economico dell’emergenza coronavirus – per fare ‘tana libera tutti’ sui conti pubblici. E l’idea degli eurobond, sia pure targati Covid-19, nel segno d’una solidarietà umanitaria europea, dà l’orticaria a chi governa a Berlino come all’Aja e nei Paesi Nordici: divenire loro garanti dei debiti degli italiani e, in generale, di quegli spendaccioni mediterranei non gli va proprio giù. Ai leader e alle opinioni pubbliche; anzi, probabilmente viceversa.

Intendiamoci, nessuno nega l’eccezionalità della situazione e la necessità di interventi robusti, nazionali ed europei. Lo dice la Commissione europea, lo sostiene il Parlamento europeo, ne concordano i Consigli dei Ministri dell’Ue nelle loro varie formazioni e il Vertice europeo, che torna oggi a riunirsi ‘a remoto’.

E tutti concordano sulla sospensione del Patto di Stabilità e progettano interventi nazionali, che, nella quasi generalità, porteranno a sforare il limite del 3% del deficit e ad aumentare il debito. Tanto più che le previsioni per l’anno restano negative, anzi peggiorano. Un rapporto di Moody’s, intitolato ‘COVID-19: Global Economic Tsunami‘, indica che il Pil degli Usa calerà di mezzo punto e quello dell’Eurozona del 2,7%, con crolli del 5,7% nel primo e del 7,4% nel secondo trimestre – a gennaio, prima dell’insorgere della pandemia, le stime erano invece positive -. Anche S&P vede più nero di una settimana fa per il primo e il secondo trimestre, sia negli Usa che nell’Ue.

Senza andare a guardare negli Stati Uniti, dove il Congresso ha appena varato un piano di aiuti diretti e indiretti a lavoratori e imprese da quasi 2000 miliardi di dollari, il più massiccio stimolo economico nella storia degli Stati Uniti, la Germania fra i primi ha varato un piano d’intervento economico ben più robusto di quello italiano, per attutire l’effetto della stasi da coronavirus e accelerare la ripartenza dell’economia una volta esaurita l’emergenza.

Conseguenza, il debito pubblico tedesco, attualmente all’85,5% del Pil, salirà ben oltre il 90%. Ma lo stimolo italiano, com’è stato finora prospettato, farà avvicinare il nostro debito al 130% del Pil: una volta e mezzo in percentuale quello tedesco. Di qui, diffidenze e reticenze, cui s’aggiunge, nell’ottica delle opinioni pubbliche, la scarsa comporensione e trasparenza di alcuni strumenti finanziari Ue, come il ricordo al Mes e un nuovo ‘quantitative easing’ attuato dalla Bce.

Alla preoccupazione che il Sud “ci marci”, “ne approfitti”, sfrutti la flessibilità da emergenza senza fare riforme e solo gonfiando la spesa pubblica, si aggiunge il timore che il ‘fronte degli europeisti’ – non molto agguerrito, a dire il vero, in questo momento – cerchi di cogliere il momento per fare un salto in avanti nel processo d’integrazione. Cosa, questa, che sarebbe giusta, ma che non può essere percepita come un ‘colpo di mano’ dagli ufficiali pagatori dell’unificazione europea. Anche se tutti hanno percepito, in queste settimane, come un maggiore conferimento di sovranità sanitaria all’Ue avrebbe favorito una risposta coordinata ed efficace all’emergenza coronavirus: lì, non è questione di soldi, ma di potere decisionale.

Queste sensazioni, magari pregiudiziali e stereotipate, che il Sud “ci marci” e che gli europeisti “facciano i furbi”, spiegano i puntini sulle i messi ieri dal governo tedesco. Steffen Seibert, portavioce della cancelliera Angela Merkel, spiega che Berlino ritiene che si stia già approntando “una considerevole serie di misure europee per contrastare gli effetti economici del coronavirus”; e Seibert rileva che “anche l’enorme pacchetto in via di approvazione al Bundestag avrà degli effetti anche sugli altri Stati europei”. Eurobond? “La base del lavoro è la dichiarazione dell’Eurogruppo del 16 marzo, dove non ci sono gli eurobond”. Piuttosto, la Germania punta sull’efficacia del Mes.

Una marcia indietro della Merkel, dopo accenni di apertura sugli eurobond? “L’idea del governo e della cancelliera non è cambiata: anche in tempi di crisi è ancora necessario che controllo e garanzia restino nella stessa mano”. Naturalmente la voce della Merkel non è l’unica che conta e molte se ne levano a sostenere legittimamente il contrario; ma è quella che più conta.

E l’aquila tedesca non vola solitaria, nei cieli europei.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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