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Usa 2020: una donna vice, se virus toglie di mezzo Trump

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 17/03/2020

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Se l’emergenza coronavirus azzoppa l’economia Usa e toglie di mezzo, politicamente parlando, Donald Trump, gli Stati Uniti avranno, per la prima volta, un vice-presidente donna: Donald Biden e – meno limpidamente – Bernie Sanders s’impegnano a scegliersi un running mate al femminile, se otterranno la nomination democratica.

Nel loro primo confronto faccia a faccia di queste primarie, svoltosi senza pubblico e senza stampa in uno studio della Cnn di Washington, dove l’evento è stato trasferito da Phoenix in Arizona proprio causa coronavirus, Biden e Sanders si salutano toccandosi coi gomiti e prendono posizione a distanza di sicurezza.

L’emergenza coronavirus è il tema dominante: i due rivali sono d’accordo nel denunciare l’inerzia del presidente Trump, ma divergono su come contrastare il contagio. Sanders promette un sistema sanitario nazionale, che gli Stati Uniti non hanno, sul modello europeo. Biden non pensa che serva, “l’Italia ce l’ha e non ha fermato il coronavirus”: “Ci sono cose più urgenti – dice – che reinventare il sistema sanitario”.

Quando gli chiedono del suo vice, Biden si vincola a scegliere una donna, facendo schizzare in alto le chances della senatrice Kamala Harris. Sanders dice che “con ogni probabilità” lo farà anche lui, ma aggiunge: “L’importante è che sia un progressista”.

Finora, è accaduto solo due volte che uno dei due maggiori partiti candidasse una donna nel ticket come vice-presidente: esperienze entrambe fallimentari. Nel 1988, il candidato democratico Michael Dukakis fece tandem con Geraldine Ferraro e venne sconfitto da George Bush padre, che era stato per otto anni il vice di Ronald Reagan. Coppia mal assortita, Dukakis – Ferraro: entrambi del New England, entrambi esponenti di minoranze ‘marginali’, la greca e l’italiana – ma Dukakis, probabilmente non avrebbe avuto chance quale che fosse stato il suo vice -.

Nel 2008, il candidato repubblicano John McCain si scelse una ‘vice’ che doveva garantirgli l’elettorato di destra più reazionario, la cacciatrice di caribù Sarah Palin, ma fu poi costretto a metterla a tacere campagna durante, perché faceva danni. Alla Casa Bianca andò Barack Obama.

Scegliendosi come ‘vice’ una donna, Biden dà retta alle valutazioni degli analisti politici statunitensi, secondo cui sia lui che Sanders hanno bisogno di un vice giovane, visto che entrambi sono avanti con gli anni – vanno rispettivamente verso i 78 e i 79 – e potrebbero non avere l’ambizione di un secondo mandato (il che apre al vice maggiori prospettive presidenziali). Molti, poi, pensano che Sanders e Biden dovrebbero scegliere una donna e/o l’esponente d’una minoranza (una donna afro-americana è il profilo più condiviso).

Biden potrebbe optare per la Harris, la senatrice della California, madre d’origini indiane e padre d’origine giamaicana, per cui ha mostrato più volte apprezzamento, o per Stacey Abrams, l’ex candidata a governatore della Georgia – sono entrambe di colore -. Non esclusè né Amy Klobuchar, la senatrice del Minnesota, né Elizabeth Warren, se la senatrice del Massachusetts ‘di sinistra’ desse il suo endorsement al moderato Biden e non al ‘socialista’ Sanders.

Per Sanders, i nomi che si fanno sono meno noti, a livello nazionale: si citano l’ex senatrice dell’Ohio Nina Turner, nera, o la senatrice del Wisconsin Tammy Baldwin, bianca.

L’ombra del coronavirus si allunga sulle primarie in programma oggi in quattro Stati: la Florida e l’Ohio, tradizionalmente cruciali nell’Election Day, l’Illinois e l’Arizona. Il voto è ovunque confermato, mentre Louisiana e Georgia lo hanno rinviato da aprile rispettivamente a giugno e maggio.

Con tweet analoghi e paralleli, Biden e Sanders hanno invitato i loro sostenitori ad andare a votare, rispettando le regole di sicurezza ‘anti contagio’. Nella media dei sondaggi della vigilia, Biden è avanti in tutti e quattro gli Stati, dove l’emergenza coronavirus introduce, però, la variabile dell’affluenza; quanti cioè andranno a votare e quali elettori lo faranno – più i giovani dei vecchi sarebbe, ad esempio, un vantaggio per Sanders -.

Il senatore del Vermont pareva avere qualche chances in Arizona, dove la popolazione ispanica, che lo appoggia, è numerosa. Ma Biden gli è ora avanti di venti punti, 51 e 31%, avendo ridotto il gap che accusava proprio fra gli ispanici.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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