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Usa 2020: il punto, se i Super Pac promuovono Biden

Scritto per La Voce e il Tempo uscito il 12/03/2020 in data 15/03/2020 e , in versione diversa, per il Corriere di Saluzzo del 12/03/2020

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I grandi super-comitati elettorali, i Super Pac, che raccolgono fondi per i democratici, hanno già emesso il loro verdetto: Joe Biden sarà il candidato democratico alla Casa Bianca e contenderà l’elezione, il 3 novembre, al magnate presidente Donald Trump. Priorities Usa, il maggiore Super Pac, scrive: “La matematica ormai è chiara”, Biden avrà la nomination. American Bridge, un Super Pac più liberal, va oltre: Biden “sarà presidente”.

In realtà, può darsi che “la matematica” per i Super Pac sia chiara, ma l’aritmetica non lo è per nulla: Biden, dopo Super Martedì e mini Super Martedì, ha circa 900 delegati; il suo rivale Bernie Sanders gli è dietro di circa 200; ma la maggioranza assoluta dei delegati alla convention democratica di Milwaukee, necessaria per conquistare la nomination, è 1991. La strada, dunque, è ancora lunga.

Certo, con la raffica di vittorie tra il 3 e il 10 marzo e, soprattutto, con il successo nel Michigan, Biden prende il controllo della corsa alla nomination democratica e, con un vantaggio ormai solido per numero dei delegati, lancia un appello all’unità al suo rivale: “Insieme, batteremo Trump”.

Il presidente, per il momento, rifiuta d’arrendersi all’evidenza del coronavirus, il cui contagio sta diffondendosi negli Stati Uniti, con oltre mille soggetti positivi, mentre Biden e Sanders, a causa dell’epidemia, diradano gli impegni e cancellano qualche evento. Il voto nello Stato di Washington, dove è stata proclamata l’emergenza coronavirus, non è stato condizionato dal contagio solo perché lì si votava esclusivamente per posta, ‘a remoto’. Ma gli elettori erano stati invitati a sigillare le loro buste con l’acqua e non con la saliva. E sia Biden che Sanders hanno cancellato i loro eventi di fine campagna proprio per il timore del contagio.

Il punto della corsa
A favore di Biden, c’è anche la raffica di ritiri, orchestrata con la regia di Barack Obama, prima e dopo il Super Martedì: Mike Bloomberg, Pete Buttigieg, Amy Klobuchar, tutti ‘centristi’ che contendevano all’ex vice-presidente il voto moderato, hanno lasciato, dando l’endorsement a Biden. Invece, Elizabeth Warren, la candidata di sinistra alternativa a Sanders, pure ritiratasi, non ha ancora detto chi appoggerà.

Nel ‘mini Super Martedì’, Biden, oltre che nel Michigan (125 delegati in palio), s’impone al Sud, nel Mississipi (36), al centro nel Missouri (68) e all’Ovest nell’Idaho (20), mentre Sanders vince solo nel North Dakota (14). Lo Stato di Washington (89) è sostanzialmente pari, con vantaggio, però, a Sanders. La conta dei delegati è ancora in corso: ce n’erano 352 in palio, Biden se ne assicura la fetta più grossa.

Complessivamente, a questo punto, Biden s’è imposto in 15 dei 24 Stati andati al voto, con quello di Washington in bilico, Sanders in sette, mentre lo Iowa fu di fatto un pareggio tra Sanders e Buttigieg.

A questo punto, le primarie democratiche sono quasi a metà strada: s’è votato finora in 24 Stati, oltre che nelle Isole Samoa e fra i democratici all’estero; restano 26 Stati e tre territori. Il ‘bottino’ di delegati più grosso ancora da assegnare è quello dello Stato di New York. Martedì 17 marzo si voterà in due Stati cruciali nella corsa alla Casa Bianca, la Florida e l’Ohio, oltre che in Illinois e Arizona – sabato 14, ci saranno invece i caucuses alle Marianne -.

Analizzando i risultati sul New York Times, Lisa Lerer nota che Sanders, quest’anno, anche dove vince, persino nel suo Stato, il Vermont, attira meno consensi che nel 2016, quando era una novità e quando la sua rivale Hillary Clinton suscitava forti antipatie in una fetta dell’elettorato democratico. Sanders sembra avere uno zoccolo duro solido di un terzo / due quinti dell’elettorato democratico, ma non riesce ad andare oltre: il che ne può condizionare la corsa alla nomination e può soprattutto costituire un handicap insormontabile nell’Election Day, se dovesse ottenere la nomination…

((di qui in avanti l’articolo riprende pezzi già pubblicati su https://www.giampierogramaglia.eu/news-di-giampiero-gramaglia/ e https://www.giampierogramaglia.eu/gpnewsusa2020/))

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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