Home Usa Usa 2020: Putin vota pure Sanders, ma è tutto pro Trump

Usa 2020: Putin vota pure Sanders, ma è tutto pro Trump

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/02/2020

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Letto in filigrana dall’intelligence statunitense, il piano russo appare chiaro: aiutare Bernie Sanders a ottenere la nomination democratica, così da non doversi neppure dare troppo da fare per blindare la conferma di Donald Trump alla Casa Bianca. Di fronte alle illazioni americane, il Cremlino se la ride sornione: “Sappiamo che, avvicinandosi le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ci saranno sempre più notizie su nostri presunti tentativi di interferire nel voto”, commenta Dmitry Peskov, portavoce del presidente Putin. Gli articoli di New York Times e Washington Post sul rapporto fatto dai capi dell’intelligence statunitense a deputati e senatori sono “paranoie”: “Non hanno nulla a che fare con la verità”.

Che abbia ragione Peskov, o l’ammiraglio Joseph Maguire, licenziato da Trump per avere condiviso con il Congresso i suoi sospetti, o le sue certezze, fatto sta che, nel giorno in cui si vota in Nevada, la questione centrale di questa campagna pare diventata per chi tifa Putin.

Dopo che l’intelligence ha riferito al Congresso che la Russia sta mestando a favore della rielezione di Trump, Sanders è stato informato che Mosca sta dandosi da fare anche per la sua nomination, immischiandosi nelle primarie democratiche. Secondo Washington Post e New York Times, l’intelligence ha messo al corrente delle mene russe anche la Casa Bianca e lo stesso Sanders. Che ha subito reagito, durante un comizio a Bakersfield, in California: “Francamente non mi interessa chi Putin vuole come presidente. Il mio messaggio a Putin è chiaro: stia alla larga dal voto Usa. Quando sarò presidente, me ne assicurerò”.

“A differenza di Trump – ha proseguito Sanders -, non ritengo Putin un buon amico: è un furfante”. Mosca vuole “minare la democrazia americana dividendoci”. Il senatore ha anche ipotizzato che “gli attacchi violenti attribuiti alla mia campagna su internet possano non venire da veri supporter”.

In questo clima, facile che il Cremlino mangi la fava: non serve che spenda soldi ed energie, basta fare credere che punta sull’uno o sull’altro per influenzare la campagna. Joe Biden sfrutta l’assist: la Russia e Putin – dice – “non vogliono che io sia il presidente” e Trump, che nei suoi tweet ‘tifa’ Sanders, “non vuole che conquisti la nomination”. Lo stesso possono sostenere, almeno finora, gli altri aspiranti democratici.

I caucuses in Nevada, uno Stato grande quasi come l’Italia con tre milioni di abitanti, assegnano 36 dei 48 delegati dello Stato alla convention democratica di Milwaukee dal 13 al 16 luglio. Sanders li affronta da favorito, mentre alcuni suoi rivali, specie Amy Klobuchar e Elizabeth Warren, oltre che i voti devono contare i soldi nelle casse – anche Pete Buttigieg non nuota nell’oro -.

In vista del SuperMartedì del 4 marzo, la senatrice del Minnesota, che ha già avuto l’endorsement del New York Times, condiviso con la Warren, incassa l’endorsement di San Francisco Chronicle e Seattle Times. E dal mondo del cinema arriva un endorsement per Mike Bloomberg, un po’ mesto dopo il flop nel dibattito di mercoledì scorso e il taglio di decine d’account da parte di Facebook: Clint Eastwood lo indica come migliore ‘anti-Trump’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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