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Usa 2020 - primarie - New Hampshire
DIXVILLE NOTCH, Feb. 11, 2020 A voter (3rd R) leaves after casting his ballot during the New Hampshire primary of the 2020 U.S. presidential election in Dixville Notch, New Hampshire, the United States, on Feb. 11, 2020. The New Hampshire primary of the 2020 U.S. presidential election began on Tuesday, with the first group of voters casting ballots in several small towns. (Credit Image: © Liu Jie/Xinhua via ZUMA Wire)

Tanto rumore per poco, o almeno per pochi delegati: conti alla mano, hanno ragione Joe Biden ed Elizabeth Warren, che dopo le batoste nello Iowa e in New Hampshire guardano a quel che deve ancora accadere e non a quel che è stato, nella corsa alla nomination democratica, una maratona, non roba da scattisti. Ma la politica non è semplice come l’aritmetica: i risultati d’un test magari modesto cambiano il ritmo della gara, come un gol o un canestro cambiano l’inerzia di una partita.

Oggi, Biden e la Warren non possono più fare passi falsi, mentre Bernie Sanders e Pete Buttigieg hanno il vento in poppa e Amy Klobuchar, quella che faceva tappezzeria, si scopre emergente. E, poi, c’è l’incognita del peso che avrà Mike Bloomberg, in lizza dal Super Martedì, il 3 marzo. Fino a giugno, il processo delle primarie toccherà tutti i 50 Stati dell’Unione, il Distretto di Columbia – dove sorge Washington – e cinque territori Usa, oltre ai Democrats Abroad.

Dei 3979 delegati alla Convention democratica del 13/16 luglio a Milwaukee, nel Wisconsin, solo 77 sono già stati assegnati – 41 più 26 -, meno del 2%; e, a fine mese, dopo i caucuses del Nevada, il 22, e le primarie della South Carolina, il 29, saranno 167, il 4%. Ma nel Super Martedì andranno al voto 14 Stati (Alabama, Arkansas, California, Colorado, Maine, Massachusetts, Minnesota, North Carolina, Oklahoma, Tennessee, Texas, Utah, Vermont, Virginia), oltre alle Isole Samoa e alla constituency dei Democrats Abroad: saranno distribuiti in un giorno solo 1.344 delegati, oltre un terzo del totale.

Dopo lo Iowa e il New Hampshire, la corsa alla nomination democratica è sempre più una partita ‘centro contro sinistra’, Sanders il socialista contro Buttigieg il moderato; e pure tra generazioni, ‘nonno’ Bernie, 79 anni, il più vecchio del lotto, contro Pete il ‘nipote d’America’, 38 anni, il più giovane. La Klobuchar è l’alternativa mediana, politicamente e anagraficamente, 59 anni.

Dopo il pasticcio dello Iowa, le primarie nel New Hampshire, Stato tendenzialmente progressista del New England, un milione e mezzo di abitanti, grande come la Lombardia, hanno pienamente rispettato i pronostici e fornito indicazioni chiare: vince Sanders, che incassa oltre un quarto dei voti (25,7%), ma Buttigieg gli sta addosso (24,4%) e fa pari come delegati (nove ciascuno). La senatrice Klobuchar, in forte crescita nell’ultima settimana, conquista il podio sfiorando il 20% e prendendo gli altri sei delegati.

Gli sconfitti, sotto il 10%, sono la Warren al 9,3% e Biden all’8,4%. Il New Hampshire è fine corsa per alcuni comprimari: Andrew Yang, ad esempio, imprenditore d’origine cinese, nei cui progetti c’era un reddito di base universale, una sorta di reddito di cittadinanza – adesso, si parla di lui come sindaco di New York dopo Bill de Blasio -. Fuori anche il senatore del Colorado Michael Bennet e l’ex governatore del Massachusetts Deval Patrick, l’ultimo nero ed esponente di una minoranza rimasto in lizza.

In campo repubblicano, Donald Trump vince ‘bulgaro’: i suoi sfidanti Bill Weld e Joe Walsh, che si ritira, sono due comparse. Dovrebbe forse inquietarlo di più la guerra con la magistratura intentata per il processo al suo amico e complice Roger Stone. Avanti così, Trump dovrà cambiare obiettivi: inceve di prendersela con ‘Sleepy Joe’ e ‘Pocahontas Warren’, dovrà badare a Bootetgeedge – come lui scrive Buttigieg, traslitterando la pronuncia del nome maltese – e ad Amy, cui non ha finora dato nomignoli. Sanders, per cui tifa, e Bloomberg, che schernisce, sono già nei suoi pensieri.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+