Home Europa Germania: Akk lascia, Cdu tra centro e pulsioni a destra

Germania: Akk lascia, Cdu tra centro e pulsioni a destra

Scritto per il Quotidiano del Sud dell'11/02/2020

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Uno scossone forte nella Cdu tedesca, l’Unione cristiano-democratica che fu di Konrad Adenauer e di Helmut Kohl, prima che di Angela Merkel: l’erede designata della cancelliera più longeva, Annegret Kramp-Karrenbauer, Akk, nel gergo politico tedesco, ha deciso di non candidarsi alla cancelleria per le elezioni del 2021 e di lasciare la presidenza del partito.

E’ l’onda lunga del ‘caso Turingia’, lo ‘scandalo Turingia’, che, la scorsa settimana, ha tenuto banco in Germania, per l’apertura di credito a livello regionale della Cdu all’estrema destra di Alternativa per la Germania (AfD): a rimettere le cose a posto, non era stata la presidente delfino, la cui autorità è uscita incrinata dalla vicenda, ma la sperimentata cancelliera.

Ora, la Merkel vuole che la Kramp-Karrenbauer resti ministro della Difesa, soprattutto per non compromettere la sopravvivenza dell’Esecutivo già messo a rischio dalle sconfitte in serie nelle elezioni regionali dei due partiti che lo sostengono, la Cdu, con la bavarese Csu, e l’Spd, i socialdemocratici, molto nervosi in queste ore.

Per annunciare le sue decisioni, la presidente della Cdu ha scelto una riunione della segreteria. Akk vuole “organizzare la candidatura alla cancelleria per l’estate, preparare partito per il futuro e poi lasciare la presidenza”. La scelta di quella che resterà una presidente di transizione della Cdu è diretta conseguenza dei ripetuti insuccessi elettorali e dell’incidente di percorso in Turingia. Ma pure la situazione economica tedesca gioca un ruolo: arrivare alle elezioni politiche l’anno prossimo con una leadership debole e una congiuntura economica fragile sarebbe un doppio harakiri. Senza contare i rischi dei contraccolpi in Germania di un rallentamento dell’economia cinese, innescato dagli effetti del coronavirus: la Germania è il Paese europeo più dipendente dal commercio cinese.

Però, sul ‘dopo Merkel’, adesso si brancola nel buio. “la cancelliera ha già detto nel 2016 che non avrebbe aspirato a nuovi incarichi politici e su questo nulla è cambiato”, dice il suo portavoce Steffen Seibert, rispondendo a una domanda nella conferenza stampa governativa a Berlino. Seibert ha poi troincato corto: non spetta portavoce di governo commentare le decisioni di un partito, fosse pure quello della cancelliera.

Senza peli sulla lingua, invece, il presidente del Bundestag Wolfgang Schaeuble, a lungo ministro delle Finanze tedesco: “Il prossimo candidato cancelliere non sarà cancelliere, se andiamo avanti così”, ha detto, commentando la decisione di Akk. I toni del monito di Schaeuble sono definiti “drammatici” dalla Bild on line. Difficile dire se essi contengano elementi di autocandidatura: Schaeuble è una figura molto nota, è un conservatore cauto sulle spinte all’integrazione europea e potrebbe proporsi come garante dell’economia, vista che la sua esperienza governativa ha coinciso con una lunga stagione positiva della ‘locomotiva’ tedesca.

Allarmati i socialdemocratici. L’ex vice-cancelliere Spd Sigmar Gabriel pensa che la crisi della Cdu potrebbe travolgere anche la Grosse Koalition: “Per la seconda volta in poco tempo, il governo è paralizzato. Credo che non durerà più a lungo e che si andrà alle nuove elezioni”, ha affermato. “Stiamo assistendo alla fine del secondo grande partito popolare in Germania: dopo l’Spd, la Cdu non riesce più a gestire le tensioni interne”.

L’attuale leader del Partito socialdemocratico Norbert Walter Borjans giudica “molto preoccupante” quanto accade nella Cdu: “Abbiamo visto che ci sono forze che spingono in direzioni diverse. E noi speriamo che la Cdu resti nel centro”, ha affermato. “la questione non è adesso chi si trovi ai vertici del partito, ma quale trend si affermerà” dentro di esso, dove le pulsioni a un’apertura a destra non sono confinate nella sola Turingia.

Borjans e l’Spd si aggrappano alla Merkel: “Noi siamo alleati con la Cdu di Angela Merkel”. Cdu e Spd potranno lavorare insieme fino a quando la linea della Merkel prevarrà nel partito. “Abbiamo ancora una volta dimostrato che siamo noi i garanti della stabilità” in Germania, dice Borjans, “siamo noi il baluardo contro l’estremismo in questa Repubblica”.

Akk ha spiegato la sua decisione in una conferenza stampa: “Per rafforzare la Cdu ho annunciato oggi la mia decisione al presidio: non mi presenterò come candidata alla cancelleria … Per quel che mi riguarda, questo non ha alcun effetto sul governo. Io resto per ora alla guida della Cdu e nulla è cambiato … Ho espresso al presidio della Cdu la mia chiara posizione: nessun avvicinamento e nessuna collaborazione con AfD e con la Linke”, il partito di estrema sinistra, forte soprattutto all’Est (come pure l’AfD). Akk ha insistito: “Ogni avvicinamento all’Afd danneggia la Cdu”, quasi una sorta di testamento politico. Che, se la Merkel non riuscirà a farsene esecutore, i suoi eredi potrebbero stracciare.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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