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Usa -impeachment - difesa
January 23, 2020, Washington, District of Columbia, USA: Jay Sekulow, personal lawyer for President Donald Trump, speaks to the media in the Senate Subway at the United States Capitol in Washington D.C., U.S., on Thursday, January 23, 2020, as the Senate continues to hear arguments in the impeachment trial of United States President Donald J. Trump. (Credit Image: © Stefani Reynolds/CNP via ZUMA Wire)

Altro che stress e mal di testa. Nel giorno della ‘parola alla difesa’ nel processo d’impeachment al Senato, il Pentagono fa salire a 34 il numero di militari statunitensi ricoverati per traumi cerebrali, dopo la ritorsione iraniana con missili su basi irachene in risposta all’uccisione del generale Qassim Soleimani. Donald Trump aveva inizialmente detto che l’azione iraniana, fatta tra il 7 e l’8 gennaio, non aveva causato né morti né feriti fra i soldati Usa; il Pentagono aveva poi ammesso 11 feriti; e ora parla di 34.

La notizia mette a nudo l’ennesima bugia del magnate presidente, ma non turba l’opinione pubblica, anestetizzata dalla noia seguendo in tv il processo per l’impeachment: gli 11 milioni di telespettatori dell’apertura dei dibattimento vanno rapidamente calando, perché, nell’aula del Senato, non accade nulla di imprevisto: martedì 21, le questioni procedurali; quindi, tre giorni per l’accusa; e, da oggi, tre giorni per la difesa. Che vuole sbrigarsi: l’obiettivo di Trump resta quello di arrivare al discorso sullo stato dell’Unione, martedì 4 febbraio, assolto.

Anche per sottrarsi alla noia, la maggioranza degli americani è favorevole a nuovi testi nel processo per l’impeachment: il 72% degli intervistati da Ipsos e Reuters pensa che chi sa cose interessanti deve poterle riferire ai senatori giurati, che – lo pensa il 70% degli intervistati – dovrebbero “agire come giurati imparziali”. Ma i repubblicani fanno per ora muro ai nuovi testi.

Con un’iniziativa senza precedenti, i ministri della Giustizia repubblicani di 21 Stati dell’Unione hanno scritto al Senato chiedendogli di respingere l’impeachment, perché – sostengono – esso mina la separazione dei poteri ed è “errato da un punto di vista costituzionale”.

I difensori di Trump che hanno già parlato, Pat Cipollone, legale della Casa Bianca, e Jay Sekulow, avvocato personale del presidente, hanno ribadito i soliti concetti: Trump non ha fatto nulla di male e il procedimento è solo un tentativo di cacciarlo dalla Casa Bianca. Lunedì, Alan Dershowitz, star del collegio di difesa, sosterrà che le accuse contestate non valgono l’impeachment.

In tv e nei comizi, il presidente non cambia registro: “Quel che devono fare in aula i miei difensori è solo essere onesti e dire la verità”; “Non si può essere messi sotto accusa senza avere commesso alcun crimine o reato”; “E’ una caccia alle streghe: vogliono solo vincere le elezioni”. Il magnate ha preferito partecipare venerdì a una marcia pro-life a Washington, invece di seguire il processo; e domani firmerà il nuovo accordo commerciale con Messico e Canada.

Chiudendo venerdì i loro interventi, gli accusatori democratici, i deputati Adam Schiff, presidente della Commissione Intelligence, e Jerry Naddler, presidente della Commissione Giustizia, hanno definito Trump “un dittatore”, la cui mancata rimozione comporterebbe rischi per la democrazia”.

Un audio in cui si sente Trump ordinare di rimuovere l’ex ambasciatrice a Kiev Marie Yovanovitch è stato fornito alla Commissione Intelligence della Camera da Lev Parnas, un esecutore delle mene di Rudolph Giuliani. La registrazione sarebbe stata fatta una cena privata nell’aprile 2018. Secondo Parnas, che esercitava pressioni su Kiev per conto di Giuliani, Trump “sapeva esattamente cosa stava succedendo ed era assolutamente consapevole di tutte le mie mosse”. Il magnate nega contatti con lui, nonostante le foto che li ritraggono insieme, solo loro due.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+