Home Medio Oriente Iran: proteste, Trump pianificò assassinio Soleimani

Iran: proteste, Trump pianificò assassinio Soleimani

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 14/01/2020

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Terzo giorno di proteste antigovernative in Iran, nonostante le misure di sicurezza messe in atto dalle autorità per impedirle o, almeno, circoscriverle. Le manifestazioni, che avevano già traversato il Paese a novembre, nonostante la sanguinosa repressione, sono riprese sabato scorso, dopo che Teheran ha ammesso di aver abbattuto per errore il Boeing ucraino. Prima, lo aveva negato accusando i Paesi stranieri di dire “grandi bugie”.

Ieri, a radunarsi per protestare sono stati gli studenti delle università Sharif e Alzahra di Teheran e dell’università industriale di Isfahan. “Hanno ucciso le nostre élites, hanno messo al loro posto dei religiosi”, scandivano i dimostranti, riferendosi ai numerosi accademici vittime del disastro aereo.

Il regime accusa i nemici esterni di fomentare le proteste interne e nega di avere usato violenza contro i manifestanti e di avere fatto sparare su di essi. Ebrahim Raisi, capo della magistratura, afferma: “Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e alcuni altri Paesi stranieri cercano di cavalcare l’onda e di manipolare le manifestazioni contro l’abbattimento accidentale dell’aereo ucraino”. Raisi aggiunge che le forze di sicurezza si opporranno ai tentativi di manipolazione attuati da “mercenari” di Paesi stranieri.

Nello stesso senso, va la legge approvata la scorsa settimana dal Parlamento iraniano e promulgata ieri dal presidente Hassan Rohani che cataloga come “terroristi” i militari Usa e il Pentagono, dopo che Washington aveva definito “organizzazione terroristica” le Guardie della rivoluzione islamica. La mozione, che ha già superato la verifica di costituzionalità, era stata varata all’unanimità dopo l’uccisione del generale Qassem Soleimani.

La dinamica innescata dal riconoscimento dell’errore fatto abbattendo l’aereo di linea ucraino trova echi favorevoli negli Stati Uniti, dove il presidente Donald Trump rinnova il monito a non uccidere “i vostri manifestanti”, mentre palesa disinteresse per un eventuali negoziato. “Sanzioni e proteste – dice – ‘soffocano’ l’Iran e lo costringeranno a negoziare. Ma non me ne potrebbe importare di meno se negoziano. Dipenderà totalmente da loro, non avranno mai l’arma nucleare”.

Commentando la disponibilità a negoziare dichiarata da Trump, fonti di Teheran notano che l’Iran non si fida di avere colloqui con Trump: “Non siamo noi ad avere lasciato l’accordo sul nucleare, ma gli americani”, ricordano.

Dopo l’abbattimento del Boeing, l’Iran continua ad apparire sulla difensiva, tranne che sul fronte della repressione delle proteste. Ali Rabiei, portavoce del governo, nega che la vicenda sia stata “insabbiata” e promette “trasparenza fino in fondo” nell’accertamento delle responsabilità.

Ma Rabiei nota: “L’abbattimento dell’aereo ucraino ha le sue radici nella vile uccisione da parte Usa di Soleimani, che ha diffuso l’ombra della guerra sull’Iran e imposto un grave stress psicologico. E ora vediamo lacrime di coccodrillo di Trump, che sostiene di essere dalla parte del popolo iraniano. Chi ha negato l’attacco missilistico non era informato dei fatti: non è che volesse mentire o nascondere intenzionalmente la verità … Ora dobbiamo recuperare la fiducia popolare”.

Media Usa scrivono che Trump autorizzò l’uccisione di Soleimani sette mesi fa, subordinando però l’ok al caso in cui le milizie iraniane avessero provocato la morte di un americano – cosa avvenuta il 27 dicembre, con l’uccisione di un ‘contractor’ -. Se le indiscrezioni sono accurate, la versione della Casa Bianca, secondo cui Soleimani sarebbe stato eliminato perché preparava un attacco, farebbe acqua. Anche il segretario alla Difesa Mark Esper, del resto, ha detto di non avere visto informazioni d’intelligence che avallino la tesi di un imminente attacco a quattro ambasciate.

Il governo britannico ha convocato al Foreign Office l’ambasciatore iraniano a Londra, contestando l’arresto avvenuto sabato dell’ambasciatore britannico a Teheran Rob Macaire, che si sarebbe unito ai manifestanti –circostanza che il diplomatico, rilasciato appena identificato, nega-. Il Regno Unito pensa d’assistere i familiari delle vittime del Boeing ucraino, su cui c’erano pure cittadini britannici, nel cercare di ottenere un risarcimento dei danni dalle autorità di Teheran.

Il Parlamento europeo ha ieri osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime. Una giornata di lutto europeo è stata indetta per giovedì 16 gennaio.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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