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Iran - Boeing 737 - Ukrainian Airlines - sanzioni
January 11, 2020, Kiev, Ukraine: YEVHENII DYKHNE , Ukraine International Airlines (UIA) President (R) and IHOR SOSNOVKIY , Ukraine International Airlines (UIA) Vice-President, (L) stand next to a laptop displayed of flight PS-752 of Ukrainian Boeing 737-800 plane departure paths, during a media briefing about the crash of the plane in Iran, at the Boryspil International Airport near Kiev, Ukraine , on 11 January 2020. (Credit Image: © Serg Glovny/ZUMA Wire)

Gli Stati Uniti impongono, come il loro presidente Donald Trump aveva anticipato, nuove sanzioni all’Iran, che “resteranno finché il regime non cambierà atteggiamento”, dice la Casa Bianca. E rispondono picche all’Iraq, che chiede a Washington di prepararsi ad andarsene. Ma l’attenzione s’è ormai spostata dalle tensioni Usa-Iran all’inchiesta sulle cause della sciagura aerea di mercoledì mattina, in cui hanno perso la vita 176 persone: il Boeing ucraino è stato abbattuto, sia pure per errore, da un missile iraniano?, o è caduto per un problema tecnico o un errore umano?

Le nuove sanzioni, dice Trump, avranno “un enorme impatto sull’economia iraniana” e taglieranno “sostanziali entrate che potevano essere usate per sostenere lo sviluppo del programma nucleare e missilistico, il terrorismo e i gruppi di terroristi nella regione”. Il presidente ribadisce che il regime di Teheran è “responsabile per attacchi contro il personale e gli interessi degli Stati Uniti” e che resta “il principale sponsor mondiale del terrorismo”. Ma – aggiunge – “siamo pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”.

Il raid che ha ucciso il generale Soleimani non era l’unica azione offensiva progettata dagli Usa: lo stesso giorno, scrive il Washington Post, tentarono di colpire nello Yemen Abdul Reza Shahlai, uno dei capi  delle forze d’èlite di sui Soleimani era il comandante, ma la missione non andò un porto.

Le nuove sanzioni, dettagliate dai segretari al Tesoro Steve Mnuchin e di Stato Mike Pompeo, sono conseguenti all’attacco missilistico iraniano contro due basi Usa in Iraq, nella notte tra il 7 e l’8: colpiscono vari settori, tra cui il manifatturiero, il tessile, il minerario (specie acciaio e alluminio), nonché otto dirigenti ritenuti coinvolti nell’azione militare.

Quasi contemporaneamente all’annuncio delle sanzioni, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Baghdad e in altre città irachene, innalzando cartelli e scandendo slogan contro gli Stati Uniti e l’Iran, accusati entrambi di ingerenza nel Paese. E’ un rilancio del movimento che in ottobre aveva violentemente protestato contro disoccupazione, corruzione, mancanza di servizi essenziali. Il venerdì di preghiera è stato preceduto da aspri scontri tra dimostranti e forze dell’ordine a Kerbala, nel Bud, e a Bassora, nell’Est, con numerosi arresti.

La guida religiosa e politica sciita irachena, il Grand Ayatollah Ali Sistani, 89 anni, punta il dito contro la “violazione della sovranità irachena” da parte di Usa e Iran, con una “escalation armata” sul suolo iracheno: “azioni aggressive e pericolose”, che “deteriorano la situazione” nella Regione.

Nell’inchiesta sulla tragedia del Boeing, ci sono sviluppi importanti, ma nessun punto fermo. L’Iran si dice “certo” che l’aereo ucraino, precipitato all’alba di mercoledì subito dopo il decollo dall’aeroporto di Teheran, non sia stato colpito da un missile, nonostante accuse esplicite di Canada e Gran Bretagna e i forti sospetti avanzati dal Pentagono e condivisi dalla Nato.

Per stornare i sospetti, l’Iran invita a partecipare all’inchiesta, come dicono le norme internazionali, i tecnici della Boeing ed esperti Usa del National Transportation Safety Board, oltre a quelli di tutti gli altri Paesi coinvolti nel disastro. Kiev ha già sul posto un team di 50 investigatori, che stanno analizzando con gli iraniani le scatole nere: un processo che può richiedere mesi.

Se a Teheran si parla di “una grande menzogna degli Usa”, molte fonti delle intelligence occidentali insistono sulla tesi dell’abbattimento per errore. Una prova sarebbe anche fornita da un video in cui il velivolo pare esplodere in cielo. Mosca sostiene che finora non ci sono i presupposti per accusare l’Iran del disastro. Pure Parigi, “disponibile a fornire le competenze necessarie” e prudente. Fra chi avalla la tesi del missile c’è invece l’Olanda, con la tragica esperienza del volo Malaysia Airlines partito da Amsterdam e diretto a Kuala Lumpur, abbattuto da un missile terra-aria sui cieli ucraini nel 2014.

Dall’Ue alla Nato comunque si moltiplicano gli appelli per “un’inchiesta indipendente e credibile”. A Teheran è giunto un team di dieci canadesi, per “occuparsi delle 63 vittime” del loro Paese. L’Iran intende “facilitare” il loro compito, anche se Ottawa ha interrotto le relazioni diplomatiche con Teheran nel 2012 a causa del sostegno iraniano a Bashar al Assad in Siria.

Tra incertezze sulle cause della tragedia e tensioni persistenti tra Usa e Iran, numerose compagnie hanno sospeso i loro voli su Teheran. Tra queste la Lufthansa, che ha richiamato un aereo in volo verso la capitale iraniana e ha deciso uno stop almeno fino al 20 gennaio.

La riunione a Bruxelles dei ministri degli Esteri dell’Ue, convocata per la crisi nel Golfo, non dà risultati particolari. Agli europei, Pompeo ricorda che Qasim Soleimani, il comandante iraniano assassinato, aveva piani per colpire e uccidere interessi e soldati degli Stati Uniti. E l’Ue chiede all’Iran di rispettare l’accordo sul nucleare, denunciato dagli Usa nel 2018.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+