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Turkstream - Libia - Putin - Erdogan
ISTANBUL, Jan. 8, 2020 Russian President Vladimir Putin, Turkish President Recep Tayyip Erdogan, Serbian President Aleksandar Vucic and Bulgarian Prime Minister Boyko Borissov attend the inauguration ceremony of the TurkStream project in Istanbul, Turkey, Jan. 8, 2020. The TurkStream project will deliver Russian gas to Turkey and Europe. (Credit Image: © Xu Suhui/Xinhua via ZUMA Wire)

Se ci riescono pure questa volta, diventeranno i maghi del cessate-il-fuoco del XXI Secolo: dopo avere disinnescato, a risultati turchi conseguiti, lo scontro militare nel Kurdistan siriano, acceso dall’intervento turco in funzione anti-curda, i presidenti russo Vladimir Putin e turco Recep Tayyip Erdogan chiedono, all’inaugurazione del gasdotto Turkstream, “un cessate-il-fuoco in Libia a partire dalla mezzanotte di domenica 12 gennaio”.

Gli antagonisti libici Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar daranno loro retta? Putin ed Erdogan hanno senz’altro più peso che l’Italia o l’Ue o l’Onu, visto che li foraggiano in armi ed equipaggiamenti, non solo con buone parole. Putin ed Erdogan non vogliono che la crisi abbia una soluzione militare e ne incoraggiano una politica.

La richiesta dei due leader è stata annunciata dal ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, dopo un Vertice turco-russo a Istanbul. Cavusoglu, che ieri sera aveva visto il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio, assicura che la Turchia continuerà i suoi sforzi con “il partner russo” e tutte le parti in Libia per “stabilire una pace permanente” nel Paese – detto da chi ha appena mandato uomini e mezzi per sostenere l’una parte contro l’altra: proprio ieri, la partenza dei primi 35 uomini -.

I due leader hanno pure parlato delle tensioni fra Teheran e Washington, dopo la ritorsione iraniana della scorsa notte all’uccisione, da parte degli Usa, del generale iraniano Qasim Soleimani. Putin ed Erdogan dicono di lavorare per stemperare le tensioni e per avviare, con le arti della diplomazia, una de-escalation.

L’occasione del Vertice fra Erdogan e Putin, giunto a Istanbul da Damasco, è stata l’inaugurazione del gasdotto TurkStream, da ieri ufficialmente operativo. Alla cerimonia del ‘giro della valvola’ c’erano pure il premier bulgaro Boyko Borisov e il presidente serbo Aleksandr Vucic: tutti e quattro i leader hanno dato il via insieme alle forniture.

Erdogan ha detto: “Il TurkStream, per cui abbiamo fatto molti sforzi con i nostri amici russi, è progetto d’importanza storica sia per le nostre relazioni che per la mappa energetica”. Il serbo Vucic ha sottolineato il rilievo del gasdotto per il suo Paese, che ne è attraversato per 403 chilometri e che ne ricaverà certezza di approvvigionamento energetico.

Chi non mostra molto entusiasmo è la Commissione europea, che – fa sapere – “intende applicare tutte le norme energetiche comunitarie pertinenti a tutti i gasdotti sul territorio ‘Ue senza discriminazioni” (ma pure senza benevole condiscendenze).

Il gasdotto TurkStream fornirà gas russo alla Turchia e all’Europa meridionale e sud-orientale tramite due condutture parallele: corre per 930 km partendo dalla regione di Krasnodar in Russia lungo il fondo del Mar Nero fino alla costa turca e risale poi l’Europa via Bulgaria e Balcani. La nuova infrastruttura consente al gas russo d’arrivare ai suoi destinatari senza passare dall’Ucraina, privando d’una leva d’azione il governo di Kiev.

Gasdotti come strumenti d’approvvigionamento energetico, ma anche come canali di collegamento politico e militare: pegni d’alleanze, non solo d’opportunità commerciali. La storia del TurkStream lo dimostra: l’attuale progetto discende dal SouthStream, annullato nel 2014. Sospeso, sia pure temporaneamente dopo l’abbattimento di un caccia russo da parte turca nel novembre 2015, l’idea divenne operativa un anno più tardi, dopo un miglioramento del clima fra Turchia e Russia.

La costruzione iniziò a maggio 2017 e s’è conclusa nel giro di 30 mesi: le prime forniture di gas tramite il gasdotto sono già iniziate.

La cerimonia di Istanbul segue di una settimana una analoga ad Atene: il 2 gennaio Grecia, Cipro e Israele avevano siglato l’intesa per costruire il gasdotto EastMed: una risposta al TurkStream e pure all’espansionismo turco nel Mediterraneo e all’intesa tra Turchia e Libia sulla zona economica esclusiva marittima (Zee), che pretende d’inglobare i campi petroliferi offshore ciprioti.

Il patto di Atene, firmato alla presenza dei premier israeliano Benjamin Netanyahu e greco Kyriakos Mitsotakis e del presidente cipriota Nicos Anastasiades, prevede anche misure di difesa del condotto, che dovrebbe portare verso l’Europa il gas naturale estratto dalle acque territoriali d’Israele e Cipro. Una volta realizzata, la nuova struttura, lunga oltre 2000 chilometri, canalizzerà ogni anno tra i nove e i 12 miliardi di metri cubi di gas dalle piattaforme offshore di Israele e Cipro alla Grecia e poi all’Italia e ad altri Paesi dell’Europa meridionale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+