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Libia - Ue - Di Maio - Borrell
BRUSSELS, Jan. 7, 2020 Italian Foreign Minister Luigi Di Maio speaks to the media after a meeting on Libya with EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy Josep Borrell Fontelles in Brussels, Belgium, Jan. 7, 2020. (Credit Image: © Zheng Huansong/Xinhua via ZUMA Wire)

“La Libia rimane una priorità per l’Ue”, scrive su Twitter l’alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza Josep Borrell, dopo un incontro a Bruxelles coi ministri degli Esteri di Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia. Luigi Di Maio, Jean Yves Le Drian, Heiko Maas e Dominic Raab dovevano essere ieri a Tripoli con Borrell e, invece, si sono ritrovati a Bruxelles, a discutere “come l’Ue possa ulteriormente contribuire  alla mediazione Onu e a un rapido ritorno a negoziati politici”.

Mentre il generale Haftar prende la Sirte e la Turchia invia truppe e mercenari a sostenere al-Sarraj, gli europei chiedono che “tutti rispettino l’embargo dell’Onu” e dicono no “ad azioni unilaterali”. “Vogliamo che cessino le interferenze esterne e l’escalation”, dice Di Maio: “L’Ue sia protagonista, da domani ci sia un cambio di passo”. Da Bruxelles, Di Maio va ad Ankara, per incontrare il turco Mevlut Cavusoglu: sbarca quasi contemporaneamente al presidente russo Vladimir Putin, che arriva da Damasco e che oggi vedrà il presidente turco Racep Tayyip Erdogan.

La musica del quintetto europeo suona sincopata, rispetto alla drammaticità degli eventi in Libia e ai pericoli che il precipitare della situazione e l’intervento della Turchia comportano per la stabilità del Mediterraneo. “Oggi dovevo essere in Libia, sotto il sole libico, invece che sotto il cielo grigio di Bruxelles, ma non siamo partiti per Tripoli a causa della situazione della sicurezza” nel Paese, spiega Borrell. “Ci hanno vivamente consigliato di non fare quel viaggio”.

Così, invece di avventurarsi in Libia, i ministri degli Esteri dei Grandi dell’Ue prendono la via più familiare – e sicura – di Bruxelles: Di Maio e Borrell arrivano insieme, da Roma, dove lunedì sera avevano avuto una cena di lavoro. Nel menù, ovviamente, la Libia. L’incontro del quintetto è stato preceduto da una riunione degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza dell’Ue, sempre sulla situazione in Libia.

Il consulto dura poche ore. Tutti i ministri saranno di ritorno a Bruxelles venerdì, quando ci sarà pure il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, per discutere con gli europei come domare, se non spegnere, l’incendio attizzato tra Iraq e Iran dall’uccisione, a opera degli americani, del generale iraniano Qasim Soleimani. Secondo fonti britanniche, già ieri, dopo la discussione sulla Libia, i ministri di Francia, Germania e Regno Unito (il cosiddetto E-3) hanno parlato delle tensioni tra Usa e Iran: vogliono spingere per una de-escalation, invitare Teheran a non disimpegnarsi dall’accordo sul nucleare (di cui i tre Paesi sono firmatari).

Fra i ministri del quintetto, tutti coinvolti nel processo di Berlino per la normalizzazione della Libia, c’è stata una discussione approfondita “perché vediamo un’escalation davvero pericolosa”, fa sapere il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna, Peter Stano. “Nel Paese la situazione è molto seria e c’è un’escalation. Rafforziamo l’appello per porre fine alla violenza e vogliamo dimostrare che siamo capaci di trovare una soluzione politica”. Quale questa sia, però, non è chiaro.

Per Borrell, “in Libia noi dobbiamo sicuramente parlare con tutti gli attori rilevanti, con al-Sarraj e con Haftar. Speriamo di avere modo di stabilire nei prossimi giorni i contatti che fino ad ora non siamo riusciti ad avere … Continueremo a provare a restare in contatto con gli attori libici per esprimere loro questi punti rilevanti che abbiamo espresso oggi con i colleghi europei. l’Europa non usa la forza ma attività diplomatiche”.

Una dichiarazione d’impotenza, da parte di Borrell; o di irrilevanza, perché l’alto rappresentante ammette che gli interlocutori libici non gli hanno finora badato. Il tedesco Maas prova a mettere tutto nella prospettiva dell’incontro di Berlino: “I colloqui” per una tregua in Libia “proseguono – dice -, con l’obiettivo” di arrivare a una decisione a Berlino e di “creare le condizioni per una soluzione politica”. Ma questa non appare, al momento, l’intenzione o almeno la priorità di al-Sarraj e di Haftar.

Se, come dice Borrell, la Libia resta una priorità dell’Ue, l’Ue non appare più – ammesso che lo sia mai stata – una priorità per i leader libici, che si sono trovati amici ed alleati che parlano magari di meno, ma fanno di più.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+