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Ari Behn: suicidio tra #MeToo e monarchie tristi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 27/12/2019

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Gentile Redazione, ho letto la notizia del suicidio di Ari Behn, ex marito della principessa di Norvegia Martha Louise. Mi ha colpito il fatto che il suo nome fosse legato allo scandalo delle molestie sessuali, da parte – sosteneva lo scrittore – dell’attore Kevin Spacey. La ‘maledizione’ di #MeToo colpisce anche gli accusatori, oltre che gli accusati?, oppure il suicidio di Behn è un capitolo delle monarchie tristi del Nord Europa? Orazio Vinciguerra

Suicidatosi a Lommedalen il giorno di Natale, Ari Mikael Behn, 47 anni, non viveva di luce riflessa della principessa Martha Louise, sposata nel 2002 e da cui aveva divorziato due anni fa, dopo averne avuto tre figlie: era uno scrittore di fama, spesso al centro dell’attenzione dei media. Behn fu anche tra gli accusatori di Kevin Spacey: disse che nel 2007 l’attore l’aveva molestato, stringendogli i genitali sotto il tavolo di un locale, a un ricevimento dopo un concerto per la consegna del Nobel per la Pace.

Non ci sono dettagli sulle circostanze del suicidio: si sa che la polizia è stata chiamata a casa sua alle 16.47. La famiglia s’è limitata a riferire che lo scrittore “s’è tolto la vita”: s’ignora se fosse malato o depresso.

Nella storia di Behn, c’è un’eco della presenza, silenziosa e triste, accanto alla regina Beatrice d’Olanda, di Claus van Amsberg, diplomatico tedesco, un passato – ovvio, nella sua generazione – nella Gioventù Hitleriana e nella Wehrmacht: Claus seppe superare l’ostilità degli olandesi, prima di essere vittima della depressione fino alla morte nel 2002. O delle ansie dell’erede al trono di Svezia, la principessa Vittoria, passata attraverso una anoressia nervosa: per curarsi, lontana dagli occhi dei media e dai doveri istituzionali, si trasferì per un anno negli Stati Uniti; oggi, pienamente ripresasi, è in prima linea come testimonial contro i disordini alimentari. E poi c’è la figura mite e un po’ curva di Filippo d’Edimburgo, una vita un passo indietro alla Regina Elisabetta e, a 98 anni, confinato lontano da compiti ufficiali, mentre lei, 93. continua a tenere lontano dal trono il figlio ‘muso lungo’ Carlo.

Behn, nato Bjoershol, era autore di tre romanzi e di due collezione di novelle; scrisse pure un libro sul suo matrimonio. Nel 1999, quando non era ancora il consorte della principessa Martha Louise, le sue novelle ‘Triste come l’inferno’ vendettero centomila copie – un numero enorme in Norvegia, come dire più di un milione di copie in Italia – e furono tradotto in diverse lingue. Nel 2011, Behn esordì come commediografo, con Treningstimen, rappresentato a Oslo.

Il matrimonio con la principessa, quarta in linea di successione al trono norvegese, durò 15 anni: con il divorzio i due coniugi concordarono l’affidamento congiunto delle tre figlie, Maud Angelica, Leah Isadora  ed Emma Tallulah, nessuna delle quali ha titolo nobiliare – Behn stesso non ebbe mai né titoli né privilegi -.

Martha Luisa non è un carattere semplice del suo, anche se nelle foto appare spesso radiosa: autrice anch’essa, di libri per i bambini, sostiene di potere comunicare con gli animali e con gli angeli e ha pure aperto una scuola alternativa di terapia chiamata Astarte, dal nome di un’antica divinità fenicia e più in generale semitica. Il che le ha attirato numerose critiche della cultura e della scienza tradizionale.

Ari Behn era abituato a fare notizia. Nel 2006, destò scalpore in Norvegia dicendo che votava laburista. E nel 2009 una polemica tra il genero del re e un personaggio di corte suscitò imbarazzo a palazzo e l’attenzione dei media. L’ultima fiammata a fine 2017, quando, già divorziato, accusò Spacey, finito del tritatutto di #MeToo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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