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Usa: impeachment, Camera invia Trump a giudizio Senato

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 19/12/2019

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Nella notte, la Camera ha votato in rinvio a giudizio per impeachment, con l’accusa di abuso di potere e ostruzione della giustizia, del presidente Donald Trump, che dovrà ora essere processato dal Senato.

Il 45° presidente degli Stati Uniti sta per divenire il terzo a essere rinviato a giudizio e a rischiare l’impeachment, ma la Borsa di New York va su e gli indici di gradimento di Donald Trump salgono: nell’ultimo sondaggio Gallup, il magnate presidente ha guadagnato sei punti da quando la Camera ha avviato l’inchiesta nei suoi confronti, salendo dal 39% al 45%. Il 51% degli intervistati è contro l’impeachment, un incremento del 5% da quando la speaker della Camera Nancy Pelosi lanciò l’indagine, innescata da un intreccio tra interessi di Stato e interessi politici personali nei rapporti con l’Ucraina. Il 46% è favorevole all’impeachment e alla rimozione, giù di sei punti; solo il 5% degli elettori repubblicani è a favore, contro l’85% dei democratici – un segno della polarizzazione dell’Unione, acuita da questa vicenda -.

Sempre i sondaggi attribuiscono a Trump buone possibilità di essere rieletto il prossimo novembre, anche se lo danno oggi perdente contro alcuni dei suoi potenziali rivali democratici.

La seduta decisiva della Camera è iniziata di buon mattino, alle 09.00 ora di Washington, le 15.00 in Italia: per evitare quanto verificatosi la scorsa settimana in Commissione Giustizia – un dibattito fiume di 14 ore, con sospensione della seduta nel cuore della notte e ripresa il giorno dopo –, martedì la Commissione dei Regolamenti aveva deciso di dedicare al dibattito sei ore, tre ore d’interventi per i democratici e altrettante per i repubblicani.

Ma i repubblicani hanno ugualmente attuato tattiche dilatorie, prima presentando una mozione per rinviare il voto e poi intavolando un dibattito sulle regole del dibattito, approvate solo alle 12.00, cioè le 18.00 in Italia, quando, con la lettura dei due capi di imputazione, abuso di potere e ostruzione alla giustizia, è finalmente cominciato il dibattito nel merito. Alla fine, il voto separato su ciascuno dei capi d’imputazione: scontato l’esito, con i democratici in maggioranza.

Tutti i voti preliminari sono stati su base partitica – solo due democratici hanno violato la disciplina di gruppo -. Nancy Pelosi, la speaker della Camera, ha lasciato la presidenza della discussione giusto il tempo di fare il suo discorso: una replica alle accuse del presidente, virulente contro di lei, “Trump ha violato la Costituzione …, è una minaccia costante alla sicurezza degli Stati Uniti”.

In una lettera alla Pelosi, Trump, martedì, le aveva scritto: “La storia la giudicherà in modo severo, mentre lei porta avanti questa farsa dell’impeachment”, considerata “un tentato colpo di Stato illegale e partigiano”. E ieri ha di nuovo insistito in un tweet: “Il peggior speaket di tutti i tempi”.

In un altro tweet il presidente aveva assunto toni vittimisti: “Riuscite a credere che oggi sarò messo sotto accusa dalla sinistra radicale, e dai fannulloni democratici?, e non ho fatto niente! – frase tutta in maiuscolo – Una cosa terribile.  Questo non dovrebbe mai più succedere a un altro presidente. Dite una preghiera!”; e ancora “E’ un assalto all’America”.

Il programma di giornata della Casa Bianca prevedeva per Trump un unico impegno in mattinata, con il consueto briefing d’intelligence. Poi, nel pomeriggio, alle 16.30 locali (le 22.30 in Italia), il presidente doveva imbarcarsi  sull’Air Force One per Battle Creek, nel Michigan, dove doveva tenere un comizio nel segno dello slogan ‘Keep America great’.

Il dibattito della Camera è stato accompagnato da una protesta sul Campidoglio, a sostegno dell’impeachment, dopo gli oltre 600 tra raduni e marce di martedì in varie città di tutti i 50 Stati dell’Unione, da Times Square a New York al centro di Anchorage in Alaska.

Con il voto della Camera, Trump diventa il terzo presidente degli Stati Uniti a subire un processo per impeachment, dopo Andrew Johnson, il successore di Abraham Lincoln, e Bill Clinton. Se il Senato decidesse la sua rimozione, sarebbe un inedito nella storia americana, ma l’eventualità è remota: i senatori, prima del processo, giureranno d’amministrare la giustizia “in modo imparziale”, ma il capo dei repubblicani Mitch McConnell ha già detto di non sentirsi obbligato a essere imparziale.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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