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Usa: impeachment, Trump tradito dal suo telefonino

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 08/12/2019

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Per essere quello che ha basato buona parte della sua campagna contro Hillary Clinton sul fatto che la sua rivale era una criminale perché, da segretario di Stato, aveva continuato a usare la sua mail privata, mettendo a repentaglio informazioni riservate, Donald Trump è stato punto sul vivo quando la Cnn ha affermato che il presidente usa ancora il telefonino personale.

L’ira del magnate è sfociata – chi l’avrebbe mai detto – in un tweet: “La Fake News @CNN sta riferendo che io sto ‘ancora usando il mio telefonino personale per le chiamate nonostante i moniti sulla sicurezza’. E’ un’informazione totalmente falsa. Non ho un telefonino personale da anni. Uso solo quelli approvati e rilasciati dal governo. Ritrattate!”. Cosa che, ieri sera, la Cnn non aveva ancora fatto, scegliendo piuttosto, di dare rilievo a una vibrante denuncia di Trump: “Gli americani oggi devono tirare lo sciacquone 10/15 volte, mentre prima ne bastava una. C’è qualcosa che non va”, nei sanitari d’America. Ma non preoccupiamoci: Trump risolverà anche questo problema.

La questione dell’utilizzo del telefonino e di account email privati, da parte di responsabili pubblici, investe la sicurezza: sono più facili da intercettare e da hackerare di quelli ‘a prova d’intelligence’ (straniera). Ne sa qualcosa Angela Merkel, che anni fa scoprì che le sue telefonate ‘private’ erano tutte ascoltate da Barack Obama, o almeno da agenti americani: per carità, Obama era un amico e Angela è meno impulsiva ed estemporanea nelle sue comunicazioni di Donald, ma la cancelliera s’irritò lo stesso e molto.

A ricordare che la minaccia terroristica resta immanente e che la sicurezza è un’esigenza primaria, c’è stata, giovedì, la strage nella base di Pensacola ad opera di un sotto-tenente saudita che seguiva un corso d’addestramento al volo, Mohammed Said Alshamrani. Analizzando i suoi social, l’Fbi ha scoperto un tweet in cui l’ufficiale, senza rivendicare l’appartenenza ad alcun gruppo, riecheggia una frase di Obama bin Laden, il defunto capo di Al-Qaida: “la sicurezza è un destino condiviso … Non saremo sicuri finché non la vivremo come realtà in Palestina e le truppe Usa non se ne saranno andate dalla nostra terra”. Inoltre, Alshamrani aveva rilanciato il discorso di Trump a Gerusalemme nel 2017: un discorso urticante per tutti i filo-palestinesi; e riteneva gli Usa “la nazione del Male”. Secondo l’Fbi, l’uomo era un ‘lupo solitario’: avrebbe agito da solo, senza connessioni né complici.

Le punture di spillo sulla sicurezza non avranno eco in Commissione Giustizia della Camera, dove, la prossima settimana, proseguiranno le audizioni nell’inchiesta sullimpeachment del presidente. Respingendo l’invito rivolto a Trump e ai suoi legali a essere presenti, l’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone ha scritto che l’indagine è “completamente senza fondamento” e che la speaker della Camera Nancy Pelosi ha ordinato di formalizzare l’impeachment “prima che la commissione avesse uno straccio di prova”. I democratici e la Camera hanno già sprecato a sufficienza tempo e denaro dei contribuenti americani “with this charade”, “con questa farsa”. In passato, i legali dei presidenti Nixon e Clinton, pure oggetto di procedure d’impeachment, furono invece presenti alle udienze e interagirono con la Commissioni inquirenti della Camera.

Un po’ contraddittoriamente, i repubblicani hanno però chiesto di chiamare a deporre alla Camera, con un mandato, il figlio dell’ex vice-presidente Joe Biden, Hunter, il presidente della Commissione Intelligence Adam Schiff e la talpa che ha fatto scattare l’indagine segnalando la telefonata galeotta di Trump al presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Oltre 500 docenti di diritto, fra cui professori di Harvard, Yale, la Columbia e altre prestigiose università, hanno firmato una lettera aperta in cui affermano che la condotta di Trump comporta l’impeachment e che il Congresso agirebbe nell’ambito dei suoi poteri rimuovendolo dall’incarico.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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