Home Europa Nato: quattro amici al bar, pardon a Buckingham Palace

Nato: quattro amici al bar, pardon a Buckingham Palace

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 05/12/2019

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Ho visto il video della tv canadese, ripreso dai nostri giornali online, che mostra i leader di alcune potenze occidentali ‘zimbellare’ amabilmente Donald Trump, conversando tra loro al Vertice della Nato di Londra, a Buckingham Palace. Nessuno mette in dubbio che Trump sia un personaggio discutibile, poco equilibrato e talora caricaturale. Ma è accettabile per degli uomini di Stato, in un contesto istituzionale, lasciarsi andare a siparietti da bambini dell’asilo? Senza contare che il presidente Usa, fino a prova contraria, decide gli equilibri geopolitici mondiali e forse lo farà per altri quattro anni. Non credo sia saggio trattarlo come una macchietta, quantomeno se ti chiami Emmanuel Macron o Boris Johnson.
Marco Livadiotti

Gentile Lettore, mi permetta di prendere con lei un drink a un’apericena fra colleghi di lavoro – non a Buckingham Palace, ma al bar sotto l’ufficio – e di scambiare battute sulla politica internazionale. Che cosa ne resta di serio, le chiederei, da quando Donald Trump ne è protagonista? E’ tutta un mix di tweet, boutades, fanfaronate, contraddizioni, palesi menzogne. E, probabilmente, rideremmo insieme ricordando che, per ridurre l’impatto del mancato aiuto ai curdi sotto attacco della Turchia, il magnate showman lamentò che i curdi non presero parte allo sbarco in Normandia.

Macron, Trudeau, Johnson – tu quoque?, clone mi! – e il premier olandese Mark Rutte, che fanno capannello e ridono, martedì sera a Buckingham Palace, prendendosi (almeno apparentemente: l’audio non è per nulla chiaro) gioco di Trump si sono in fondo adeguati al loro interlocutore. Che ha sdoganato dabbenaggine e grossolanità nella politica internazionale.

In realtà, non è proprio così, perché episodi del genere non sono inediti: ricordo un gustoso quanto improvvido duetto davanti alla caraffa del succo d’arancia tra George W. Bush e Tony Blair, a un lunch di lavoro del Vertice del G7 di Leningrado, con bersaglio il padrone di casa Vladimir Putin. Nessuno, però, ci badava troppo, perché la sostanza stava altrove e le gaffes, frutto di rilassatezza o distrazione, erano una nota a margine; adesso, invece, che la sostanza non c’è, o che si preferisce glissarci sopra, l’episodietto diventa la storia.

Meglio, comunque, che il sorrisetto ci scappi ai drink: lo si può liquidare con una battuta; al più, se sei Trump e ti prendi molto sul serio, con un tweet. Se invece ti scappa in conferenza stampa, come successe a Sarkozy e alla Merkel nei confronti di Berlusconi, il sorrisetto annuncia guai grossi. Ma, in conferenza stampa, ieri e martedì, a Londra, i nostri eroi erano tutti serissimi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Twitter

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