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Nato - summit - Londra - settant'anni
December 2, 2019, Watford, HERTFORDSHIRE, UK: WATFORD, UK. A sign indicates when access to the area will be restricted to the public ahead of the NATO Summit at The Grove Hotel Chandler's Cross, which will be attended by heads of state and government. The main NATO leaders' meeting takes place on 4 December. Donald Trump, President of the United States, who will be one of the leaders attending, will also be one of the guests at a reception at Buckingham Palace on 3 December. (Credit Image: © Stephen Chung/London News Pictures via ZUMA Wire)

Quando gli Stati Uniti e l’Alleanza atlantica, che compie settant’anni, avevano nemici  ben definiti, cioè l’Unione sovietica e il Patto di Varsavia, i Vertici della Nato erano rari e noiosi: tutto era già scritto prima e le folle che scandivano nelle piazze “Meglio rossi che morti” non spostavano d’una riga le certezze dei leader, che puntualmente confermavano la decisione di installare gli euromissili. Il massimo dell’emozione erano gli screzi tra Grecia e Turchia: Giorgio Papandreu padre arrivò qualche volta ad incrinare l’unità atlantica.

Da quando ha vinto la Guerra Fredda, l’Alleanza si trova ad avere nemici sempre indefiniti e talora immateriali, come il terrorismo integralista o il cyber-terrorismo, mentre concetti dominanti fino agli Anni Novanta – dissuasione, fuori area, pronto intervento – non hanno più senso, o hanno valenze profondamente diverse. I Vertici della Nato sono più frequenti, ma ugualmente noiosi: se, sulla carta, c’è da inventarsi ogni volta una nuova missione, per rendere attuale l’Alleanza, lo sforzo è soprattutto quello di coprire gli screzi tra partner. Che esplodono quando gli Stati Uniti hanno toni e modi da padre padrone: accadde, ad esempio, con l’invasione dell’Iraq nel 2003; e accade di nuovo e di più ora, perché Donald Trump non polarizza solo l’opinione pubblica negli Stati Uniti, ma pure il campo dei suoi alleati.

Succede, così, rileva il Washington Post, alla vigilia del Summit di Londra, convocato per celebrare i settant’anni della Nato, che i Vertici, tradizionalmente più succosi di notizie nei bilaterali che nelle plenarie, diventano un deserto di incontri a quattr’occhi, perché nessuno ha voglia di confrontarsi con Trump, una scheggia impazzita, che magari ti chiede di mettere sotto inchiesta – nel tuo Paese – un suo rivale politico e che vuole solo potersi vantare, tornando a casa, di avere convinto gli alleati a pagare di più per la difesa comune.

A Londra, oggi e domani, Trump vuole concentrare l’attenzione sui pericoli rappresentati dalla Cina e dal 5G ‘made in Huawei e Zte‘; e vuole distogliere l’opinione pubblica americana dagli sviluppi alla Camera dell’inchiesta sull’impeachment. Le questioni ‘filosofiche’ poste dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo cui la Nato è “cerebralmente morta”; le relazioni critiche con la Russia e gli irrisolti nodi ucraini; i contrasti sulle scelte nei confronti dell’Iran e l’altalena delle opzioni contro l’Isis e in Afghanistan non lo appassionano.

A Londra, Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che pure critica il giudizio del francese sull’Alleanza, non arrivano per fare baruffa con Trump, ma neppure per fare concessioni. A loro, andrebbe bene se tutto si risolvesse nell’elogio, dal sapore magari un po’ funebre, della Nato, che, nei suoi settant’anni, ha quasi triplicato i suoi membri, convertendo nelle sue fila in alleati trenta ex nemici.

Una storia di successo”, scrive su AffarInternazionali.it Alessandro Marrone: “Ferma restando la presa d’atto di un mondo oggi più multipolare e meno occidentale di un decennio fa, celebrare i settant’anni dell’Alleanza dovrebbe essere un modo per ricordare i valori, gli interessi e gli obiettivi strategici che accomunano e legano i Paesi occidentali di oggi. E per non dimenticare che se è stato possibile costruire in Europa uno spazio di pace e di sicurezza a partire dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e all’ombra della Guerra Fredda, è certo possibile mantenerlo, proteggerlo e ampliarlo oggi in una situazione molto meno drammatica”.

Quella dell’Alleanza è una crisi di mezza età tardiva: per consolarsene, la Nato progetta di regalarsi un aumento delle risorse, con l’obiettivo di arrivare a 400 miliardi di dollari nel 2024, e stanziamenti per la difesa e gli armamenti in ogni Paese membro pari a un minimo del 2% del Pil nazionale.

Il Vertice sarà preceduto da un incontro fra i leader di Regno Unito, Germania, Francia e Turchia sulla situazione in Siria alla luce della controversa operazione anti-milizie curde lanciata da Ankara. Seguirà in serata il ricevimento dei leader oispiti della regina Elisabetta a Buckingham Palace. Domani, i protagonisti si sposteranno a Watford, nell’Hertfordshire, per l’appartato e blindatissimo Vertice vero e proprio, nelle sale del Grove Hotel, dove le delegazioni saranno accolte dal premier britannico Boris Johnson e dal segretario generale dell’Alleanza, il norvegese Jens Stoltenberg.

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+