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Usa - impeachment - Mulvaney - mail
October 17, 2019, Washington, DC, United States of America: White House acting Chief of Staff Mick Mulvaney speaks with reporters in the James Brady Press Briefing Room at the White House October 17, 2019 in Washington, DC. Mulvaney admitted that a there was a quid pro quo in the presidents dealings with Ukraine but later attempted to walk back the statement. (Credit Image: © Joyce Boghosian via ZUMA Wire)

Alla Casa Bianca, qualcuno s’era subito accorto che la telefonata del 25 luglio tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky puzzava di bruciato e poteva creare guai. Ci fu uno scambio di mail frenetico – centinaia di documenti – per cercare di giustificare, a cose fatte, il blocco di 391 milioni di dollari di aiuti militari stanziati dal Congresso all’Ucraina e per discutere se vi fosse una base legale per tale decisione. Lo racconta il Washington Post, citando “tre fonti” a conoscenza degli atti e delle mail e documentando “l’ampio sforzo” per coprire il magnate presidente.

La ricerca compiuta dall’ufficio legale della Casa Bianca, innescata dall’indagine sull’impeachment avviata dalla Camera, include scambi di email a inizio agosto tra il capo ad interim dello staff Mick Mulvaney e dirigenti dell’ufficio budget, che chiedono spiegazioni per il blocco dei fondi dopo che Trump li aveva bloccati.

Proprio Mulvaney potrebbe essere presto sentito dalla Commissione Intelligence della Camera: lui cerca di sottrarsi all’audizione, ma non è sicuro che ci riesca. Il presidente della Commissione Adam Schiff, che coordina l’indagine sull’impeachment, non esclude ulteriori deposizioni e udienze pubbliche e lascia trapelare una certa irritazione nei confronti di John Bolton, l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale, che da una parte fa sapere di avere cose da dire e dall’altra si trincera dietro la magistratura per evitare di dirle.

La Commissione – dice Schiff – continuerà la sua indagine anche mentre redige il suo rapporto: non sono ancora stati decisi gli articoli da contestare al presidente. “Ogni giorno acquisiamo ulteriori prove”.

Il New York Times approfondisce le responsabilità di Rudy Giuliani, l’avvocato del presidente che avrebbe guidato la ‘diplomazia parallela’ degli Usa sull’Ucraina: Giuliani avrebbe contattato due oligarchi ucraini, Dmitry Firtash e Ihor Kolomoisky, entrambi nelle peste con la giustizia in Usa, per mestare nel torbido contro i Biden, offrendosi fra l’altro di alleggerire la loro posizione. Giuliani difende il suo operato parlando al NYT: “Che male c’è a parlare con degli oligarchi?”.

A Washington si ipotizza però che Trump possa scaricare Giuliani, che ostenta sicurezza: “Vedo che mi getterà sotto il bus – cioè che lo sacrificherà, ndr-. A quanti lo dicono, io rispondo che non è così, ma ho un’assicurazione”. Frase sibillina, che alimenta una ridda di interpretazioni.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+