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Usa - impeachment - Trump
November 15, 2019, Washington, District of Columbia, USA: Wide view of the hearing room as Marie “Masha” Yovanovitch, former United States Ambassador to Kyiv, Ukraine, on behalf of the US Department of State, testifies during the US House Permanent Select Committee on Intelligence public hearing as they investigate the impeachment of US President Donald J. Trump on Capitol Hill in Washington, DC on Friday, November 15, 2019 (Credit Image: © Ron Sachs/CNP via ZUMA Wire)

Donald Trump non vuole che i suoi collaboratori depongano davanti alla Commissione Intelligence della Camera, nell’indagine sull’impeachment, ma è pronto a farlo in prima persona. O almeno così twitta, raccogliendo un’idea della speaker della Camera, grande regista dell’offensiva democratica, Nancy Pelosi.

Il presidente la mette sul sarcastico: “La nervosa Nancy Pelosi pietrificata dalla sinistra radicale, suggerisce una mia audizione nella caccia alle streghe dell’impeachment. E dice che potrei farlo anche per iscritto. Non ho fatto nulla di sbagliato, e non mi va di dare credibilità a questa bufala, ma l’idea mi piace e la valuterò”. Il presidente è forse convinto che la platea televisiva gli gioverebbe.

Resta da sapere che cosa ne pensino i suoi avvocati, terrorizzati, nell’indagine sul Russiagate, dall’ipotesi di un suo faccia a faccia con il procuratore speciale Robert Mueller: il magnate è capacissimo di auto-incriminarsi con le sue stesse parole. Per questo, gli imposero risposte scritte.

Nelle quali, Trump potrebbe avere mentito, ad esempio negando di essere a conoscenza di contati tra la sua campagna e Wikileaks: lo afferma il team degli avvocati della Camera, che vuole ottenere materiale finora coperto da omissis. I legali rilevano contraddizioni tra dichiarazioni del presidente e dell’ex capo della sua campagna Paul Manafort. Se sarà acquisito, il materiale potrebbe venire utile anche per l’impeachment.

L’inchiesta non lascia sereno Trump, che se la sarebbe presa col segretario di Stato Mike Pompeo, perché i suoi funzionari sono “sleali” e gli testimoniano contro. E’ un fatto che diplomatici e agenti del’’intelligence sono stati finora i testi d’accusa migliori.

Oggi, tocca al colonnello Alexander Vindman, a una collaboratrice del vice-presidente Mike Pence, Jennifer Williams, e a due esperti di Ucraina e Russia, Kurt Volker e Timothy Morrison – tutti hanno già deposto a porte chiuse -.

La star della settimana sarà, domani, il rappresentante degli Usa presso l’Ue, Gordon Sondland, un teste chiave. Dopo di lui, saranno sentiti Laura K. Cooper (Pentagono) e il diplomatico David Hale, pure già sentiti a porte chiuse.

Giovedì, ecco Fiona Hill, ex direttore del Consiglio di sicurezza nazionale per l’Europa e la Russia (una col dente avvelenato, come potrebbe esserlo John Bolton, se si presenterà a testimoniare).

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+