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Usa - impeachment - Yovanovitch - ambasciatrice
November 15, 2019, Washington, District of Columbia, USA: Marie Yovanovitch, former U.S. Ambassador to Ukraine, swears in to a House Intelligence Committee impeachment inquiry hearing in Washington, D.C., U.S., on Friday, Nov. 15, 2019. Yovanovitch testified in private on October 11 that she was called back to Washington after a ''concerted campaign'' by President Trump and his allies, including Rudy Giuliani, according to a transcript released later. .Credit: Andrew Harrer / Pool via CNP (Credit Image: © Andrew Harrer/CNP via ZUMA Wire)

L’ex ambasciatrice degli Usa a Kiev Marie Yovanovitch, rimossa da Donald Trump perché “è una che crea problemi”, ha appena iniziato a parlare alla Commissione Intelligence della Camera che subito il presidente l’attacca su Twitter: “Dovunque è stata, le cose sono andate male. Cominciò in Somalia, e lì come è finita? E poi in Ucraina, dove il nuovo presidente me n’ha parlato male”.

Insomma, se il Mondo gira storto è colpa di Marie, che va a rappresentare gli Usa in posti scomodi e non mette i cocci a posto. L’attacco di Trump, mentre l’ambasciatrice si dice “sorpresa e devastata” delle critiche ricevute, suscita immediate reazioni. Lo sdegno per l’intimidazione è bipartisan: il presidente della Commissione Adam Schiff, che coordina le indagini sull’impeachment, dice alla Yovanovitch: “Il presidente la sta attaccando in tempo reale e qui prendiamo molto sul serio le intimidazioni ai testimoni”.

La Fox, la tv amica di Trump, parla di “punto di svolta” nell’inchiesta, perché l’intimidazione via Twitter del presidente da sola potrebbe valere l’impeachment. E l’ambasciatrice diventa un’eroina, dopo essere già divenuta un hashtag su Twitter, #GoMasha, quando s’era saputo che il presidente l’aveva definita “sgradevole” al telefono con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky.

Di fronte alle telecamere, la Yovanovitch ripete quello che aveva detto a porte chiuse: “La strategia politica Usa sull’Ucraina è stata gettata nel caos”. La Yovanovitch, a Kiev dal 2016, fu silurata in primavera perché non condivideva la linea della Casa Bianca del ‘quid pro quo‘, l’Ucraina doveva aprire un’inchiesta per corruzione sui Biden in cambio degli aiuti militari americani.

Trump fa raccontare ai giornalisti che avrebbe seguito solo l’intervento d’apertura del capogruppo repubblicano nella Commissione Devin Nunes e che avrebbe poi lavorato “duro per gli americani”; ma, invece, resta ad ascoltare anche le parole dell’ambasciatrice e le replica in diretta via twitter.

Per distrarre l’attenzione da una delle audizioni più pericolose di questa indagine, la Casa Bianca aveva poco prima diffuso la trascrizione della prima telefonata tra Trump e Zelensky, il 21 aprile, subito dopo l’elezione dell’attore a presidente: uno scambio di battute innocuo. Trump chiamò Zelensky dall’Air Force One per congratularsi per la sua vittoria (un passaggio: “Ricordo che l’Ucraina era sempre ben rappresentata a Miss Universo”). Invece, la conversazione ‘galeotta’ del 25 luglio, quella all’origine dell’indagine sull’impeachment, partì dallo Studio Ovale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+