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Usa - impeachment - show
BEIJING, Nov. 13, 2019 Charge d'Affairs of the U.S. Embassy in Ukraine William Taylor (R) and Deputy Assistant Secretary of State for European and Eurasian Affairs George Kent swear before the U.S. House Committee on Intelligence during the impeachment hearings on President Donald Trump on Capitol Hill in Washington D.C. Nov. 13, 2019. The U.S. House Committee on Intelligence held the first public hearing Wednesday since House Democrats launched an impeachment inquiry into President Donald Trump in September to determine whether he abused his office in his interactions with Ukraine. (Credit Image: © Liu Jie/Xinhua via ZUMA Wire)

Con la sfilata dei testi in audizione pubblica e in diretta televisiva, l’inchiesta sull’impeachment diventa show mediatico, in una sala della Camera scelta apposta perché, le sue colonne “in tv vengono bene”. L’America che s’interessa di politica segue, incollata allo schermo, il calcio d’inizio, della fase pubblica dell’indagine che potrebbe portare all’impeachment di Donald Trump, accusato di abuso di potere – e c’è pure l’ipotesi di corruzione – per avere fatto pressioni sull’Ucraina affinché indagasse su suoi rivali politici.

I primi due testimoni ascoltati in diretta tv dalla Commissione Intelligence della Camera, davanti a una vera e propria giungla di telecamere, sono William Taylor, incaricato d’affari degli Usa a Kiev, e George Kent, sotto-segretario al Dipartimento di Stato con delega all’Europa. Entrambi hanno già raccontato a porte chiuse come Trump cercò di condizionare gli aiuti militari a Kiev e pure la visita del neo-presidente Voldymyr Zelensky alla Casa Bianca con l’avvio in Ucraina di indagini contro i Biden, il padre Joe – candidato alla nomination democratica per Usa 2019 – e il figlio Hunter.

Poi toccherà fra gli altri a Marie Yovanovitch, l’ambasciatrice degli Usa in Ucraina rimossa perché ostile al ‘quid pro quo’. Altri personaggi, come Mick Mulvaney, il capo dello staff ad interim della Casa Bianca, e John Bolton, ex segretario per la sicurezza nazionale, cercano, invece, un avallo legale al loro coinvolgimento nell’inchiesta e hanno chiesto ai giudici federali di stabilire se sono tenuti o meno a presentarsi. Mulvaney non ci tiene, Bolton pare invece ansioso di raccontare quel che sa.

C’è il clima delle grandi occasioni: uno schieramento imponente di telecamere in un’aula piena, solo posti in piedi disponibili. Nel pubblico, c’è chi agita cartelli bipartisan. Uno filo – Trump: “93 giorni da quando Adam Schiff“, il presidente democratico della Commissione Intelligence, “conosce l’identità della talpa” della telefonata incriminata del 25 luglio fra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – talpa che i repubblicani vogliono che testimoni, mentre i democratici ne proteggono l’anonimato -. Uno anti .- Trump: “Mi preoccupa che, se non lo mettiamo in stato d’accusa, potrebbe essere rieletto”.

Mancano, però, i colpi di scena, le rivelazioni. La audizioni show sono condotte dal presidente Schiff e dal suo alter ego repubblicano Devin Nunes. Schiff e Nunes si dividono l’ora e mezzo di domande e risposte in due segmenti da 45′ ciascuno. Domande vengono anche poste dagli avvocati degli staff, rinforzati nella circostanza.

Schiff denuncia “atteggiamenti da impeachmnent” di Trump e lo accusa d’impedire ai testi di venire a deporre – cosa già avvenuta più volte -, mentre la speaker della Camera Nancy Pelosi sostiene che il presidente ha anteposto “interessi personali a quelli nazionali”. Nunes prende a prestito gli slogan dalla Casa Bianca: “Una campagna di diffamazione del presidente, orchestrata dai democratici e dai media”.

Taylor e Kent confermano quanto già detto a porte chiuse. Kent chiama in causa Rudy Giuliani, l’avvocato di Trump – “il suo atteggiamento mi allarmò” – e scagiona i Biden – non c’è motivo d’ipotizzare corruzione nei rapporti con la Burisma, l’azienda energetica ucraina di cui Hunter era socio-; Taylor inguaia il rappresentante degli Usa presso l’Ue Gordon Sondland, che era al corrente del ‘quid pro quo’, e pure Giuliani, che creò “un canale di comunicazione irregolare” tra Usa e Ucraina.

Trump mostra distacco rispetto all’evento: fa sapere di essere al lavoro nello Studio Ovale e di stare preparando l’incontro con il presidente turco Tarcep Rayyip Erdogan, e di seguire lo show in tv; poi cambia idea e fa sapere di non avere tempo per vedere in tv “la caccia alle streghe”. Ma a metà mattina non ce la fa più e ritwitta un video di 25 secondi della Casa Bianca contro la ‘bufala impeachment’, in cui si attacca il “circo mediatico” che “non vuole i fatti”, e si osserva che nessuno dei testi dell’indagine era presente alla conversazione telefonica fra Trump e Zelensky. Conclusione: “I democratici stanno mettendo la politica davanti al Paese e vogliono distruggere i valori dell’America!”. E lo show ‘goes on’.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+