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impeachment - telefonata - trump - zelensky
September 25, 2019 , New York, New York, USA: President DONALD J. TRUMP, right, participates in a bilateral meeting with Ukraine President VOLODYMYR ZELENSKY, left, Wednesday, at the InterContinental New York Barclay. President Trump pressured Ukraine’s leader to investigate Democratic presidential front-runner Joe Biden, according to a summary of a telephone call released by the Trump administration on Wednesday.(Credit Image: © Shealah Craighead/White House/ZUMA Wire)

C’è una seconda telefonata tra i presidenti Usa Trump e ucraino Zelensky. E’ proprio Trump a dirlo ai cronisti: “Se vogliono la trascrizione, gliela darò”. Una telefonata d’auguri, innocua: il 21 aprile, il giorno dell’elezione di Zelensky. Trump e i suoi non avevano ancora architettato la strategia del ‘quid pro quo’, io ti do gli aiuti, tu apri un’indagine sui Biden, emersa nella telefonata del 25 luglio all’origine della procedura di impeachment in corso alla Camera.

Trump afferma di non essere preoccupato da nessuno dei testi che sfilano alla Camera. Ma, intanto, vieta al capo ad interim del suo staff, Mick Mulvaney, di presentarsi a deporre “perché – spiega -non voglio dare credibilità a una procedura illegittima”.

Mulvaney sfida, dunque, il mandato di comparizione emesso nei suoi confronti, dopo aver ammesso in conferenza stampa che il congelamento degli aiuti militari a Kiev, deciso da Trump, era collegato alla richiesta di apre un’indagine sui Biden. Mulvaney ha poi ritrattato, ma la sua era quasi apparsa una confessione.

Trump è pure contrario che vi siano udienze pubbliche – cominceranno la prossima settimana -, dopo avere fin ora accusato i democratici di condurre indagini “segrete”, “a porte chiuse”. Nella trascrizione della sua audizione, pubblicata giovedì, George Kent, un funzionario del Dipartimento di Stato, ha paragonato l’atteggiamento degli Usa verso l’Ucraina a quelli condannati dagli Stati Uniti “nei Paesi più corrotti di questo mondo”.

Kent sarà ancora sentito, in udienza pubblica, la prossima settimana, insieme ai suoi colleghi Bill Taylor e Marie Yovanovitch. L’ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton si fa, invece, tirare la giacca per deporre, anche se il suo avvocato crea suspence su quel che sa.

Anche in famiglia c’è chi si smarca da Trump: intervistata dall’Ap, Ivanka, la ‘prima figlia’, dice che l’indagine è un tentativo di capovolgere le elezioni del 2016, ma dice pure che l’identità della talpa all’origine dell’inchiesta “non è particolarmente rilevante”, mentre il padre e i repubblicani chiedono che esca allo scoperto.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+