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Usa - impeachment - Taylor
October 22, 2019, Washington, District of Columbia, USA: WILLIAM TAYLOR, the acting U.S. ambassador to Ukraine, arrives at his closed-door deposition before the U.S. House Intelligence, Foreign Affairs and Oversight committees on Capitol Hill in Washington D.C. (Credit Image: © Stefani Reynolds/CNP via ZUMA Wire)

Il ‘quid pro quo’ c’è stato. E non fu una battuta sfuggita durante una conversazione telefonica, ma una precisa strategia di Donald Trump e del suo staff. L’incaricato d’affari degli Usa in Ucraina, Bill Taylor, lo ha detto alle commissioni Intelligence e Giustizia della Camera che conducono l’indagine sull’impeachment del magnate presidente.

Rudy Giuliani, l’avvocato personale di Trump, orchestrava la campagna di pressioni sull’Ucraina perché le autorità di Kiev indagassero sui Biden, Joe, l’ex vice di Barack Obama e attuale aspirante alla nomination democratica per Usa 2020, e Hunter, il figlio, in affari con una società energetica ucraina.

I democratici della Camera hanno diffuso il transcript dell’audizione di Taylor, fatta a porte chiuse due settimane or sono, e lo hanno indicato come il primo teste a comparire in un’udienza pubblica, la prossima settimana. Il New York Times ha nel frattempo appreso che Trump chiese al segretario alla Giustizia William Barr di dire in conferenza stampa che lui non aveva violato nessuna legge nella telefonata incriminata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il 25 luglio; ma Barr si rifiutò di farlo.

Nella sua deposizione, Taylor ha riferito, “in termini severi”, come egli si rese conto che la politica degli Usa verso l’Ucraina era subordinata, su richiesta del presidente, a una serie di pre-condizioni politicamente motivate. E ha detto di avere ripetutamente segnalato ai suoi referenti i rischi insiti nel collegare l’assistenza militare a un Paese terzo a indagini su rivali politici del presidente Trump.

Taylor, che dal 1985 ha servito ogni Amministrazione degli Stati Uniti, è uno stimato diplomatico. A suo giudizio, la tradizionale politica estera americana era stata sovvertita da persone al di fuori della catena di comando normale, in particolare da Giuliani.

La deposizione di Taylor, che non ebbe mai occasione di parlare direttamente con il presidente, offre, secondo i media americani, il resoconto finora più vivido di come e perché il presidente bloccò gli aiuti militari all’Ucraina, subordinandone l’erogazione, come pure l’invito di Zelensky alla Casa Bianca, all’apertura dell’inchiesta sui Biden.

La commissione intelligence della Camera ha programmato per mercoledì 13 novembre l’audizione di Taylor e di George Kent, un’altra figura del Dipartimento di Stato che ha giocato un ruolo chiave nell’Ukrainagate. Venerdì 15 toccherà a Marie Yovanovitch, l’ambasciatrice degli Usa a Kiev, rimossa da Trump perché non condivideva la sua linea. Tutti e tre hanno già deposto a porte chiuse, come anche David Hale, sotto-segretario per gli affari politici al Dipartimento di Stato, cui è stato chiesto perché lui e i suoi colleghi non si opposero al siluramento politico della Yovanovitch.

Oggi, invece, Mick Mulvaney, il capo ad interim dello staff della Casa Bianca, non andrà a deporre: l’Amministrazione non vuole che i consiglieri del presidente “partecipino a questo procedimento ridicolo, fazioso e illegittimo”, indica un comunicato. E i democratici hanno rinunciato a sollecitare per vie legali la deposizione di Charles Kupperman, ex vice-consigliere per la Sicurezza nazionale, che s’è rivolto a una corte federale per non deporre. C’è il timore che le controversie giudiziarie rallentino l’inchiesta, che procede spedita.

I repubblicani della Camera, invece, intendono chiedere un mandato di comparizione per la talpa dell’Ukrainagate, l’agente della Cia la cui identità resta segreta che ha innescato tutta l’indagine. Ma i democratici, che sono maggioranza, hanno già respinto l’idea, adducendo motivi di sicurezza. Trump, però, rilancia: lui vuole che a testimoniare sia Biden, per metterlo sotto accusa.

Taylor, che invitò i suoi colleghi diplomatici a tenersi alla larga da Giuliani, riferisce che l’allora consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton avvertì Giuliani e Sondland: “Qui non facciamo giochi politici”. La testimonianza di Bolton alla Camera è molto attesa.

Questi altri passaggi dell’audizione di Taylor: il presidente si mosse “contro l’opinione unanime d’ogni livello di discussione collegiale”; Giuliani agiva nell’interesse di Trump, non dell’Unione; c’era “un secondo canale” di politica estera, che passava da Giuliani e dal rappresentante presso l’Ue Gordon Sondland. Il “secondo canale” bloccò gli aiuti all’Ucraina, portati avanti “dal primo canale”, focalizzandosi su casi specifici d’interesse politico per il presidente e non sulla lotta alla corruzione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+