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Al-Baghdadi - Trump
October 26, 2019, Washington, DC, United States of America: U.S President Donald Trump, center, watches from the White House Situation Room as Special Operations forces close in on ISIS leader Abu Bakr al-Baghdadi at compound in Syria October 26, 2019 in Washington, DC. Joining the president from left to right are: National Security Advisor Robert O’Brien, Vice President Mike Pence, Secretary of Defense Mark Esper, Chairman of the Joint Chiefs of Staff General Mark A. Milley and Brig. Gen. Marcus Evans, Deputy Director for Special Operations. (Credit Image: © Shealah Craighead via ZUMA Wire)

Una cosa è certa: Abu Bakr al-Baghdadi, l’autoproclamato Califfo, il capo dell’Isis, il sedicente Stato islamico, è stato eliminato sabato in un raid delle forze speciali Usa. Il resto, tutto il resto, audio, video ed effetti speciali del racconto fatto all’America e al Mondo da Donald Trump, sta passando al vaglio della Var dei media americani. A cominciare dalla foto di Trump e del suo staff, riuniti nella Situation Room della Casa Bianca durante il blitz; e dalle invocazioni d’aiuto del capo dei tagliagole – le immagini originali erano senza sonoro -. I dubbi innescano battute acide sul web, ma non v’è certezza sulla ‘teatralizzazione’ della scena da parte dello ‘showman in capo’.

Pete Souza, uno che se n’intende, l’ex fotografo ufficiale di Barack Obama e Ronald Reagan, contesta la veridicità dello scatto, o almeno la spontaneità: “Una foto in posa, costruita ad arte”, twitta. E spiega: “I dati Iptc della macchina fotografica mostrano che è stata scattata” un’ora e mezza dopo la conclusione dell’azione del commando.

Obama - bin Laden - al-Baghdadi
May 01, 2011 – Washington, District of Columbia, U.S. – President BARACK OBAMA and Vice President JOE BIDEN, along with members of the national security team, receive an update on the mission against bin Laden in the Situation Room of the White House. Seated, from left, are: Brigadier General MARSHALL B. ”BRAD” WEBB, Assistant Commanding General, Joint Special Operations Command; Deputy National Security Advisor DENIS MCDONOUGH; Secretary of State HILLARY RODHAM CLINTON; and Secretary of Defense ROBERT GATES. Standing, from left, are: Admiral MIKE MULLEN, Chairman of the Joint Chiefs of Staff; National Security Advisor TOM DONILON; Chief of Staff BILL DALEY; TONY BINKEN, National Security Advisor to the Vice President; AUDREY TOMASON Director for Counterterrorism; JOHN BRENNAN, Assistant to the President for Homeland Security and Counterterrorism; and Director of National Intelligence JAMES CLAPPER. Please note: a classified document seen in this photograph has been obscured. (Credit Image: © Pete Souza/The White House/ZUMAPRESS.com)

Souza fece la famosa foto con Obama, Joe Biden, Hillary Clinton, vari altri nella Situation Room, quando venne ucciso Osama bin Laden nel blitz dei Navy Seals il 1o maggio 2011 ad Abbottabad, in Pakistan: un’immagine molto più intensa, con la drammaticità del momento sui volti dei presenti. Lo scatto di Trump, invece, è statico e fin troppo simmetrico: tutti sono rigorosamente in giacca e cravatta, ordinatamente disposti intorno al presidente al centro; e tutti guardano dritto verso l’obiettivo, lo sguardo cupo, ma senza angoscia sul viso.

Intorno a Trump, al posto di comando, ci sono a destra il vice presidente Mike Pence e il consigliere per la Sicurezza nazionale Robert O’Brien; a sinistra il segretario alla Difesa Mike Esper e a seguire, in ordine d’importanza, il capo di Stato Maggiore Mark Milley e il vice per le operazioni speciali Marcus Evans.

La notte della morte di bin Laden, nella Situation Room Obama, un po’ ingobbito nella sua sedia e defilato, indossava una camicia bianca senza cravatta e un giubbotto scuro stile aviatore. Il posto di comando era del generale Marshall ‘Brad’ Webb. La stanza era affollata in ordine sparso, Hillary appariva sconvolta, con la mano sulla bocca.

Anche il New York Times fa le pulci al racconto di Trump, caricato di effetti speciali, a partire dall’immagine del Califfo che urla e piange nel tunnel dove si fa poi esplodere. Secondo il giornale, le immagini proiettate nella Situation Room era senza audio; e quelle di al-Baghdadi nel tunnel non sarebbero neppure giunte in diretta, perché sono state riprese dalle telecamere installate sugli elmetti dei militari americani – video però consegnati a Trump solo dopo la conferenza stampa -.

Messo alle strette dai giornalisti, Esper cincischia. Ma Trump non batte ciglio: dice di essere pronto a rendere pubblico in parte il filmato del raid.

Il successo del raid contro al-Baghdadi non sembra avere fatto guadagnare popolarità al presidente. L’altra sera, quando s’è presentato con la first lady Melania al National Park di Washington, per una partita delle World Series di baseball, è stato accolto dal pubblico con un sonoro ‘buu’, da cori ‘lock him up’, ‘arrestatelo’’, e da striscioni con su scritto ‘Impeach Trump’.

Contestazioni che si sono ripetute ieri a Chicago, la città di Obama, che lo detesta e che lui ricambia con commenti denigratori, facendone l’emblema dei problemi dell’Unione.

Secondo fonti di stampa, Trump sapeva che la Cia era vicina ad al-Baghdadi, quando ordinò il ritiro delle truppe dalla Siria, complicando il lavoro dell’intelligence e inducendo il Pentagono a stringere i tempi del raid. Militari citati dal New York Times dicono che l’operazione è avvenuta nonostante Trump e non grazie a Trump.

Polemiche pure per la decisione del presidente di non informare i leader dell’opposizione di quanto stava avvenendo. La spiegazione offerta da Trump non placa le acque, anzi: “Non l’ho fatto perché Adam Schiff è la più grande talpa di Washington”. Schiff è il presidente della commissione Intelligence della Camera, che coordina l’indagine sull’impeachment.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+