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Turchia - Italia - Siria - curdi - Esenli
October 15, 2019, Roma, Italy: Emma Bonino..Torchlight procession organized by the Democratic Party in front of the Pantheon in Rome in solidarity with the Kurdish people (Credit Image: © Matteo Nardone/Pacific Press via ZUMA Wire)

L’Italia non è stata condiscendente con la Turchia dopo l’invasione del Nord-Est della Siria, ma non è stata certo il Paese dell’Ue più critico: almeno otto Stati europei, fra cui Germania, Francia, Spagna, hanno bloccato le loro vendite di armi ad Ankara prima di noi; e quanto alle pretese turche di trivellare in acque cipriote l’Italia e l’Eni si sono mosse – e continuano a farlo – con molta cautela nonostante, o forse proprio perché, ci siano in gioco interessi dell’Eni. Ma l’ambasciatore Esenli ritiene le relazioni bilaterali “danneggiate”.

In passato, poi, l’Italia di Berlusconi premier si proclamava grande amica della Turchia e dell’allora premier Erdogan, al punto da attribuirsi un ruolo di mediatore tra Bruxelles e Ankara. E l’Italia di Renzi premier accolse con favore l’accordo tra Ue e Turchia del 2016, che barattava con 6 miliardi di euro la permanenza sul territorio turco di due milioni di profughi siriani, che non sarebbero così partiti verso l’Unione europea.

Ma tutto ciò non basta a garantire all’Italia la moderazione della Turchia nei suoi confronti. Meglio così, verrebbe da pensare, viste l’arroganza, le violenze, le soperchierie turche. L’ambasciatore di Ankara a Roma Murat Salim Esenli dice che le posizioni del governo sull’aggressione della Turchia ai curdi del Rojava hanno provocato “un danno alle relazioni diplomatiche” tra i due Paesi: “Spero che possa essere riparato velocemente”, perché, altrimenti, “potrebbe avere conseguenze negative”.

L’ambasciatore Esenli denuncia che “alcuni leader politici italiani della maggioranza” hanno usato la foto di una bambina “vittima d’un attacco chimico del regime siriano” per “criticare la Turchia”; e, parlando alla Stampa Estera, mostra l’immagine circolata su alcuni media e rilanciata sui social. Senza citare i politici in questione, Esenli ne bolla l’atteggiamento “incauto” rispetto a un’accusa che “non ha nulla a che fare con la verità”. L’ambasciatore fa pure riferimento a una manifestazione al Pantheon, durante la quale sono stati esibiti “simboli del Pkk”, una “organizzazione terroristica”, come la considera Ankara.

Accanto alle proteste, l’elogio della qualità e della profondità delle relazioni italo-turche: loro ci guardano con attese particolari, che noi non abbiamo in questa circostanza corrisposto.

Il diplomatico sostiene che l’Italia era informata delle intenzioni turche (e non avrebbe dunque motivo di stupirsene) e assicura che “due milioni di rifugiati siriani torneranno nella zona sicura”, che la Turchia intende creare nel Nord-Est della Siria, “su base volontaria”. Prima però “dobbiamo concludere l’operazione” militare lanciata il 9 ottobre e “ripulire la zona dai terroristi delle Ypg”. Poi “bisogna creare le infrastrutture per migliorare le condizioni di vita. Dopo, chi vorrà, potrà andare a vivere lì, senza imposizioni”.

Su operazioni militari e cessate-il-fuoco, l’ambasciatore, secondo cui gli Stati Uniti “comprendono” le preoccupazioni turche, recita le frasi fatte dell’ufficialità turca. E tace sul contenzioso petrolifero nel Mar di Levante. Su AffarInternazionali, l’ammiraglio Fabio Caffio scrive che “l’Eni, pur avendo subito nel 2018 l’affronto del blocco della Saipem 12000, ha abbassato i toni”, mentre il Ministero degli Esteri è più assertivo nel denunciare le “operazioni illegali condotte dalla nave turca Yavutz nella Zona economica esclusiva di Cipro, a sud dell’isola”. Quello italiano è “un atteggiamento fermo ma reversibile”, in linea con quello dell’Ue. Sulla questione dell’offshore cipriota, l’Eni è certa che “ci sarà un dialogo”: la soluzione può passare attraverso “la condivisione con la Turchia dei vantaggi derivanti dai giacimenti di gas presenti nel Mar di Levante”. Macellai di curdi? Forse, ma il petrolio, come il denaro, ha spesso l’odore del sangue.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+