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Usa - impeachment - Parnas - Fruman
October 10, 2019, Alexandria, Virginia, USA: Booking images provided by the Alexandria Sheriff's Office shows IGOR FRUMAN left and LEV PARNAS. Two businessmen tied to efforts by President Trump's lawyer to get Ukraine to investigate former Vice President Joe Biden and his son were charged Thursday with campaign finance violations in the U.S. The charges relate to a 25,000 donation to a political action committee supporting Trump's reelection. Lev Parnas and Igor Fruman, associates of Rudy Giuliani, were arrested on a four-count indictment that includes charges of conspiracy, making false statements to the Federal Election Commission and falsification of records. The men had key roles in Giuliani's efforts to launch a Ukrainian corruption investigation against Biden and his son, Hunter. (Credit Image: © Alexandria Sheriff's Office/ZUMA Wire)

Avevano in tasca un biglietto di sola andata e, alle 6 del mattino, attendevano di partire per Vienna dal Dulles International Airport, lo scalo internazionale di Washington, D.C. Li hanno arrestati prima che salissero sull’aereo: Lev Parnas e Igor Fruman, due partner di Rudy Giuliani, l’avvocato del presidente Donald Trump, l’uomo che lavorava per convincere l’Ucraina a indagare su Hunter, il figlio di Joe Biden, potenziale candidato democratico a Usa 2020.

L’arresto di Parnas e di Fruman, cittadini americani, nati rispettivamente in Ucraina e Bielorussia, quando quella era Unione sovietica, è più che un colpo d’avvertimento per l’ex ‘sceriffo’ e sindaco di New York e per la Casa Bianca. L’inchiesta sull’Ukrainagate, che ha innescato una procedura d’impeachment contro il presidente, s’avvicina all’ ‘inner circle’ del magnate showman: Giuliani è il primo a rischio di saltare, ma la fila di quelli che potrebbero doversi ‘sacrificare’ per difendere il presidente è lunga, dall’ambasciatore presso l’Ue Gordon Sondland fino ai segretari alla Giustizia William Barr e di Stato Mike Pompeo.

Una gragnola di colpi s’abbatte su Trump e la sua squadra. La Fox pubblica un sondaggio secondo cui una maggioranza di americani è favorevole all’impeachment. E la Cnn racconta che Giuliani, insieme a Trump nello Studio Ovale, cercò di convincere l’allora segretario di Stato Rex Tillerson, poi dimessosi, a uno scambio di prigionieri con la Turchia: protagonisti il pastore americano Andrew Brunson, che Ankara riteneva implicato nel presunto golpe 2016, e un cliente di Giuliani, l’imprenditore turco Reza Zarrab, vicino al presidente Erdogan, accusato dagli Usa di violazione delle sanzioni all’Iran. Tillerson si rifiutò: lo scambio avrebbe creato un precedente e incoraggiato altri governi a ‘sequestrare’ cittadini americani per scambiarli con loro cittadini.

Gli inquirenti rovistano nei rapporti, intricati e ancora per molti versi oscuri, tra Trump e i suoi fidi e l’Ucraina. Il capo della campagna presidenziale 2016, Paul Manafort, è stato condannato perché, contravvenendo alle regole, fece il lobbista per gli ucraini filo-russi del presidente Yanukovic; e proprio in Ucraina Giuliani andava sollecitando sponde contro Biden, mentre Barr cercava in Italia prove di un fantomatico complotto democratico anti-Trump nel 2016.

Parnas e Fruman sono entrambi accusati di finanziamenti illeciti alle campagne del presidente, candidato alla rielezione, e di altri esponenti repubblicani: gli inquirenti cercheranno probabilmente di spremerne più informazioni possibili, offrendo in cambio alleggerimenti delle loro posizioni.

La stampa Usa non manca di rilevare l’anomalia di Giuliani, che aveva come clienti e interlocutori uomini d’affari con interessi in Ucraina, mentre negoziava per conto del presidente degli Stati Uniti con le autorità ucraine.

Le Commissioni della Camera che stanno conducendo l’indagine sull’impeachment hanno emesso mandati di comparizione per Parnas e Fruman, ordinando loro di consegnare tutti i documenti rilevanti entro mercoledì 16 ottobre e di presentarsi a testimoniare in una data successiva. I due non sono protetti dal ‘privilegio dell’Esecutivo’ e non possono, quindi, rifiutarsi di comparire, salvo peggiorare la loro situazione.

In realtà, Parnas e Fruman stavano fuggendo all’estero proprio per non comparire, ieri e oggi, come erano stati invitati a fare, davanti alle Commissioni della Camera. Dopo l’arresto, i due sono stati portati davanti a una corte della Virginia – l’aeroporto di Washington è in Virginia -, per avere fatto “transitare soldi stranieri per candidati a cariche federali e statali”, tutti repubblicani, aggirando – è l’accusa – le leggi tramite uno schema di riciclaggio che coinvolgeva una società energetica da loro fondata in Florida, la Global Energy Producers.

Nel 2018, avrebbero così donato 325 mila dollari a un comitato elettorale pro-Trump. E ciò sarebbe avvenuto due giorni dopo avere ricevuto un bonifico di 1,2 milioni di dollari da un conto intestato a Russell Jacobs, avvocato immobiliare specializzato nell’assistere clienti stranieri che acquistano proprietà in Usa. Gli inquirenti avrebbero trovato tracce di altre donazioni a comitati elettorali, fino a un ammontare di circa un milione di dollari.

A Giuliani, che a maggio li presentava come suoi clienti, Parnas e Fruman avrebbero presentato diversi procuratori ed ex procuratori ucraini, in particolare l’ex procuratore generale Viktor Shokin e il suo successore Iuri Lutsenko, per parlare dell’inchiesta sul figlio di Biden (che è stata, intanto, riaperta: le pressioni di Trump hanno sortito effetto sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky).

Si sospetta, inoltre, che Parnas e Fruman abbiano contribuito alla rimozione dell’ambasciatrice Usa a Kiev, Marie Yovanovitch, che non condivideva le mene di Trump contro Biden. La diplomatica testimonierà oggi al Congresso.

Oltre ai due uomini d’affari, entrambi basati in Florida, sono coinvolte nella vicenda altre due persone: Andrei Kukushkin e David Correia, il primo arrestato in California, il secondo per ora irreperibile. Kukushkin è cittadino americano, ma è nato in Ucraina; Correia è nato negli Usa.

A difendere Parnas e Fruman è John Dowd: fino alla primavera 2018 era il capo del team di legali della Casa Bianca – in pratica, il predecessore di Giuliani -. Dowd si dimise perché in disaccordo sulla tattica di difesa di Trump nel Russiagate.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+