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Usa - impeachment -Trump - Camera
October 8, 2019, Tucson, Arizona, US: Supporters of President Trump hold a Stop the Madness rally in Tucson. The group opposes impeachment and the investigation currently underway in Congress. They say it is a political witch hunt by Democrat’s in the House and don’t believe the President did anything wrong in his dealings with Ukraine. They support the Presidents call to investigate Joe Biden and his son Hunter. (Credit Image: © Christopher Brown/ZUMA Wire)

La decisione di Donald Trump di non collaborare con la Camera nell’inchiesta sull’impeachment è una dichiarazione di guerra della Casa Bianca all’opposizione democratica, ma crea malessere pure fra i senatori repubblicani, cui il magnate presidente affida le sue speranze di rintuzzare l’attacco e di restare in sella fino alle elezioni, poco più di 400 giorni. Già tre senatori lo hanno ‘mollato’: due, Mitt Romney e Susan Collins, c’era da aspettarselo, perché sempre critici verso lo showman; uno, Ben Sasse, a sorpresa. E altri, come Lindsey Graham, suo sostenitore, contestano l’atteggiamento del presidente verso i curdi in Siria.

La procedura d’impeachment conquista favori nell’opinione pubblica: quasi tre americani su cinque vogliono che l’inchiesta vada avanti, meno del 40% vuole che Trump finisca il proprio mandato (erano il 50% a luglio). Come già accaduto, il presidente reagisce cercando di spostare l’attenzione altrove. Ma la scelta di ritirare ora i militari dalla Siria rischia di rivelarsi un boomerang. E, intanto, un nuovo libro rivela 26 nuovi episodi di molestie sessuali attribuiti allo showman.

La Casa Bianca ritiene l’inchiesta d’impeachment un tentativo illegittimo “di rovesciare i risultati delle presidenziali 2016”. In una lettera di otto pagine, Pat Cipollone, legale dell’Amministrazione, sviluppa questa tesi e annuncia che l’Esecutivo si rifiuterà d’ora in poi di produrre testimoni e documenti al Congresso.

Parallelamente, Trump rinforza la sua squadra legale, assumendo Trey Gowdy, un ex deputato che condusse l’indagine sui fatti di Bengasi del 2013, quando Hillary Clinton era segretario di Stato; e, inoltre, il Dipartimento della Giustizia rilancia l’inchiesta sulle origini del Russiagate, nell’intento di validare la teoria secondo cui Paesi stranieri e “nemici interni” complottarono contro l’allora candidato repubblicano.

I democratici alla Camera rispondono affermando che la mancata accoglienza delle loro richieste sarebbe, di per sé, motivo di impeachment. “Il presidente non è al di sopra della legge”, tuona Nancy Pelosi, speaker della Camera. Secondo il New York Times, la scelta della Casa Bianca nasce da un calcolo: dare l’impressione di avere qualcosa da nascondere è meglio che dare l’impressione di collaborare a quella che viene considerata “un’indagine illegittima”.

L’inchiesta, però, va avanti; e s’infittiscono le informazioni sulla telefonata incrinata, il 25 luglio, tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante la quale lo showman presidente avrebbe chiesto al presidente attore di indagare su Hunter Biden, figlio di Joe Biden, suo potenziale rivale a Usa 2020. Secondo una delle due talpe finora fattesi avanti – la loro identità resta segreta -, un funzionario dell’Amministrazione presente alla conversazione appariva il giorno dopo  “visibilmente scosso” e descriveva la telefonata come “folle” e “spaventevole”.

La seconda talpa ha “informazioni di prima mano”, la prima aveva solo notizie riferite da altri: entrambe si sono affidate allo stesso team legale. La Casa Bianca minimizzava la testimonianza della prima perché era “tutta roba di seconda mano”; adesso dice che quel che conta è che Trump non ha fatto nulla di male. E il presidente accusa la prima talpa di connivenza con i democratici.

Lunedì, la Camera aveva chiesto al Dipartimento della Difesa e all’Ufficio del Bilancio documenti che potessero fare emergere  un collegamento tra la decisione di sospendere l’aiuto militare Usa all’Ucraina, presa poco prima della telefonata incriminata, e le sollecitazioni di Trump a Zelensky. Sollecitazioni che, alla fine, sono state accolte, perché la magistratura ucraina ha riaperto una serie di indagini per corruzione, fra cui quella su Hunter, in affari con una società energetica ucraina.

Fra i personaggi che la Camera vuole ascoltare, c’è Gordon Sondland, l’ambasciatore degli Usa presso l’Ue, molto coinvolto nelle scelte sull’Ucraina e presente alla telefonata. A Sondland, Trump ha però ordinato di non presentarsi davanti ai deputati, che ora potrebbero emanare un’ingiunzione.

L’inchiesta già tocca, fra gli altri, il segretario di Stato Mike Pompeo, il segretario alla Giustizia William Barr e l’avvocato personale del presidente Rudolph Giuliani, che fin da maggio era stato indicato come l’uomo Ucraina del team Trump, Ci potrebbe pure finire il segretario all’Energia Rick Perry, che avrebbe esercitato pressioni sull’Ucraina circa un’azienda energetica statale.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+