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Usa - impeachment - Volker
October 3, 2019, Washington, District of Columbia, USA: The State Department’s former special envoy to Ukraine Kurt Volker leaves after testifying behind closed-doors on Capitol Hill on October 3, 2019. (Credit Image: © Stefani Reynolds/CNP via ZUMA Wire)

Diventa una ragnatela mondiale l’intreccio di contatti di Donald Trump per screditare, ieri e oggi, i suoi rivali democratici. L’Italia c’è dentro, come l’Australia, ma i cardini sono la Russia nel 2016 e l’Ucraina verso Usa 2020. Il magnate presidente, però, non esclude di tirarci dentro la Cina, ora che l’Nbc scopre che Hunter, il figlio di Joe Biden, battistrada per la nomination democratica, faceva affari anche lì. E, intanto, il Congresso ascolta Kurt Volker.

Trump lo showman non è pentito, o almeno non mostra di esserlo, della telefonata fatta il 25 luglio al presidente attore ucraino Volodymyr Zelensky, all’origine del procedimento di impeachment contro di lui: “Se fossi Zelensky, indagherei sui Biden”, dice ai giornalisti lasciando la Casa Bianca per la Florida. E snobba i moniti dei democratici a non cercare d’insabbiare l’inchiesta.

Il magnate presidente è iper-attivo: di giorno in giorno inasprisce le posizioni – sui migranti – e acutizza i conflitti – sui dazi, con l’Ue -. Con la Corea del Nord del dittatore amico Kim Jong-un mostra, invece, tolleranza: “Ci vuole parlare e le parleremo”. Una ripresa dei colloqui è prevista domani, nonostante l’ennesimo test missilistico effettuato ieri da Pyongyang.

Gli Usa negoziano pure con la Cina: la prossima settimana, una delegazione di Pechino arriverà a Washington per riprendere le trattative commerciali. Ma il tono di Trump resta minaccioso: “Se la Cina non farà quello che le chiediamo, abbiamo diverse opzioni”. Ha già chiesto aiuto al presidente cinese Xi Jinping sul ‘caso Biden’? “Non l’ho ancora fatto, ma è qualcosa cui dovremmo pensare”.

In Congresso, va avanti l’indagine per l’impeachment di Trump avviata dopo che una talpa, agente della Cia, ha denunciato la richiesta a Zelensky di indagare sui Biden. Depone Kurt Volker, inviato degli Usa in Ucraina, dimessosi il giorno dopo lo scoppio del caso. Volker stabili il contatto tra un consigliere di Zelensky e Rudy Giuliani, l’avvocato di Trump, che voleva promuovere le richieste del magnate con emissari ucraini. Secondo l’Ap, Volker lo scorso anno incontrò un alto dirigente della società energetica per cui lavorava Hunter.

Nella sua ragnatela anti-dem, Trump ha impaniato un sacco di suoi collaboratori, i responsabili della Giustizia Barr e degli Esteri Pompeo e il suo vice Mike Pence, che non sarebbe però stato consapevole d’essere una pedina del gioco. Giuliani, un protagonista della vicenda, chiese consiglio su come trattare con gli ucraini a Paul Manafort, il manager della campagna di Trump nel 2016, condannato per avere fatto azione di lobby illegale per la Kiev ‘pro russa’.

In tutto ‘sto bailamme, Biden fatica a trovare spazio sui media e alza i toni: “Lasciatemi dire una cosa chiara a Trump e ai suoi sicari, animati solo da interessi settari: ‘Non mi distruggerai e non distruggerai la mia famiglia. Non mi importa quanto denaro spenderai e quanto sporchi saranno i tuoi attacchi'”. Il figlio Hunter, però, continua a procurargli crucci: affari in Ucraina, affari in Cina (maturati mentre era al seguito di una missione ufficiale), viaggi ‘da ospite’ sull’AirForceOne, se tre indizi fanno una prova ci siamo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+