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Austria - Kurz
September 29, 2019, Wien, Vienna, Wien, Vienna, –sterreich, Austria: National council elections in Austria on 29 th September 2019. PICTURE: The head of Austrian People's party (OeVP) Sebastian Kurz adresses the audience on stage during the party's electoral evening in Vienna. - 20190929_PD8666 (Credit Image: © Georg Hochmuth/APA Picturedesk via ZUMA Press)

Ministro degli Esteri a 27 anni, leader del Partito popolare a 30, cancelliere a 31: Sebastian Kurz è stato, e continua ad essere, l’‘enfant prodige’ della politica non solo austriaca, ma europea. Prese, nel 2017, la guida dei popolari quando i sondaggi li davano sotto il 20% e dietro l’estrema destra xenofoba ed euro-tiepida di Heinz-Christian Strache e di Norbert Hofer, cui gli austriaci parevano sul punto di consegnare governo e presidenza della Repubblica.

La ventata di rinnovamento suscitata dall’ambizioso e fotogenico Sebastian e il suo dinamismo accelerarono la fine della grande coalizione fra popolari e socialdemocratici e innescarono, nell’autunno, elezioni politiche anticipate.

In pochi mesi, e spostando a destra l’asse del partito, specie sull’immigrazione, il giovane Kurz ripristinò i rapporti di forza tra popolari e xenofobi, uscì vincitore dal voto e strinse un’alleanza proprio con l’estrema destra, rompendo, vista la crisi dei socialdemocratici, la tradizione austriaca delle coalizioni rosso-nere tra i due maggiori partiti tradizionali – e già che c’era, cambiò il colore dei popolari, scegliendo un azzurro molto rasserenante e rassicurante -.

In quasi 18 mesi di governo, il cancelliere Kurz ha gestito un semestre di presidenza del Consiglio dell’Ue, ha progressivamente depotenziato e disinnescato l’estrema-destra e, alla prima occasione, ha rotto la coalizione, accettando che il Paese venisse affidato per sei mesi a un governo tecnico – una magistrata, Brigitte Bierlein, è stata la prima donna cancelliere austriaca -.

In un testa coda apparentemente contraddittorio, il 26 maggio i popolari di Kurz s’imponevano nelle elezioni europee, con il 34,9% dei voti, l’8% in più che nel 2014, il miglior risultato mai ottenuto da un partito austriaco nelle consultazioni Ue. E il giorno dopo il Parlamento di Vienna sfiduciava Kurz, che, avendo estromesso dal suo governo l’estrema destra, non aveva più la maggioranza: l’’enfant prodige’ diventava il primo cancelliere austriaco dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a essere sfiduciato.

Ma era un percorso calcolato, verso il voto di domenica: i popolari di Kurz ne escono con il 38,4%, quasi 7 punti in più che nel 2017 e meglio che alle europee, mentre i socialdemocratici non arginano la loro emorragia, perdendo un voto su cinque e arrivando poco sopra il 21%, e l’estrema destra precipita al 17%, perdendo un voto su tre.

I Verdi, che erano fuori dal Parlamento, ma avevano fornito nel 2017 il presidente della Repubblica, l’europeista Alexander van der Bellen, salgono al 12,5%, triplicando i voti, e i liberali di sinistra si confermano in crescita, con il 7,4%. A questo punto, Kurz ha l’imbarazzo della scelta: può scegliere fra più coalizioni, a due o multiple – un’opzione che non è nella tradizione austriaca -. Unico neo: tra lui e la leader socialdemocratica, Pamela Rendi-Wagner, medico quarantenne, la corrente non passa bene.

Su AffarInternazionali.it, l’ambasciatore Francesco Bascone nota analogie e differenze fra vicende e personaggi politici italiani ed austriaci: “In entrambi i casi, il partito che aveva vinto le elezioni decide di allearsi con la destra nazionalista invece che con i socialdemocratici, salvo poi ritornare sui propri passi dopo poco più di un anno di convivenza, sfruttando una cantonata del leader alleato per svincolarsi dal suo imbarazzante abbraccio”.

Detto che M5S e popolari hanno poco in comune, le somiglianze fra i rispettivi capi politici ci sono: “La giovane età, l’abbigliamento sempre corretto, l’aria sicura di sé e rassicurante, la mancanza d’una laurea e d’un curriculum professionale. Ma Kurz è un politico esperto, con una militanza già lunga come dirigente giovanile, poi sottosegretario e ministro degli Esteri. Inoltre, è senza rivali nel suo partito e non è soggetto all’autorità d’un fondatore né del titolare d’una società d’informatica. E’ un animale politico che sa adattare la sua linea agli umori dell’elettorato, ad esempio in materia di immigrazione, e sa fare un uso efficace dei social media, ma non va classificato fra i populisti”.

Sebastian il viennese ha lo charme della sua città: non è un fervente europeista, ma certamente non è un sovranista. Non si è mai messo in contrasto con la Commissione di Bruxelles, né  con i leader dei principali Paesi Ue. Ha tenuto aperto il dialogo coi Paesi di Visegrad, ma non s’è mai fatto omologare con quel raggruppamento euro-scettico.

Popolare e vicino alla Chiesa cattolica, ma non baciapile, Kurz convive da quando entrambi avevano 18 anni con Susanne Thier, una funzionaria del Ministero delle Finanze: la coppia non ha, per ora, intenzione di sposarsi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+