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Trump - impeachment - telefonata
NEW YORK, Sept. 26, 2019 U.S. President Donald Trump attends a press conference in New York Sept. 25, 2019. Donald Trump met with his Ukrainian counterpart Volodymyr Zelensky in New York on Wednesday, a day after U.S. House Speaker Nancy Pelosi's announcement of launching a formal impeachment inquiry into Trump's controversial phone call with Zelensky. (Credit Image: © Li Muzi/Xinhua via ZUMA Wire)

Adesso, tutti i leader avranno paura di parlare con Donald Trump, al telefono o di persona: primo, devono evitare di restare coinvolti in qualche sua ‘proposta indecente’; secondo, temono che il contenuto della conversazione venga reso pubblico per qualche inghippo di politica interna degli Stati Uniti. Il segnale d’allarme l’ha azionato il Cremlino: i colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo Usa “devono restare classificati”. Il portavoce russo Dmitry Peskov definisce la pubblicazione della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “una pratica insolita”. “Vorremmo sperare che non ci capitino cose del genere: le nostre relazioni bilaterali hanno già problemi abbastanza seri”.

Le preoccupazioni del Cremlino non sono probabilmente in cima alla lista dei pensieri di Trump, che difende la sua telefonata, attacca i suoi critici, dice “siamo in guerra” – con chi? – e sta cercando un’ ‘arma di distrazione di massa’ per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dall’avvio della procedura di impeachment nei suoi confronti. La politica estera è una fonte d’ispirazione e l’Iran gli offre uno spunto: “Teheran mi chiede di togliere le sanzioni, ma io dico no”.

Avviata con l’audizione in Congresso del capo dell’Intelligence Usa, l’ammiraglio Joseph Maguire, l’istruzione della procedura d’impeachment potrebbe stilare i capi d’accusa entro ottobre: lo scrive il New York Times, citando deputati democratici. La speaker della Camera Nancy Pelosi vuole, però, andarci con i piedi di piombo, per evitare passi falsi: “Ci muoveremo rapidamente, ma non avventatamente”; e – aggiunge – “non c’è nulla di cui essere contenti, questo è un momento triste per il nostro Paese”.

Mentre il NYT replica alle critiche per avere rivelato elementi dell’identità della talpa, che ora vive sotto protezione – è un agente della Cia di stanza alla Casa Bianca -, i media scavano nel rapporto da giovedì al Congresso.

La Casa Bianca avrebbe saputo dei rilievi dalla talpa poco tempo dopo la telefonata ‘incriminata’ fra Trump e Zelensky, nella quale il magnate chiedeva al collega il favore di indagare sui Biden padre e figlio, Joe e Hunter. La talpa s’è prima rivolta al legale della Cia con un processo anonimo, poi ha presentato la propria denuncia. Per due mesi la Casa Bianca si sarebbe affannata nel tentativo di tenere il presidente al riparo dai suoi propri errori.

L’esposto tira in causa funzionari del Dipartimento di Stato, che saranno forse chiamati a deporre nelle prossime settimane. Tra la “dozzina” di figure dell’Amministrazione che il 25 luglio ascoltarono la telefonata tra Trump e Zelensky ci sarebbe Ulrich Brechbuhl, un consigliere legale del Dipartimento di Stato, amico dai tempi di West Point del segretario di Stato Mike Pompeo – insieme fondarono la Thayer, una società attiva nel settore aerospaziale -. Fonti anonime smentiscono, però, tale circostanza.

Fra i funzionari in vista del Dipartimento di Stato coinvolti dalla talpa ci sono Kurt Volker, l’inviato speciale Usa in Ucraina, e Gordon Sondland, l’ambasciatore presso l’Ue. I due avrebbero incontrato il team di Zelensky per aiutarlo “a gestire i divergenti messaggi che arrivavano da canali ufficiali Usa”, un’eco delle interazioni tra l’avvocato personale del presidente, Rudy Giuliani, e gli ucraini. Giuliani avrebbe avuto contatti di vario tipo e in tempi diversi con ben cinque emissari ucraini –muovendosi, pare, con l’avallo del Dipartimento di Stato -. Ma Zelenski nega di avere ricevuto pressioni da Trump.

Pompeo difende i suoi collaboratori, che – dice – lavoravano a sostegno dell’Ucraina contro l’influenza russa crescente. “Per quel che ne so, ogni azione dei funzionari del Dipartimento è stata completamente appropriata”.

Le dichiarazioni s’intrecciano e s’accavallano. L’ex vice di Obama Biden, in calo nei sondaggi, accusa Trump di cercare di rubare Usa 2020; Hillary, che nel 2016 fu forse davvero derubata – torna d’attualità il Russiagate – definisce il presidente “un tornado umano corrotto”; Trump dice che la talpa è “faziosa” e vuole le dimissioni del presidente della Commissione Intelligence della Camera Adam Schift; Kamala Harris, altra pretendente alla nomination democratica, chiede la radiazione di Giuliani dall’albo degli avvocati. E siamo solo all’inizio.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+