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September 26, 2019, Washington, District of Columbia, USA: Acting Director of National Intelligence (DNI) JOSEPH MAGUIRE testifies before a House Intelligence Committee hearing on the whistleblower complaint in the Office of the Director of National Intelligence. (Credit Image: © Erin Scott/ZUMA Wire)

Altro che l’audizione scipita sul Russiagate del procuratore speciale Robert Mueller, a fine luglio. Con le sue dichiarazioni, la talpa del Kievgate, che resta anonima e vive ora sotto protezione, mette in difficoltà Donald Trump e ne aggrava la posizione, al via dell’istruttoria per l’impeachment decisa dai democratici alla Camera. “Ho avuto informazioni da funzionari del governo che il presidente sta usando il suo potere per sollecitare interferenze di un Paese straniero nelle elezioni del 2020“.

Lo si legge nella denuncia presentata dalla talpa, uno 007, il 12 agosto. Il documento faceva scattare l’allarme sulla telefonata del 25 luglio tra il magnate e il presidente ucraino Volodymyr Zelinsky. Trump chiese, in particolare, al leader ucraino di “indagare uno dei suoi maggiori rivali politici”, Joe Biden, ex vice di Barack Obama e battistrada per la nomination democratica a Usa 2020.

Il presidente Usa snobba le dichiarazioni della talpa e la deposizione al Congresso del suo capo, Joseph Maguire, che risponde alle domande delle Commissioni Intelligence. Mentre Maguire depone, Trump partecipa a una raccolta di fondi a New York, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite: punta a raccogliere tre milioni di dollari per la sua campagna, riunendo sostenitori e finanziatori da Cipriani. La Casa Bianca cerca di smontare l’impatto della talpa: “”Informazioni di terza mano”. E il presidente equipara la talpe a delle spie: “Andrebbero punite”.

Lo 007 ammette di non essere testimone diretto di tutte le informazioni fornite. In nove pagine, indirizzate ai presidenti delle Commissioni Intelligence di Camera e Senato, cioè Adam Schiff e Richard Burr, la talpa scrive, fra l’altro: “Nei giorni successivi” alla telefonata del 25 luglio “funzionari della Casa Bianca intervennero” per bloccare e mettere in sicurezza “le informazioni sulla chiamata, soprattutto la trascrizione parola per parola. Azioni che a mio avviso evidenziano che avevano capito la gravità di quanto emerso nella conversazione”.

La talpa, che ha una decina di fonti, prosegue: “Ho ritenuto i racconti dei miei colleghi credibili perché, in diversi casi, altri responsabili hanno riportato ricostruzioni in linea con le loro”. Così, “funzionari della Casa Bianca mi hanno detto di aver ricevuto dai legali della Casa Bianca istruzioni di rimuovere la trascrizione elettronica dal sistema computerizzato in cui trascrizioni simili sono solitamente conservate”. “La trascrizione è stata quindi caricata su un sistema elettronico separato usato per la raccolta di informazioni riservate di natura particolarmente sensibile”. Un funzionario ha descritto questa azione “come un abuso del sistema elettronico in quanto la telefonata non conteneva nulla di sensibile dal punto di vista della sicurezza nazionale”.

La testimonianza di Maguire, che deve pure giustificare perché il rapporto della talpa non abbia tempestivamente ricevuto l’attenzione che meritava, costituisce di fatto il calcio d’avviuo dell’inchiesta per l’impeachment del presidente. “Nessuno può essere al di sopra della legge”, dice Maguire al Congresso, echeggiando, si ignora se volontariamente, la motivazione con cui la leader dei democratici alla Camera Nancy Pelosi aveva motivato la scelta dell’impeachment.

Per Maguire, la denuncia è “unica e senza precedenti”: “La talpa ha agito in buona fede, senza alcuna motivazione politica, ha fatto la cosa giusta”: era seriamente preoccupato per “gli abusi di potere” di Trump, il cui avvocato Rudolph Giuliani incontrò a Madridn un emissario di Zelensky.

Commentando le rivelazioni, la Pelosi dice: “I fatti mostrano” che il presidente ha “tradito” il Paese, “ignorato e violato” la Costituzione, messo a rischio sicurezza nazionale e integrità delle elezioni.

La Russia, la Cina, Ue s’astengono dai commenti: E’ affare interno, dicono all’unisono i portavoce.

E Zelensky si chiama fuori: l’indagine sulla Burisma, la società cui era associato Hunter Biden, figlio di Joe, è uno dei molti casi di cui lui parla durante gli incontri con i leader di vari Paesi e non ne conosce i dettagli. “Lasciamoli indagare il procuratore generale” dicer ai giornalisti a New York dopo l’incontro con Trump.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+