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Onu - clima- Trump - Greta

E’ una settimana di catarsi, per il Mondo: no, non cessano le guerre; no, non si sconfigge la povertà; no, non si debella una qualche terribile malattia; ma tutti – o quasi – ci diamo da fare per sottrarre il Pianeta al riscaldamento globale. Milioni di studenti disertano per un giorno le aule delle scuole e invadono le piazze, facendosi voce di Greta e coscienza dell’umanità; migliaia di responsabili politici assicurano impegno e azione; centinaia di leader si riuniscono al Palazzo di Vetro dell’Onu per il Climate Action Summit e dichiarano che cosa vogliono fare, fin dove sono disposti ad andare.

New York è, per una settimana, l’epicentro del movimento, oltre che crocevia della diplomazia – c’è l’Assemblea generale delle Nazioni Unite -: solo nella Grande Mela, oltre un milione di studenti delle scuole pubbliche sono stati autorizzati a saltare le lezioni per manifestare. E Greta Thunberg, la ragazzina svedese che è l’ispiratrice di questa mobilitazione, ha parlato dovunque: al Congresso di Washington, alle marce di New York, ai Vertici dell’Onu – quello dei giovani e quello dei Grandi, lunedì 23 -. Una sua occhiataccia al fulmicotone per incenerire Donald Trump, che diserta l’appuntamento, è diventata virale.

Certo, non proprio tutti sono coinvolti: i ‘negazionisti‘ del fattore umano nel riscaldamento globale, gente come Trump, o Jair Bolsonaro, o Narendra Modi, quelli che ‘prima lo sviluppo’, che è un modo di dire ‘prima il profitto’, non ci sono o fanno da comparse. Il magnate presidente degli Usa s’è organizzato, in parallelo al Climate Action Summit, un incontro sulla libertà di religione: si fa vedere un quarto d’ora e se ne va. E l’omofobo presidente del Brasile ha la faccia tosta di ribadire l’adesione agli accordi di Parigi, mentre lascia bruciare l’Amazzonia.

Il problema, di queste kermesse, è che affrontano molti problemi, ma, in genere, non ne risolvono nessuno: i leader vengono, parlano, incontrano in bilaterale qualche loro omologo e se ne vanno, senza mai discutere fra di loro. Ne emerge la sensazione che attivisti anti-cambiamento climatico e responsabili politici vivano in mondi separati, che la scienza non riesce a collegare, nonostante fornisca dati impressionanti: in 50 anni, gli uccelli nel Nord America sono diminuiti del 30%, quasi tre miliardi di volatili in meno, a causa della perdita di habitat, dell’uso di pesticidi e, appunto, del cambiamento climatico.

Risultati? Alla fine, 77 Paesi, molti del Mondo industrializzato, si impegnano a ridurre le emissioni di carbonio entro il 2050. E 70 annunciano che aumenteranno i contributi nazionali entro il 2020 – l’Italia vuole ritagliarsi un ruolo da protagonista -. Oltre 100 leader del settore privato promettono d’accelerare il loro passaggio alla green economy. E’ qualcosa. Ma per Greta e i suoi compagni è troppo poco troppo tardi.

Gli alibi e gli impegni
Gli alibi, ai Grandi del Mondo, non mancano; o, almeno, loro sanno trovarsene un sacco, la crescita (come se non potesse essere green), la pace (come se la stessero salvaguardando), le migrazioni (come se non fossero anche funzione di siccità e carestie). Ma la pressione dell’opinione pubblica, specie dei giovani e dei giovanissimi, che sono serbatoi di voti per il futuro, s’è fatta sentire, prima e durante una settimana densa di centinaia di discorsi, 600 riunioni e incontri, oltre che sul clima, sull’Iran e le crisi del Mondo, il commercio internazionale, l’economia, il nucleare.

La settimana segna l’esordio sulla scena multilaterale del nuovo governo italiano: con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, c’è il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ma l’Italia è pure presente allo Youth Climate Summit, che precede il Climate Action Summit, con due giovani emozionati ed emozionanti, Federica Gasbarro e Federico Brocchieri.

Le conclusioni sul clima sono affidate al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che prova a leggere in modo positivo le scarne cifre che abbiamo già fornito: “Il mondo ha visto chiare ambizioni e iniziative concrete. Il mondo si sta svegliando. La pressione sta aumentando, e azione per azione, la corrente sta cambiando”. Tra gli impegni presi, Guterres cita l’annuncio dell’International Development Finance Club, che vuole promuovere con mille miliardi di dollari entro il 2025 l’energia pulita in 20 Paesi meno sviluppati. E ancora: “130 banche, che rappresentano un terzo del settore bancario globale, hanno aderito ad allineare le proprie attività agli obiettivi dell’accordo di Parigi e agli obiettivi di sviluppo sostenibile”. E, infine: “Dobbiamo assolutamente garantire il rispetto dell’impegno assunto dai Paesi sviluppati di mobilitare cento miliardi di dollari l’anno da fonti pubbliche e private entro il 2020 per i Paesi in via di sviluppo”.

Claudio Salvalaggio scrive sull’ANSA: “La lotta ai cambiamenti climatici riparte dall’Onu dove 66 Paesi, 102 città e 93 imprese (tra cui Nestlé, Nokia e L’Oréal) si sono impegnati a raggiungere zero emissioni entro il 2050. Un passo avanti cui si è affiancato quello della Russia, il quarto più grande inquinatore al mondo, dopo Cina, India e Usa, che con una risoluzione del premier Dmitri Medvedev ha deciso di attuare l’accordo di Parigi sul clima pur senza tecnicamente ratificarlo”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha ricordato la necessità di includere il climate change nelle loro politiche commerciali e finanziarie e che i Paesi non dovrebbero importare merci che incrementino le emissioni di anidride carbonica o finanziare fabbriche inquinanti all’estero. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha voluto incontrare di persona Greta . Il premier Conte, vuole ritagliarsi un ruolo da leader nella green economy, già a partire dalla prossima finanziaria.

I dati e la delusione
Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, i dati indicano che il quinquennio 2014-2019 è stato il più caldo mai registrato, con 0,2 gradi in più rispetto al 2011-2015 e che la temperatura media globale è aumentata di 1,1 gradi dal periodo preindustriale, con un record di crescita dei gas serra.

Per Greta Thunberg, gli impegni annunciati non sono adeguati e, inoltre, rischiano di arrivare troppo tardi: “Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, ha detto la sedicenne attivista svedese, tono arrabbiato, occhi umidi. “La scienza – ha continuato – da trent’anni è chiara, ma voi distogliete lo sguardo. Come osate? Siamo all’inizio di un’estinzione di massa e tutto quello di cui siete capaci di parlare è il denaro e la favola di una perenne crescita economica … Ci state deludendo, ma i giovani iniziano a capire il vostro tradimento, gli occhi di tutte le generazioni future sono puntati su di voi e se sceglierete di fallire non vi perdoneremo mai”, ha concluso Greta fra gli applausi, parlando a nome dei ragazzi che è riuscita a mobilitare in tutto il mondo.

L’icona della lotta ai cambiamenti climatici non si è limitata a fustigare i grandi del mondo. Lei ed altri 17 giovani tra gli 8 e i 17 anni provenienti da 12 Paesi hanno presentato una denuncia ufficiale al Comitato dell’Onu sui diritti dell’infanzia contro cinque Paesi: Argentina, Brasile, Francia, Germania e Turchia. Nel documento, Greta e gli altri firmatari sostengono che l’incapacità degli Stati d’affrontare la crisi climatica costituisce una violazione dei diritti dei minori ed esortano l’Onu a ordinare di agire per proteggere i bambini dagli impatti devastanti del riscaldamento globale.

Proprio sul movimento giovanile poggiano le speranze di Guterres, abile a interpretare lo ‘spirito del tempo’, mettendo il cambiamento climatico al cento, o almeno al prologo, della 74esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. “Gli ultimi mesi sono stati un momento di svolta. Sei mesi fa ero molto pessimista; ora vedo molto movimento: dobbiamo rafforzarlo”. Secondo gli esperti dell’Onu, bisogna almeno triplicare gli sforzi di riduzione delle emissioni per rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi.

Trump e il ritorno alla realtà
Cala, lunedì 23, il sipario sul Climate Action Summit. E si alza, martedì 24, quello sul palcoscenico dell’Assemblea generale. Ed è subito un’altra musica: “Il futuro è dei patrioti. Non dei globalisti”, che sono anche gli ambientalisti, dice Trump … di qui in avanti, il pezzo riprende https://www.giampierogramaglia.eu/2019/09/25/onu-assemblea-generale-trump/ …

 

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+