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Malta - migranti - Lamorgese - Seehofer

Riuniti a Malta, i ministri dell’Interno di Paesi dell’Ue fanno un passo avanti “concreto” e “molto importante” verso “una vera azione comune europea” sui migranti: redistribuzione dei richiedenti asilo, avvicendamento dei porti, concetti tabù fino a poche settimane or sono. Il giudizio positivo è del ministro italiano Luciana Lamorgese, all’esordio a un tavolo multilaterale.

Ci vorranno verifiche per capire se l’ottimismo è fondato, ma il clima dell’incontro è ben diverso, per esempio, da quello di Innsbruck, dove, nel luglio del 2018, esordì nel ruolo di ministro dell’Interno Matteo Salvini, che mandò all’aria l’ipotesi di riforma del Trattato di Dublino e fece comunella con gli amici sbagliati, a partire dal ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl, poi ‘licenziato’ dal cancelliere popolare Sebastian Kurz.

“Ho trovato un clima davvero positivo, perché la politica migratoria va fatta insieme agli altri Stati. Noi abbiamo sempre detto che chi arriva a Malta e in Italia arriva in Europa. E oggi questo concetto fa parte del comune sentite europeo”, spiega la Lamorgese. Cui, da New York, fa eco in termini ancora più ottimistici il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che deve intervenire all’Assemblea generale delle Nazioni Unite: “A Malta non c’è stata una soluzione definitiva, ma una svolta molto significativa. E’ stato avviato un percorso che prefigura il giusto approccio europeo”.

Il concetto che chi sbarca in Italia, o a Malta, in Grecia, in Spagna, sbarca in Europa è, di per sé, un’ovvietà più geografica che politica. Il problema è assumerne le conseguenze; e allargare le basi dell’intesa di Malta ad altri Paesi Ue. Difficile che l’accordo possa coinvolgere tutti i Paesi europei, vista l’indisponibilità dei Paesi del Gruppo di Visegrad. Possibile, invece, che raccolga un numero di adesioni sufficiente a configurare una cooperazione rafforzata prevista dai Trattati, i cui esempi maggiori, e di grande successo, sono l’euro e Schengen.

Il mini-vertice al Forte di Sant’Angelo ha riunito i ministri dell’Italia e di Malta, Michael Farrugia, di Francia, Christophe Castanier, e di Germania, Hors Seehofer, presenti il commissario europeo Dimitri Avramopoulos e il ministro finlandese Maria Ohisalo, in rappresentanza del Consiglio dell’Ue – la Finlandia esercita la presidenza di turno -. Sui bastioni prospicienti l’antica fortezza era stato issato un grande striscione con la scritta ‘EU, get your ships together’ (Ue, metti insieme le tue navi).

Sono quattro i punti su cui c’è stato un’intesa, da sottoporre ora agli altri Paesi Ue, forse già prima del Vertice di Bruxelles del 17 e 18 ottobre. Tra questi punti, quello che prevede la redistribuzione di tutti i richiedenti asilo e non solo di coloro che hanno già ottenuto lo statuto di rifugiato. E poi c’è la “rotazione volontaria” dei porti di sbarco, non solo quando quelli di Italia e Malta sono saturi – “E questo non era scontato”, osserva la titolare del Viminale, che, a domanda, conferma che gli accordi tra l’Italia e la Libia restano validi -.

L’accordo prevede inoltre la “redistribuzione dei migranti su base obbligatoria”, secondo un sistema di quote che verrà stabilito quando si saprà quanti dei 28 ci staranno; e tempi dei ricollocamenti “molto rapidi” (quattro settimane). L’intesa non riguarda, però, gli sbarchi cosiddetti autonomi e neppure i migranti economici.

Il sistema tratteggiato stabilisce che, una volta fissata la quota da ridistribuire, i migranti saranno direttamente inseriti nella banca dati del Paese di destinazione, che si farà anche carico dei rimpatri, qualora la domanda d’asilo fosse respinta, e non in quella del Paese di primo approdo. Ci saranno sanzioni per chi non aderirà all’accordo? La ‘linea’, secondo la Lamorgese, sarebbe quella, ma nella bozza d’intesa non ve n’è traccia, anche perché, fin quando non si tratta di decisione comunitaria, non può essere cogente per chi non vi aderisce.

Nella conferenza stampa a riunione finita, la Lamorgese ha parlato di “grande collaborazione” e della “volontà di procedere insieme”: “Porteremo la bozza ad ottobre all’Ue, perché vogliamo che sia condivisa il più possibile dagli altri Paesi. Siamo partiti con il piede giusto e ci sono novità sia per l’accoglienza sia per il salvataggio in mare”. Significativo l’abbraccio tra l’italiana e il tedesco Seehofer, che, fino alla batosta elettorale nella sua Baviera, ‘flirtava’ con Salvini e faceva la fronda alla Merkel: ora, riapre la porta alla riforma di Dublino.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+