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Usa - Giuliani

Da sceriffo modello Law and Order a sindaco d’America nella New York ferita dell’11 Settembre 2001: affannato, stravolto, coperto dalla polvere bianca degli edifici crollati, circondato da una muta di giornalisti, quel giorno Rudolph Giuliani si guadagnò il titolo di Uomo dell’Anno e la copertina di Time. E lì è rimasto: da allora, marito due volte divorziato; mentitore seriale, su vicende familiari e personali; candidato – a senatore, a ministro, a presidente – sempre sconfitto o sempre scartato; e, infine, avvocato di un presidente bullo, che consuma i legali e se ne disfa come fossero consiglieri per la Sicurezza nazionale, lasciandoli in genere nelle peste con la giustizia, come è già successo con Michael Cohen e altri membri dello staff giuridico della Casa Bianca.

Essere al servizio di Donald Trump è rischioso, dal punto di vista legale. Perché il magnate cambia magari avversario, ma non cambia abitudini: cerca di vincere ‘sputtanando’ l’antagonista; e non esita di farlo anche ‘giocando sporco’. Così, nel 2016 provò a comprare da un’avvocatessa – russa – informazioni che mettessero in cattiva luce Hillary Clinton, sua rivale per la Casa Bianca; e, adesso, sta già cercando di portarsi avanti, creando difficoltà a Joe Biden, l’attuale battistrada per la nomination democratica.

In realtà, Trump non avrebbe motivo di mettere i bastoni fra le ruote a Biden, da molti considerato un avversario alla sua portata. Ma si sa com’è: Richard Nixon innescò il Watergate e la sua rovina per paura di George McGovern, un rivale che avrebbe comunque battuto a mani basse. Trump cambia l’antagonista, ma non perde il vizio – di essere scorretto – e il tramite – un avvocato -.

Che difendere Trump non sia facile, Giuliani lo capì fin dai suoi esordi nel nuovo incarico: lui, che sperava meglio – era stato citato come potenziale responsabile di vari dicasteri, senza mai essere scelto -, volle cambiare, ai primi di maggio del 2018, la strategia difensiva del magnate presidente sul Russiagate. “Basta bugie”, disse; ma Donald lo fulminò, “Rudy non ha ancora capito”.

La storia che adesso inguaia (anche) Giuliani comincia con una telefonata il 25 luglio del presidente al nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sarà a New York la prossima settimana e vedrà Trump a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Lo sceriffo-sindaco-avvocato è presente.

Per almeno otto volte, nella stessa telefonata, Trump insiste con Zelesnky perché le autorità ucraine aprano un’inchiesta sul figlio di Biden e si coordinino con Giuliani, che, in primavera, aveva già annunciato una missione a Kiev – poi annullata – per sollecitare l’avvio dell’indagine su Biden jr. Secondo alcune fonti, citate dal Wall Street Journal Trump non promette nulla in cambio; ma secondo altre fonti, vicine all’intelligence statunitense – tutto parte dalla denuncia di uno 007 -, Trump e Giuliani tentano di convincere Zelensky a indagare sul caso che può danneggiare Biden.

L’ex vicepresidente democratico era finito nel mirino dell’Amministrazione repubblicana per avere, a sua volta, fatto – si dice – pressioni su Kiev, minacciando un taglio degli aiuti Usa per un miliardo di dollari, perché silurasse il procuratore generale che stava indagando sulla società energetica di un oligarca ucraino nel cui board sedeva suo figlio.

A Zelensky, Trump avrebbe detto: “Caro presidente, se voi indagate su alcuni casi di corruzione, l’Ucraina potrebbe accrescere la sua reputazione e i suoi rapporti con gli Stati Uniti”. L’intreccio d’interessi tra la squadra del magnate e l’Ucraina è complicato: l’ex manager della campagna 2016, Paul Manafort, è in carcere per frode fiscale e altri reati compiuti facendo il lobbista per il governo di Kiev – quello filorusso -.

La versione dell’agente Usa sarebbe confermata dai verbali ucraini. Ma per Trump, le accuse “sono assolutamente ridicole”, lo 007 è uno “spione di parte”: “Non c’è nulla di sbagliato nei miei colloqui con i leader stranieri, sono solo fake news della sinistra radicale democratica e dei media”. E se poi qualcosa non filerà liscio, già sappiamo su chi ricadrà la colpa: Giuliani, da eroe della Grande Mela a parafulmine di uno showman.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+