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Italia - Francia - Libia - Palazzo Chigi
September 18, 2019, Rome, Italy: Italian Prime Minister Giuseppe Conte and French President Emmanuel Macron attend a press conference at Palazzo Chigi in Rome. (Credit Image: © Cosimo Martemucci/SOPA Images via ZUMA Wire)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riceve, lo stesso giorno a Palazzo Chigi il premier libico riconosciuto dalle Nazioni Unite Hafez al-Sarraj e il presidente francese Emmanuel Macron. Scelta che appare singolare perché la Libia è stata, negli ultimi anni, terreno di discordia fra Italia e Francia: se al-Sarraj è stato, e forse ancora è, la prima carta dell’Italia, il generale Khalifa Haftar, suo antagonista, è stato, e forse ancora è, la prima carta della Francia).

Siccome la visita di Macron è l’occasione per ‘normalizzare’ e rilanciare le relazioni tra Italia e Francia, dopo le increspature che avevano tormentato il primo Governo Conte, soprattutto a causa delle intemperanze non solo verbali dei due vice-premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, potrebbe apparire una provocazione offrire come antipasto la presenza di al-Sarraj a Palazzo Chigi. Tanto più che le fonti della Presidenza del Consiglio indicano la Libia come “parte centrale” del colloquio, iniziatosi alle 20.00, fra Conte e Macron.

In realtà, la doppia visita a Palazzo Chigi è un doppio segnale: il primo, interno, ma non solo, è che almeno alcuni dossier di politica estera, la Libia, ma anche e forse soprattutto l’Europa, continuano a essere seguiti in prima linea dalla Presidenza del Consiglio, nonostante alla Farnesina non ci sia più un ministro politicamente sbiadito come Enzo Moavero, ma il capo dei Cinque Stelle Di Maio.

La seconda è che, sulla Libia, il vento sta cambiando, anzi è cambiato. Ma questo s’era già capito. Al-Sarraj, che sul fronte del conflitto sta recuperando terreno, avendo arginato l’offensiva militare contro Tripoli dell’esercito di Haftar, ne ha perso su quello internazionale. Le diplomazie stanno allestendo un doppio evento: una ministeriale sulla Libia a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, la prossima settimana, a New York, e la Conferenza internazionale che Berlino intende ospitare in autunno (a un anno più o meno esatto dalla Conferenza di Palermo). In questo percorso, s’inserisce anche la conferenza intra-libica.

L’Italia pensa che la ministeriale al Palazzo di Vetro, favorita anche dalla Francia e sotto l’egida delle Nazioni Unite, possa “fornire un segnale importante di coesione internazionale e fare chiarezza su un percorso che si vuole effettivamente condiviso”.

Il coordinamento diplomatico è stato avviato martedì a Berlino, con la riunione degli inviati speciali per la Libia delle organizzazioni internazionali e di vari Paesi. Ne è emerso “un chiaro segnale che la comunità internazionale intende spingere per un cessate-il-fuoco” e la ripresa del dialogo avviato ad Abu Dhabi e poi interrotto: quindi, non per il prevalere d’una parte sull’altra.

In questo quadro, Italia e Francia ora operano di concerto coi partner internazionali e con l’inviato dell’Onu Ghassan Salamè per porre fine al conflitto e rilanciare il processo politico. La speranza è che le iniziative diplomatiche “possano contribuire a mantenere alta l’attenzione ed a promuovere una reale de-escalation”.

I colloqui di Roma s’intrecciano con l’incontro che il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha a Berlino con il collega tedesco Horst Seehofer, il bavarese che, un anno fa, di questi tempi, pareva offrire una spalla a Salvini. I due lavorano su un patto sulla redistribuzione dei migranti fra i Paesi di sbarco e Paesi disposti a condividere l’onere dell’accoglienza e dell’esame delle richieste d’asilo: se ne discuterà la prossima settimana a Malta e poi al Vertice europeo di metà ottobre.

Se si viaggia di concerto sulla Libia e sull’immigrazione, le tensioni dei mesi scorsi tra Italia e Francia ‘scalano di marcia’ in automatico: resta da trovare un’intesa sul refrain della flessibilità nell’Ue – ma non è certo la Francia, che spesso sfora del suo, il campione del rigore -. E, poi, si potranno riprendere in mano le carte di quel Trattato del Quirinale tra i due Paesi, analogo e parallelo al Trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania. Il governo Gentiloni vi aveva già messo mano e il presidente Mattarella ci tiene in modo particolare: ieri, Macron è andato al Quiridnale, prima d’entrare a Palazzo Chigi.

“Il ritorno dell’Italia a un europeismo istituzionale, certificato dalle dichiarazioni programmatiche del Contebis segna la volontà di giocare un ruolo sui tavoli europei senza i proclami di rottura che, di fatto, isolavano l’Italia”, osserva Jean-Pierre Darnis, dell’Istituto Affari Internazionali. “Appare quindi strategico per l’Italia alzare il profilo dei rapporti sia con la Francia sia con la Germania, dopo l’eclissi del primo Governo Conte. La visita di Macron fornisce un’occasione per confermare il re-inserimento dell’Italia nel gioco europeo, su tutta una serie di dossier, dall’immigrazione all’industria, passando per le politiche economiche, dove convergenze potenziali ci sono da tempo”.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+