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Iran - missile - Trumo

Il clima del G7 di Biarritz, quell’artificioso ‘volemose bene’, anche sull’Iran, con cui s’era chiuso lunedì il Vertice dei Grandi, è già un ricordo. Donald Trump smette i panni, che gli stanno stretti, del bravo ragazzo e torna a fare il gradasso: dà notizia, ovviamente via twitter, d’un (fantomatico?) “catastrofico incidente” durante il test di un missile iraniano – Teheran smentisce – e diffonde un’immagine del sito di lancio, annichilendo gli sforzi finora fatti per sostenere che gli Usa non violano con i loro droni lo spazio aereo iraniano.

E, intanto, è un giallo la destinazione della petroliera iraniana Grace 1 / Adran Darya 1, rilasciata da Gibilterra dopo un sequestro di alcune settimane. Le destinazioni dichiarate, il Libano e la Turchia, vengono l’una dopo l’altra smentite. Il Wall Street Journal scrive che la petroliera s’accingerebbe a riversare il proprio carico su una nave più piccola, che porterebbe il petrolio in Siria, là dove gli Stati Uniti sostenevano fin dall’inizio fosse diretto.

Del resto, nel bailamme di dichiarazioni seguito al G7, l’Iran non ha mai fatto mistero di quel che davvero gli interessa: la levata delle sanzioni e la vendita del petrolio. Due condizioni irrinunciabili per Teheran in un eventuale negoziato con Washington, che ancora non si profila, al di là di aperture al dialogo generiche. Il ministro degli Esteri iraniano Zarif, dopo l’incontro col presidente francese Macron a margine del G7, è stato in Cina ed è atteso a Mosca lunedì.

E se l’Iran continua, dall’inizio di luglio, ad arricchire più uranio e in misura maggiore di quanto previsto dall’accordo nucleare denunciato dagli Stati Uniti, Washington lancia cyber-attacchi per intralciare i commerci iraniani.

Il tweet di Trump con foto sul “catastrofico incidente” sul sito di lancio del missile suscita più ironia che putiferio negli Usa, specie negli ambienti dell’intelligence. Il presidente scrive: “Gli Stati Uniti non sono coinvolti” nell’esplosione, che sarebbe avvenuta “durante i preparativi di lancio del Safir Slv in Iran. Auguro buona fortuna all’Iran nel determinare che cosa è accaduto”. Una sorta di ‘excusatio non petita’, come se qualcuno potesse accusarlo di essere all’origine dell’incidente. Di fronte alle critiche, Trump, che non si rimangia mai un tweet, s’inalbera: “Ho tutto il diritto di farlo”.

Gli iraniani non si scompongono, tanto più che nessuna intesa proibisce loro di sviluppare e sperimentare un missile. La loro versione parla, comunque, di un satellite, non di un missile, e nega qualsiasi incidente: “Il satellite Nahid-1 non è stato ancora consegnato per essere lanciato ed è attualmente nel nostro centro di ricerca spaziale”, dichiara il ministro delle comunicazioni Mohammad Javad Azari Jahromi. Parlando con i giornalisti, proprio durante un’ispezione al Centro di ricerca spaziale iraniana, Jahromi ha maliziosamente aggiunto: “Come vedete Nahid-1 è qui e non è stato consegnato al ministero della Difesa per essere lanciato. Mentre Trump dice di non essere coinvolto nell’esplosione durante il lancio del satellite. Il presidente americano dovrebbe essere consapevole che le forze armate iraniane hanno recentemente abbattuto un drone americano che aveva violato lo spazio aereo iraniano”. L’episodio, avvenuto il 20 giugno, aveva indotto Trump a ordinare una ritorsione, poi abortita pochi minuti prima dell’attacco.

Come il tweet di Trump, pure la versione iraniana va presa con le molle. La vicende dalla petroliera Grace 1 / Adrian Darya 1 conferma che Teheran non è sempre adamantina nelle sue affermazioni. Il segretario di Stato Usa Pompeo polemizza con il collega iraniano Zarif: per ottenerne il dissequestro “ha garantito alla Gran Bretagna che la petroliera non si sarebbe recata in Siria. E, invece, abbiamo informazioni affidabili sul fatto che è diretta a Tartus, in Siria. Mi auguro cambi rotta. E’ stato un grande errore credere a Zarif”.

Gli Stati Uniti si sono opposti fino all’ultimo al dissequestro della petroliera e hanno ora imposto sanzioni contro la nave e il suo capitano. “Chiunque offra sostegno alla Grace 1 / Adrian Darya 1 rischia di essere a sua volta colpito da sanzioni”, avverte il Dipartimento del Tesoro.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+