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G7 - governo - Conte
08 June 2018, La Malbaie, Quebec, Canada: Giuseppe Conte, prime minister of Italy, is greeted by Canadian Prime Minister Justin Trudeau and his wife Sophie Gregoire Trudeau (r) outside the Hotel Fairmont Le Manoir. (Credit Image: © Michael Kappeler/DPA via ZUMA Press)

La parabola internazionale del governo giallo-verde e del suo premier, l’avvocato Giuseppe Conte, è tutta racchiusa tra due G7: quello di Charlevoix, nel Quebec, in Canada, l’8 e 9 giugno 2018, quando si presentò ai Grandi del Mondo alla sua prima sortita pubblica – in assoluto – da presidente del Consiglio; e quello di Biarritz, in Francia, da oggi a lunedì, quando sarà lì solo per accomiatarsi, meteora fra leader tutti di lungo corso.

A Charlevoix, Conte se la cavò bene: l’obiettivo era fare una buona impressione ed evitare le gaffes da esordiente. Conte non conosceva nessuno e nessuno lo conosceva: rispetto a molti altri suoi predecessori, almeno lo sorreggeva l’inglese, che lui andava a migliorare alla New York University; e l’ordine del giorno lo aiutò.

I temi scelti dalla presidenza di turno canadese erano generici: crescita inclusiva, i lavori del futuro, l’uguaglianza di genere, la sicurezza, i cambiamenti climatici. Per cavarsela senza infamia, bastò offrire ai partner una sintesi del programma del governo Conte appena illustrato in Parlamento. L’inesperienza e l’essersi appena insediato gli valsero una benevola comprensione: il presidente Trump l’accostò nella passeggiata dopo la foto di famiglia; la cancelliera Merkel, il presidente Macron e altri leader, nel dargli la mano e il benvenuto, lo invitarono a incontri bilaterali; tutti, mascherando la diffidenza verso il governo M5S/Lega, si dissero “impressionati” dal suo esordio e fiduciosi che l’Italia avrebbe mantenuto gli impegni assunti e realizzato gli obiettivi prospettati. Non è poi successo, ma, ovviamente, nessuno se n’è meravigliato – con l’Italia, è quasi sempre così e con il governo Conte è stato anche peggio del solito-.

Lui, dal canto suo, evitò di mettere un dito nell’occhio ai partner. E, alla fine, sorpresa!, chi uscì meno peggio, da un G7 con il finale convulso e il veleno nella coda – Trump mandò a monte tutti gli accordi, dopo essersene andato in anticipo per preparare l’incontro con Kim Jong-un a Singapore -, fu proprio il professore, che riuscì a barcamenarsi tra il presidente americano e i leader europei, si prese gli elogi del magnate (e un invito alla Casa Bianca) e non ruppe con i partner dell’Ue. Conte e il premier giapponese Shenzo Abe – i giapponesi sono maestri nel defilarsi in queste circostanze – furono gli unici che tornarono a casa senza le ossa rotte da quel disastro diplomatico.

A Biarritz, il compito del premier dimissionario è, sulla carta, più semplice: salutare, ringraziare, incamerare gli auspici di fantomatici ‘arrivederci’, incassare attestati di stima magari rituali, come quello che è già arrivato da Donald Tusk, presidente, pure al passo d’addio, del Consiglio europeo, che ha detto di avere “molto apprezzato” il lavoro svolto dal premier italiano, sia sul fronte interno che nel contesto internazionale. Un Conte più che dimezzato ‘azzerato’ renderà però palese l’inconsistenza dell’Italia, pur in un consesso da tempo inadeguato a gestire la governance mondiale (non che il G20 suo succedaneo abbia fatto meglio). Una prova tangibile è che gli ultimi giorni hanno visto un frenetico vortice di incontri bilaterali preparatori, da cui l’Italia è stata totalmente assente: il governo Conte non c’è più e non ha più nulla da dire.

E dire che una grana da risolvere ci sarebbe: quella della designazione del commissario italiano nella prossima Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. L’avvocato premier, che non è in grado di avanzare designazioni, dovrebbe almeno avere buon gioco a perorare la causa d’una proroga dei termini: ai partner – a Biarritz non ci sarà il presidente della Commissione uscente Jean-Claude Juncker, convalescente da un intervento chirurgico -, importa relativamente poco. L’eventuale danno è tutto italiano, nella logica del ‘chi tardi arriva male alloggia’: se i posti che contano saranno tutti presi, ci si dovrà accontentare.

L’ordine del giorno del Vertice, invece, non pone all’Italia eccessivi problemi: il tema generale scelto dalla presidenza francese è “la lotta contro le diseguaglianze”, che, in linea di principio, dovrebbe trovare tutti d’accordo e che, nelle sue varie forme, è stata spesso declinata dal G7: diseguaglianze dei redditi e delle opportunità, di sviluppo, di sicurezza, di genere, digitali, ambientali. Il presidente Macron ha anche voluto introdurre una novità nel formato del Vertice, aprendo alcune delle discussioni a Paesi che non sono membri del Gruppo.

La riunione si aprirà questa sera, alle 19.00, con una cena informale: si parlerà di “politica e sicurezza internazionali”. Domani mattina, domenica, la discussione proseguirà in modo più formale sugli stessi temi e ci sarà pure uno scambio di vedute sull’ “economia globale”.

A pranzo, il tema della lotta alle diseguaglianze sarà affrontato con esponenti della società civile e leader delle organizzazioni internazionali. La sessione di lavoro del pomeriggio sarà invece dedicata alla partnership del G7 con l’Africa – presenti numerosi leader africani -. E la cena la sera sarà ulteriormente allargata ai ‘partner di Biarritz’, fra cui il pericolante premier spagnolo Pedro Sanchez.

Lunedì, i lavori del Vertice riprenderanno con una sessione su “clima, biodiversità e oceani”, presenti tutti i leader extra-G7. Un lunch di lavoro sulla “trasformazione digitale” concluderà l’evento. La genericità dei temi in discussione e il numero dei partecipanti garantiscono la mancanza di decisioni e l’evanescenza delle conclusioni. Se qualcosa di importante accadrà, specie sul fronte della ‘guerra dei dazi’ e sulle molte altre questioni divisive agitate dal presidente Trump, sarà soprattutto nei bilaterali. Tempo libero, per l’avvocato Conte.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+