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Putin Macron
December 1, 2018 - Buenos Aires, Argentina - Russian President Vladimir Putin, left, and French President Emmanuel Macron walk together following a bilateral meeting on the sidelines of the G20 Summit meeting December 1, 2018 in Buenos Aires, Argentina. (Credit Image: © Kremlin Pool via ZUMA Wire)

Pecunia non olet”, il denaro non ha odore, dicevano i latini. Ma, in realtà, seguendo il profumo, o la puzza, del denaro, si possono capire percorsi che paiono sottrarsi alla logica della geo-politica. Il riavvicinamento in atto tra la Francia e la Russia ha ragioni essenzialmente economiche, anche se non vi sono estranee la diplomazia della grandeur di Emanuel Macron e il gusto del guastafeste di Vladimir Putin.

Il presidente russo è arrivato ieri sera in elicottero dall’aeroporto di Marsiglia al Fort de Brégançon, un ‘Eliseo d’estate’ raramente utilizzato per incontri internazionali, nonostante il grande giardino – oltre un ettaro – offra condizioni ideali per colloqui informali.

Per il presidente francese, l’incontro con Putin apre una settimana al massimo livello diplomatico mondiale: nel fine settimana, infatti, ospiterà a Biarritz il Vertice dei leader dei Sette Grandi. Il bilaterale con Putin è, in qualche misura, uno sberleffo al presidente Usa Donald Trump, che non vuole riammettere la Russia nel G7, ‘abbonando’ l’annessione della Crimea, e peggiora i rapporti con Mosca denunciando gli accordi di disarmo nucleare e rilanciando la corsa agli armamenti.

Sia Macron che Putin sono consci che il loro incontro non basta a risolvere nessuna delle questioni internazionali aperte che li riguardano. Ma sono per contro certi che può dare impulso ai rapporti economici e commerciali tra Francia e Russia, che hanno subito l’impatto delle sanzioni imposte dall’Ue a Mosca e della stasi russa.

Citato dall’Agenzia Sputnik, Mikhail Makarov, nuovo rappresentante commerciale russo in Francia, indica obiettivi precisi: “Dopo il picco del 2011 (28,1 miliardi di dollari), il fatturato commerciale tra Russia e Francia ha subito un calo significativo del 48% nel periodo 2012-2015. Negli ultimi tre anni, però, l’interscambio ha mostrato una crescita costante”. Nel 2018 rispetto al 2017, l’aumento è stato dell’11,2%, l’interscambio è stato di 17,2 miliardi di dollari. “Abbiamo ragione di credere che sino alla fine del 2019 la crescita proseguirà. E sono assolutamente certo che nei prossimi anni saremo in grado di tornare al livello commerciale pre-crisi”.

Dal punto di vista francese, la situazione attuale è descritta dal Ministero del Tesoro in termini più positivi ancora: “La Francia gode in Russia di una posizione economica tradizionale e strategica”, mentre, contrariamente alla Germania e all’Italia, non ha bisogno di forniture energetiche. Detiene una quota di mercato del 4%, è il sesto Paese fornitore, ha un ruolo pesante nell’eco-sistema russo; ed è al secondo posto dei flussi e al primo posto nello stock di investimenti diretti all’estero, a parte le zone a fiscalità agevolata, ed è il primo datore di lavoro estero in Russia. Partnership strategiche sono state create in settori come l’energia, l’aeronautica, il nucleare e lo spazio. E si progettano ulteriori collaborazioni per dare risposte economiche al cambiamento climatico e sviluppare le nuove mobilità, l’innovazione e la produttività del lavoro.

La struttura degli scambi commerciali franco-russi è asimmetrica: l’80% dell’import francese riguarda il settore energetico, dove, più che i consumi interni, sono in gioco gli interessi dell’industria petrolifera francese, mentre l’import russo riguardano i beni strumentali e i materiali per i trasporti, specialmente nel settore aeronautico. Parigi accusa un disavanzo rispetto a Mosca dell’ordine di cinque miliardi di euro nel 2018. Per effetto delle sanzioni, la Russia, che a un certo punto era stato il quatro mercato francese, è ora soltanto l’ottavo: a Macron piacerebbe recuperare posizioni, Putin l’incoraggia a farlo.

Tanto più che, fronte investimenti, le cose vanno meglio che fronte scambi. La Francia, con oltre 500 filiali di sue aziende in Russia e con 1200 imprese russe con almeno un azionista francese, è addirittura il primo datore di lavoro straniero in Russia, con ben 150 mila ‘dipendenti’.

Un contesto economico-commerciale importante, che non ha però impedito a Macron e Putin d’essere franchi nel loro colloquio. Il francese chiede al russo di rispettare i “principi democratici”, riferendosi alla repressione delle manifestazioni dell’opposizione; Putin gli risponde di “non volere a Mosca gilet gialli”, perché “da noi la legge si rispetta”. Sulla Siria, l’auspicio comune è il rispetto della tregua a Idlib. Per l’Ucraina, Putin sfodera un cauto ottimismo dopo avere incontrarto il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky e auspica un ‘Vertice di Normandia’ bis, con il formato degli accordi di Minsk (Russia, Ucraina, Francia, Germania).

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+