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Usa - Israele - Tlaib - Omar
August 15, 2019: FILE: Israel announced it was barring the entry of two US congresswomen after Donald Trump encouraged the move, a remarkable step both by the US President and his ally, Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu, to punish political opponents. Pictured: July 15, 2019, Washington, DC, USA: Left to right: U.S. Representatives RASHIDA TLAIB (D-MI) and ILHAN OMAR (D-MN). Four Democratic progressive Congresswomen make a statement during a press conference at the U.S. Capitol on July 15, 2019, in Washington, DC about President Trump's remarks telling them to ''go back'' to their home countries which they deemed ''blatantly racist'' attacks. (Credit Image: © Carol Guzy/ZUMA Wire)

La visita in Israele, che non si farà, di due delle ‘deputate terribili’ della Camera degli Stati Uniti, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, diventa un ‘affare di Stati’: Donald Trump quasi impartisce l’ordine, via Tweetter, a Benjamin Netanyahu di non lasciarle entrare; e il premier d’Israele le blocca. Per farlo, Netanyahu applica una legge recentemente approvata che gli consente di tenere al bando “chi nega la legittimità di Israele” e ne appoggia il boicottaggio: una norma del 2017 mai utilizzata verso cittadini statunitensi, ma già contro almeno sette cittadini europei.

Poi, il premier di Israele, forse messo in imbarazzo dalle polemiche innescate, fa mezzo passo indietro: autorizza l’ingresso della Tlaib, per “motivi umanitari, così che possa visitare la nonna”, che ha novant’anni e vive nei Territori.

Tlaib, indica una nota del ministero dell’Interno israeliano, si sarebbe impegnata a “non promuovere la causa del boicottaggio contro Israele durante il suo soggiorno”. Ma la deputata del Michigan – lei e la Omar sono le prime deputate musulmane nella Camera dell’Unione – non ci sta: “Ho deciso – fa sapere – che fare visita a mia nonna in queste circostanze oppressive è contrario a tutto quello in cui credo, ovvero combattere contro il razzismo, l’oppressione e l’ingiustizia”.

La Omar e la Tlaib compongono, insieme a Alexandria Ocasio-Cortez, di origine portoricane, e Ayanna Presley, afro-americana, ‘the squad‘, il quartetto di deputate democratiche non bianche, progressiste e d’ispirazione socialista, che si sono distinte per l’aggressività nei confronti di Trump e per le critiche alla politica di Israele verso i palestinesi.

Il presidente aveva già suscitato scompiglio invitandole a tornare al loro Paese, “nei posti corrotti e infestati dal crimine da cui sono venute”, come se non fossero tutte statunitensi – tranne la Omar, nata in Somalia e naturalizzata, sono pure tutte nate nell’Unione -.

Nel tweet per Netanyahu, Trump sosteneva che Israele avrebbe mostrato “grande debolezza” se avesse autorizzato la visita di Omar e Tlaib: “Loro odiano Israele e tutti gli ebrei e non c’è nulla che possa esser detto o fatto per far cambiar loro idea”. L’intervento di un presidente degli Stati Uniti contro membri del proprio Congresso è un fatto quasi senza precedenti, nella politica statunitense: Nancy Pelosi, speaker della Camera, e numerosi esponenti democratici l’hanno stigmatizzata.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+