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Iran - pena di morte - esecuzioni
October 20, 2018 - London, UK. 20th October 2018. Behind a banner 'Democracy in Iran With Maryam Rajavi', the People's Mujahedin of Iran held a protest against the repressive current regime in Iran, with a gibbet and three women held in a prison cell illustrating the reign of terror there and calling for an end to executions there, Posters reminded us that the Iranian regime is the world record holder for executions. Rajavi, the leader of the PMOI, has set out a 10-point manifesto calling for a modern legal system, gender equality and political and social rights in Iran is President-elect of the National Council of Resistance of Iran (NCRI), based in Paris. Peter Marshall IMAGESLIVE (Credit Image: © Peter Marshall/IMAGESLIVE via ZUMA Wire)

Succede che le ragioni e le tensioni della geo-politica internazionale facciano velo alla percezione della realtà di un Paese: da un anno, l’Iran, nonostante le esecuzioni in serie, anche di minori, è nelle cronache quasi solo per l’abbandono dell’accordo sul nucleare da parte dell’America di Trump e per il ripristino delle sanzioni che ne condizionano l’economia; per le turbative alla navigazione nello stretto di Hormuz e per il sequestro di petroliere incrociato; e, ancora, per la contrapposizione con l’Arabia saudita per il predominio regionale, non solo politica e religiosa, ma anche militare – in Yemen -.

Capita, poi, che un rapporto dell’Onu sul rispetto dei diritti umani ci ricordi che l’Iran riformatore del presidente Rohani, un riformatore, vede crescere di anno in anno le violazioni della libertà d’espressione e non rispetta i diritti alla vita, alla libertà personale e a un equo giudizio. Le condanne a morte eseguite nel 2018 sono state 253 – sette di minori -, il numero più basso dal 2007, ma sempre uno dei più alti al Mondo, dopo la Cina e confrontabile ‘pro capite’ con quello dell’Arabia saudita. Che sarà pure grande rivale – i sauditi sono gli alfieri dell’Islam sunnita, gli iraniani di quello sciita -, ma che ha comportamenti non dissimili per il rispetto dei diritti dell’uomo e della parità di genere.

L’Onu spiega che la riduzione del numero delle esecuzioni rispetto al 2017 e agli anni precedenti è funzione dell’entrata in vigore di una nuova legge, che diminuisce le esecuzioni per i reati di droga, scese in un anno da 231 a 24. Impressionano, specialmente, le esecuzioni dei sette minori, fra cui due ragazzi di 17 anni condannati per stupro e rapina, reati “confessati sotto tortura”: l’Onu giudica “assolutamente proibito” mettere a morte minorenni e chiede “l’immediata sospensione” della pratica.

Il rapporto esprime preoccupazione perché l’Iran prevede oltre 80 reati punibili con la pena di morte fra cui corruzione, adulterio, omosessualità, possesso di droga, blasfemia, gli insulti al Profeta. L’Onu osserva che alcuni di questi reati ‘capitali’ in Iran non sono neppure punibili in altri Paesi e che non possono essere considerati ‘gravi’ in base ai principi sanciti da convenzioni internazionali.

L’Iran arresta e detiene in modo arbitrario cittadini con doppia nazionalità. E i suoi procedimenti giudiziari lasciano a desiderare, con prove artefatte e confessioni estorte, almeno dal punto di vista del rispetto dei criteri d’equità e dei diritti della difesa, oltre che delle minoranze etniche o religiose. Anzi, spesso chi tutela i diritti degli accusati e delle minoranze e i giornalisti che praticano la libertà d’espressione sono oggetto di intimidazioni e finiscono a loro volta sotto processo.

Proprio ieri, Human Rights Watch ha chiesto al governo iraniano di rilasciare le donne arrestate perché accusate di essere entrate illegalmente in uno stadio il 13 agosto indossando abiti maschili: volevano assistere a una partita di calcio, un divieto non scritto ma rigorosamente applicato. Fra le arrestate, ci sono l’attivista per i diritti umani Zahra Khoshnavaz, che si batte per abolire il divieto, e la foto-giornalista Forough Alaei. “L’Iran dovrebbe rilasciare le donne immediatamente e senza condizioni e abolire il divieto discriminatorio per le donne di frequentare eventi sportivi”, ha detto un responsabile di Hrw Minky Worden.

Questo sfondo fa sbiadire l’attualità internazionale delle ultime ore: gli Stati Uniti cercano d’ottenere che la Gran Bretagna sequestri di nuovo la petroliera iraniana sequestrata a Gibilterra e poi dissequestrata – Washington sostiene che trasportasse petrolio in Siria, ai suoi occhi illecitamente -; e l’Iran protesta e non sblocca la petroliera britannica sequestrata per ritorsione.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+