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Epstein - Brunel
August 6, 2019, FL, USA: Ric Bradshaw, sheriff of Palm Beach County when Jeffrey Epstein was incarcerated and still sheriff. (Credit Image: © TNS via ZUMA Wire)

Jean-Luc Brunel, il proprietario di una delle più famose, e già discusse, agenzie di modelle internazionali, la MC2, sarebbe il perno francese dell’inchiesta sul giro di abusi su minori e incitamento e sfruttamento della prostituzione che ruota intorno al finanziere miliardario Jeffrey Epstein, suicidatosi in cella sabato scorso a New York.

Secondo fonti giornalistiche, Brunel, 70 anni, sarebbe stato uno dei “principali fornitori” di adolescenti del sessuomane suicida. In base a testimonianze raccolte, fra cui quella fondamentale di Virginia Roberts Giuffre, Mediapart scrive che Brunel avrebbe avuto “un posto preponderante” nello “schema” pedofilo di Epstein: per un compleanno, gli avrebbe mandato in dono dalla Francia due ragazzine di 12 anni; e decine gliene avrebbe complessivamente fornite; facendogli poi ripetutamente visita in carcere.

Inoltre, Mediapart pubblica racconti di due ex modelle e d’una ex dipendente dell’agenzia: le prime denunciano le violenze di Brunel – “Una sera, m’ha drogata e m’ha stuprata” -; l’impiegata parla dell’intreccio dei legami tra Epstein, che sosteneva finanziariamente la MC2 in difficoltà, e Brunel, che gli forniva adolescenti, a Parigi, nella casa di Avenue Général Foch, e in America.

In attesa che la giustizia francese faccia il suo corso, quella americana continua il proprio, lungo diversi filoni. Nell’Unione, con Trump in vacanza e la politica in ferie, il caso Epstein tiene banco sui media e ispira teorie cospirazioniste. Anche il sindaco di New York Bill de Blasio diventa complottista e mette in dubbio la versione ufficiale, “troppo comoda”. E il magnate presidente torna a mestare le acque: chiede un’inchiesta, che c’è già, sulla morte del finanziere e avanza l’illazione che Bill Clinton sia stato sulla sua isola.

Si attende che ricompaia l’ex fidanzata e meretrice di Epstein, Ghislaine Maxwell, e che finiscano sotto accusa altre persone, in uno scandalo che tocca presidenti, da Clinton a Trump, e protagonisti del ‘jet set’, uomini d’affari, di spettacolo, di cultura. Le indagini avanzano più spedite sul fronte delle responsabilità nel suicidio di Epstein, favorito da negligenze forse criminali.

La commissione Giustizia della Camera chiede all’Fbi informazioni sul programma di prevenzione dei suicidi in carcere, sulle condizioni in cella di Epstein e su chi avrebbe dovuto controllarlo. Dopo che il segretario alla Giustizia Usa William Barr ha ammesso anomalie e irregolarità, il New York Times scrive che Epstein è stato lasciato solo per ore senza che nessuno lo controllasse e che uno dei due agenti preposti a farlo non era una guardia carceraria a tempo pieno, era un sostituto. Secondo il New York Post, il finanziere si sarebbe suicidato legandosi il lenzuolo intorno al collo e fissandolo in alto sul letto a castello: per riuscire a strangolarsi, Epstein si sarebbe dovuto mettere ginocchioni.

Il Daily Mail riferisce che decine di agenti dell’Fbi sono scesi sull’isola che il finanziere possedeva nei Caraibi, Little St. James, soprannominata ‘isola della pedofilia’ o ‘isola delle orge’. Il NYT propone il racconto dell’incontro di un suo giornalista, James Stewart , con Epstein, che nel 2018 l’aveva ricevuto nella sua casa di Manhattan, sulla 71ma strada, di fronte alla Frick Collection.

Nell’alloggio, c’erano foto del miliardario con l’erede al trono saudita Mohammed Bin Salman, Woody Allen, Bill Clinton e molti altri: pareva più “un’ambasciata o un museo” che una casa. Epstein conosceva segreti, droghe e gusti sessuali di molte persone importanti. I due dovevano parlare off the record della Tesla, l’azienda produttrice di vetture elettriche, perché correvano voci di collaborazione tra il finanziere ed Elon Musk.

Ma Epstein disse poco sulla Tesla e molto sui suoi amici potenti, che conoscevano i suoi trascorsi – era già stato inquisito in Florida per pedofilia e induzione alla prostituzione – e non erano, quindi, imbarazzati a confidargli vizi e perversioni. Il finanziere dichiarò senza reticenze il suo interesse per le donne giovani e disse che criminalizzare il sesso con le teenager era un’aberrazione culturale, poiché in altri tempi era perfettamente accettabile.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+