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Usa - stragi - El Paso
August 5, 2019, New York City, New York, US: Activists from the Rise and Resist direct action group rallied in Union Square on 5 August 2019, in one of several vigils in New York City in memory of victims of the El Paso, Texas and Dayton, Ohio, mass shootings as a result of white supremacy and racism that the Trump/Pence regime has been spewing, according to event organizers. The event featured speeches by anyone who wanted to speak and informational leaflets handed to passersby. (Credit Image: © G. Ronald Lopez/ZUMA Wire)

Donald Trump parla alla nazione dopo le stragi di El Paso e Dayton e Gilroy, una tragica sequenza che ha scosso gli animi, se non le coscienze, dell’Unione: parla da ostaggio della lobby delle armi, quale è per convinzione o per interesse, dice che la causa delle stragi sono l’odio – quello, tra l’altro, che lui alimenta con i suoi discorsi e le sue politiche – e le malattie mentali, non le armi facili, e attribuisce gli ultimi due attacchi della notte di sabato 3 agosto alla “malvagità di due mostri”, che, come altri killer analoghi, meritano “la pena di morte subito”.

Ma il presidente corregge il tiro rispetto ad altri interventi: denuncia il razzismo e il suprematismo come ideologie da sconfiggere; condanna la violenza anche dei social media e dei video-giochi, che possono essere cattivi maestri; dice che unita l’America può superare questa prova – peccato che lui sia il ‘divisore in capo’ della Nazione -.

Persino un tabloid come il New York Post gli chiede di agire, di inasprire i controlli sulle vendite delle armi e di mettere un limite allo smercio di armi automatiche, mentre i democratici lo avvertono più vulnerabile e non escludono di avviare la procedura di impeachment entro la fine dell’anno. Vulnerabile perché elementi della rivendicazione di Patrick Crucius, il killer di El Paso, che, animato da odio razziale, ha ucciso una ventina di persone fra cui 4 bambini e molti ispanici, poiono richiamarsi ai discorsi di Trump contro i migranti e sulla minaccia alla sicurezza nazionale che essi rappresenterebbero. E non contribuisce a dare spessore al discorso del presidente il lapsus con cui lo chiude, confondendo Dayton con Toledo – un’altra città dell’Ohio, distante 300 chilometri -. Vero è che l’ex vice-presidente democratico Joe Biden, poche ore prima, aveva fatto di peggio, scambiando El Paso con Houston e l’Ohio con il Michigan.

Il discorso del presidente non tira su le borse, depresse al solo timore di un giro di vite alle vendite delle armi, né migliora il clima d’insicurezza nell’Unione: l’estate americana è calda, violenta, sanguinosa. Il direttore dell’Fbi Chris Wray ordina una vasta operazione su tutto il territorio

nazionale per sventare nuove minacce di stragi di massa dopo i massacri di El Paso e di Dayton. C’è anche da fare i conti con l’effetto ‘copycat’ che, in questi casi, spesso scatta.

Una task force nel quartier generale della polizia federale a Washington analizzerà dati e segnalazioni provenienti da ogni angolo degli Statii Uniti. La preoccupazione principale è proprio quella di atti di emulazione delle sparatorie in Texas, in Ohio e in California. Senza contare il clima di tensione già esistente in alcune grandi città – Chicago prima di tutte – e il rischio sempre latente di disordini razziali.

Gli inquirenti, intanto, analizzano il manifesto postato da Crucius sul forum online 8Chan, lo stesso utilizzato dal suprematista bianco Brenton Tarrant, autore della strage nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda. Gli analisti evidenziano elementi di linguaggio comuni anche al templare bianco Andrea Breivik, responsabile dei massacri di Oslo e di Utoja nel 2011 e risalgono fino a uno scrittore francese Renaud Camus, teorico della sostituzione razziale. Pare però che solo il templare norvegese avesse una preparazione culturale così solida da abbeverarsi alle fonti originali del pensiero suprematista. I suoi emuli europei – l’italiano Luca Traini di Macerata , neozelandesi e americani potrebbero essersi limitati a scopiazzare i suoi testi.

Nel suo manifesto Crucius scrive: “Loro – gli immigrati ndr – sono quelli che istigano e non io. Io sto semplicemente difendendo il mio Paese dalla sostituzione etnica e culturale portata da un’invasione”. La parola invasione è stata spesso utilizzata anche da Trump parlando dei migranti provenienti dall’America centrale.

Il manifesto di Crucius comparve online una ventina di minuti prima cella sparatoria di El Paso. Gli investigatori stanno cercando d’appurare se lo abbia davvero scritto il killer, 21 anni e studi modesti. Il documento s’intitola ‘La verità scomoda’ e prende le mosse dalla strage islamofoba di Aukland. Tarrant, a sua volta, aveva postato un suo manifesto citando la teoria di Camus, secondo cui le élite del Vecchio Continente stanno lavorando per sostituire gli europei con immigranti da Nord Africa e Medio Oriente. Crucius ipotizza un piano per dividere l’America in territori in base alla razza e ammonisce che i bianchi saranno sostituiti da stranieri.

Dopo le stragi, s’indaga pure sul forum 8chan, che ha ieri perso la protezione dai cyberattacchi: la CloudFlare, azienda di servizi di sicurezza informatica, ha infatti sospeso il supporto al forum, che “ha ripetutamente dimostrato di essere un pozzo nero dell’odio”. Lo usò pure John Earnest, un altro suprematista bianco che ad aprile aprì il fuoco in una sinagoga a Poway, un sobborgo di San Diego (California). Il creatore di 8chan, Fredrick Brennan, nel frattempo uscitone, approva la decisione della CloudFlare.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+