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Chicago - Lollapalooza - violenza - armi
July 29, 2016 - Chicago, IL, USA - Malia Obama talks with a friend during day three of Lollapalooza in Grant Park Saturday, July 30, 2016, in Chicago. (Credit Image: © Armando L. Sanchez/TNS via ZUMA Wire)

E’ la città del vento. Ma è anche la città degli ‘intoccabili’, Al Capone e la sua ghenga. E di una delle scuole di economia più liberiste. E dei laboratori sociali che hanno formato e fatto emergere, negli Anni Novanta, la personalità di Barack Obama. Chicago, che è stata, in passato, la città più violenta dell’Unione, torna capitale della cronaca e delle apprensioni di tutta l’America: il festival musicale Lollapalooza si svolge dopo l’uccisione di due attiviste contro la violenza da armi da fuoco, Chantell Grant, 26 anni, e Andrea Stoudemire, 35 anni, colpite da spari di cui pare non fossero l’obiettivo, esplosi da un’auto in corsa, un Suv blu.

Il clima del festival, già caldissimo per un’estate rovente, con la presenza di oltre 100 mila spettatori al giorno – due anni fa, ci andarono pure le figlie degli Obama, Malia e Sasha, due adolescenti -, s’è surriscaldato. E le misure di sicurezza, già eccezionali, sono state ulteriormente rafforzate dopo quanto avvenuto, lo scorso week-end in California, al Gilroy Garlic Festival, dove una sparatoria ha fatto tre vittime.

Lo sforzo dell’Amministrazione di Chicago è di evitare il ripetersi di quanto avvenuto nel 2018: allora, nel primo week-end di agosto, 12 persone furono uccise da colpi di arma da fuoco e 52 ferite. In tutto lo scorso anno, ci sono stati 565 omicidi, quasi tutti commessi con pistole o altre armi da fuoco. Nell’ultima settimana, otto persone sono state ammazzate in tal modo, oltre 40 ferite.

La terza metropoli degli Stati Uniti resta tra le più violente del Paese, assieme a città come Detroit e Baltimora. E il suo passato continua ad accompagnarla: il corpo di John Dillinger, uno dei gangster piu’ famosi dell’America degli Anni 30, portato da ultimo sullo schermo da Johnny Depp, nel film Public Enemy del 2009, sarà riesumato a metà settembre, oltre 85 anni dopo la sua uccisione da parte dell’Fbi: c’è il sospetto, alimentato da studiosi e ricercatori, che gli agenti federali abbiano ucciso l’uomo sbagliato. La riesumazione non sarà facile: il padre del bandito fece ricoprire la bara con quattro lastre di cemento e rottami di ferro, nel timore che il corpo fosse profanato o trafugato. Dillinger era in cima alla lista dei ricercati: un ‘nemico pubblico N. 1′, accusato di avere ucciso, con la sua banda, una decina di persone in sanguinose rapine di banche commesse. Erano gli anni della Grande Depressione e le sue azioni lo resero una figura popolare perché bruciava i registri contabili con debiti e ipoteche. Riuscì anche ad evadere di prigione, a farsi una plastica e a cancellarsi le impronte digitali con l’acido. A tradirlo fu una donna, che lo consegno’ all’Fbi all’uscita di un teatro di Chicago, dove fu ucciso. Sempre che fosse proprio lui.

Gli assassini della Chicago di oggi non hanno nulla di romantico: sono membri di gang, non banditi con l’aura di Robin Hood. Chantell Grant e Andrea Stoudemire, quando sono staste ammazzate, erano a un angolo che la loro associazione Mothers Against Senseless Killings presidia dal 2015, nell’intento di porre un termine alle continue sparatorie: crivellate di proiettili a un angolo di strada dove spesso distribuivano cibo e portavano i bimbi a giocare per rendere più vivibile e sicura la  città, sfidando la guerra delle gang. Avevano rispettivamente 4 e 3 figli, ora rimasti orfani. Il loro gruppo è nato cinque anni fa dopo l’uccisione di un’altra giovane madre nello stesso luogo.

“La realtà è che qui nessuno è al sicuro. Nessuno è intoccabile”, dice Michael Pfleger, prete e attivista nella Chicago più violenta. “Fino a qualche tempo fa chiese, sinagoghe e moschee venivano risparmiate, così come le case e le famiglie, le madri e i bambini”: ora, non è più cosi.

La sindaca Lori Lightfoot, recentemente eletta – è la prima donna afro-americana e apertamente lesbica a ricoprire l’incarico -, ha definito l’omicidio delle due attiviste “terrificante” e promette d’avviare “un piano anti-violenza robusto”. Il suo predecessore, l’obamiano Rehm Emanuel, un ex capo dello staff alla Casa Bianca, non è riuscito, nei suoi due mandati, a imprimere una svolta anti-violenza. Mentre altre metropoli Usa segnate da violenze, specie nei quartieri a maggioranza nera, come New York e Washington, hanno avuto successo, rispettivamente negli Anni 90 e nel XXI Secolo, a migliorare la loro reputazione.

Alex Kotlowitz, giornalista specializzato, dice che la causa è in gran parte l’esclusione sociale: “Queste città hanno in comune di essere profondamente segregate, le persone di colore sono isolate fisicamente e mentalmente”. Ma c’è anche di mezzo una certa inefficienza delle forze dell’ordine: il tasso di omicidi risolti dalla polizia è irrisorio, il 15,4% nella prima metà del 2018.

Nel caso della Grant e della Stoudemire, la polizia ritiene che il bersaglio degli spari fosse un uomo di 58 anni affiliato ad una banda di strada e uscito recentemente di galera: colpito ad un braccio, sta collaborando alle indagini per ora inconcludenti. “Siamo in strada sette giorni su sette e continueremo a tentare di creare un luogo sicuro dove le persone possano imparare a diventare buoni vicini e non a uccidersi tra di loro”, ha promesso Tamar Manasseh, fondatrice del gruppo.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+