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Georgieva - Ue - Fmi
December 3, 2018 - Katowice, Poland - Kristalina Georgieva, World Bank CEO seen speaking during an interview at the COP24 UN Climate Change Conference 2018. (Credit Image: © Omar Marques/SOPA Images via ZUMA Wire)

Si rafforza il potere femminile sulle Istituzioni internazionali a competenza finanziaria: dopo l’accoppiata Ursula von der Leyen, tedesca, alla Commissione europea e Christine Lagarde, francese, alla Banca centrale europea, ecco profilarsi Kristalina Georgieva, bulgara, alla guida dell’Fmi, il Fondo monetario internazionale, dove darà il cambio alla Lagarde il 1o novembre.

Sempre che il diavolo, anzi i diavoli, Donald Trump e Boris Johnson, non ci mettano lo zampino: è vero che le regole dell’Fmi prevedono che il direttore generale sia un europeo, ma gli Stati Uniti hanno la maggioranza assoluta delle quote e i britannici si sono riservati di presentare un candidato entro il termine ultimo del 6 settembre – ed europeo non vuole necessariamente dire dell’Ue, specie al tempo della Brexit -. La scelta definitiva dovrà avvenire entro il 4 ottobre.

La Georgieva è una figura sperimentata dal curriculum impressionante: 56 anni, nel 2009 arrivò alla Commissione europea dalla Banca Mondiale, dov’era funzionaria, come ruota di scorta bulgara, perché la prima scelta, Rumiana Jeleva, era stata giudicata incompetente dal Parlamento europeo. Nella Commissione Barroso 2 fece bene come responsabile per la cooperazione internazionale, gli aiuti umanitari e la risposta alla crisi e, nel 2014, fu promossa vicepresidente e responsabile del bilancio e delle risorse umane nella Commissione Juncker. Che però lasciò il 2 gennaio 2017, quando divenne direttrice generale della Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Bird) e dell’Agenzia internazionale per lo sviluppo, ‘numero due’ della Banca Mondiale.

Sposata con un figlio, studi a Sofia, alla London School of Economics e al Mit di Boston, la Georgieva ha le carte in regola per soddisfare tutti. E tura una falla nelle nomine europee del mese scorso, quando i Paesi dell’ex Europa comunista erano rimasti a bocca asciutta.

Ma la sua scelta è stata ugualmente combattuta e contestata: battuto, per una volta, l’asse tedesco-olandese, che sosteneva l’ex ministro delle Finanze ed ex presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, arrivato al ballottaggio dopo il ritiro, fra gli altri, della candidata spagnola Nadia Calvino, un’altra donna, attuale ministro dell’economia spagnola, del portoghese Mario Centeno (attuale presidente dell’Eurogruppo) e del governatore della Banca di Finlandia, Olli Rehn, ex commissario Ue agli affari economici e già candidato anche alla successione di Draghi.

Secondo ricostruzioni concordi di diverse fonti, tra cui il Financial Times e la Bloomberg, i Paesi del Sud – in particolare Spagna, Italia e Portogallo – si sono fermamente opposti a Dijsselbloem, cui rimproverano di averli accusati di essere stati più colpiti dalla crisi perché sprecano i soldi in donne e bevute. Anche i Paesi dell’Est hanno preferito la Georgieva e Dijsselbloem, un alfiere delle politiche di austerità, mentre la bulgara non è ‘compromessa’ con le scelte della troika, Ue, Bce e Fmi.

Dopo settimane di contatti e consultazioni, la scelta non s’è rivelata semplice e ha lasciato margine a qualche contestazione. L’Italia, per una volta, nelle scelte europee, s’è ritrovata dalla parte dei vincitori e può persino appuntarsi sul petto una medaglietta da voto determinante.

Il ministro del Tesoro francese Bruno Le Maire, che ha guidato il processo di selezione, aveva inviato ai 28 ministeri una mail con le sue indicazioni: il candidato sarebbe stato scelto a maggioranza qualificata, cioè ci volevano i voti del 55% dei 28 Stati Ue che rappresentassero almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Un’intesa informale, non una regola cogente. Il voto, deciso una volta constatata l’impossibilità di trovare un consenso, è stato telematico: non c’è stata la drammatizzazione di una riunione plenaria.

Nessuno dei due candidati ha centrato entrambi i criteri: la Georgieva ha ottenuto il 56% dei Paesi e il 57% della popolazione, mentre Dijsselbloem il 44% dei Paesi e il 43% della popolazione. La bulgara era avanti su entrambi i fronti, ma le mancava qualcosa sul fronte della popolazione.

I Paesi del Nord hanno contestato il risultato, chiedendo addirittura che si cambiassero le regole d’ingaggio considerando il peso dei Paesi in seno al Fmi e non alla Ue, criterio che avrebbe favorito l’olandese.

Alla fine, però, di fronte alla pressione è stato lo stesso Dijsselbloem ad accettare il risultato, nonostante avesse dalla sua la Germania e tutti gli altri ‘falchi’. Le congratulazioni dei presidenti dell’Eurogruppo Centeno e della Commissione Juncker sembrano un suggello sulla vicenda. Se Boris, e Donald, non riapriranno i giochi.

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+