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Usa - migranti - muro - Corte Suprema
June 30, 2018 - Washington, District of Columbia, U.S. - Stand with immigrants sign at the Families Belong Together protest march. (Credit Image: © Douglas Christian/ZUMA Wire)

Donald Trump è sempre più Re Mida: quel che tocca diventa oro, cioè voti, l’oro dei politici; e quel che fa l’azzecca, anche se è eticamente sbagliato e giuridicamente discutibile. La Corte Suprema ha autorizzato l’utilizzo di fondi del Pentagono per costruire il muro al confine con il Messico: 2,5 miliardi di dollari per oltre 160 chilometri della recinzione promessa in campagna elettorale e finora non realizzata perché il Congresso non ha stanziato le somme necessarie.

Il magnate presidente ha esultato a modo suo dopo la sentenza, pronunciata con il minimo scarto (5 voti a favore e 4 contro): “Wow! Una grande vittoria sul muro – ha twittato – e per la sicurezza”.

La Corte ha rovesciato un’ingiunzione precedente di un giudice federale, dando in pratica via libera all’attuazione, almeno parziale, della progettata barriera. Secondo i giudici supremi, non ci sono motivi per bloccare il trasferimento di fondi.

Il verdetto di venerdì non chiude definitivamente la questione, perché altri ricorsi sono annunciati, della Camera e di altre organizzazioni per i diritti umani, forse meglio formulati di quelli ora respinti del Sierra Club e di una coalizione di comunità sul confine. Ma la sentenza consente all’Amministrazione di procedere.

E Trump resta molto attivo sul fronte migranti, una miniera di consensi: dopo pesanti pressioni, Usa e Guatemala hanno trovato un’intesa sulla gestione delle richieste di asilo di cittadini guatemaltechi, che, con honduregni e salvadoregni, premono alla frontiera dell’Unione.

La settimana d’oro del presidente, segnata dal flop dell’audizione in Congresso di Robert Mueller, l’ex procuratore speciale del Russiagate, è coronata da un sondaggio di Politico, secondo cui quasi un americano su due, il 46%, è contrario a una procedura d’impeachment e solo il 37% è a favore. Trump sente il vento del successo nelle sue vele e organizza la campagna elettorale Usa 2020, il cui manager di fatto è, secondo il Washington Post, il genero Jared Kushner.

Nell’euforia del momento, il presidente, come spesso gli accade, alza la voce con partner e alleati. Minaccia dazi sul vino francese, se la Francia decidesse di procedere con la digital tax; e intenderebbe tirarla in lungo con la Cina fin oltre le elezioni, per definire un accordo commerciale, così da potere presentarsi agli elettori come un paladino del ‘buy American’..

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Giampiero Gramaglia, nato a Saluzzo (Cn) nel 1950, è un noto giornalista italiano. Svolge questa professione dal 1972, ha lavorato all'ANSA per ben trent'anni e attualmente continua a scrivere articoli per diverse testate giornalistiche. Puoi rimanere connesso con Giampiero Gramaglia su Google+